1921-2021, da Montini e Maritain ai giorni nostri: 100 anni dell’associazione mondiale degli universitari cattolici | Fondazione PER
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1921-2021, da Montini e Maritain ai giorni nostri: 100 anni dell’associazione mondiale degli universitari cattolici

di Stefano Ceccanti

 

La prima guerra mondiale aveva sconvolto tutto. Anche dal mondo della cultura erano sorti nazionalismi distruttivi. Quello che non era stato quindi possibile negli anni della crisi modernista, raccordare Chiesa e mondo della cultura in uno spirito di ricerca internazionale, diventava ora fattibile.

Partì quindi da tre Paesi già neutrali (Svizzera, Spagna e Olanda) la convocazione per la riunione del 19-21 Luglio a Friburgo in cui nacque l’associazione mondiale Pax Romana degli universitari cattolici Il nome riecheggiava il verso di Dante nel Purgatorio che richiama all’universalità del cristianesimo. PR svolse un primo congresso a Bologna nel 1925, insieme a quello della Fuci, ma per l’Italia non era un contesto facile.

Quattro anni prima della Conciliazione la Federazione aveva posto quel Congresso sotto il patrocinio del Re al fine di proteggersi dalle minacce fasciste, ma questo creò un serio problema col Vaticano, che si risolse alla fine positivamente affidando a Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI) e al brillante laico Righetti la guida della Federazione, ma che consigliò per gli anni successivi una grande prudenza sui rapporti internazionali per non sfidare un regime nazionalista.

La vera internazionalizzazione vi fu dal 1939, quando si svolse il primo Congresso fuori dall’Europa, negli Stati Uniti, proprio nei giorni in cui scoppiava la guerra Per certi versi fu frutto di quella coincidenza giacché il tedesco Rudi Salat, lì presente, decise di fare obiezione di coscienza alla guerra di Hitler, restò in America e da lì guidò la crescita di PR nella parte Sud del Continente.

In questa fase iniziale i punti di riferimento erano soprattutto due: Giovanni Battista Montini, ormai non più assistente nazionale della Fuci ma in Segreteria di stato, e Jacques Maritain, esule anche lui in America. L’impostazione teorica era quella che troviamo nel volumetto montiniano del 1930 “Coscienza Universitaria” nonché in “Cristianesimo e democrazia” di Maritain. La Chiesa aveva perso influenza nel mondo della cultura; se voleva riacquisirla doveva pensare in termini di rapporto biunivoco, ossia essa aveva certo da dare ma aveva anche da ricevere. In particolare ciò richiedeva una rilettura positiva della democrazia, cogliendo dietro di essa un’autentica ispirazione evangelica, anche se affermatasi spesso contro la Chiesa.

Nel periodo di guerra dall’ufficio di New York lavorava padre Courtney Murray il gesuita che già in quegli anni si impegnava sul tema della libertà religiosa, per farla accettare positivamente da parte della Chiesa, come poi accadde col Concilio.

Nel 1947 si aggiungeva un secondo ramo, quello dei Laureati, mentre nel 1946, con analoga ispirazione e durante un Congresso di PR -universitari era sorta anche la Jec internazionale (gioventù studentesca cattolica), che coinvolse anche studenti delle secondarie.

Il Concilio fu il coronamento dell’influenza di PR: venivano da essa la gran parte degli uditori laici (lo spagnolo Ruiz-Gimenez, l’esule catalano Sugranyes de Franch, l’italiano Veronese, l’australiana Goldie e molti teologi che erano stati assistenti del movimento (Guano) o comunque vicini (Chenu, Congar, Journet).

Alcuni frutti, sul piano civile, sarebbero stati colti anche più avanti. Come sottolinea Huntington per alcuni aspetti il Concilio aveva preso atto di alcune novità già intervenute con l’elezione di Kennedy e i successi dei partiti dc, ma per altro verso l’aveva anche promossa negli Stati ancora refrattari. Infatti la Terza Ondata democratica partì da Paesi cattolici, da Portogallo e Spagna, dove troviamo in primo piano esponenti di PR, ossia Ruiz-Gimenez in Spagna come animatore culturale, Pintasilgo e poi Guterres come Presidenti del Consiglio in Portogallo. Appartiene a PR anche Mazowiecky che qualche mese prima della caduta del Muro di Berlino diventa il primo Presidente del Consiglio non comunista nell’Est Europa.

Dopo il Concilio Vaticano II l’internazionalizzazione di questi movimenti diventa più completa e trova un punto di riferimento soprattutto in Gustavo Gutierrez, assistente del movimento peruviano, il quale si propone di partire dall’impostazione maritainiana per superarla. In particolare nel suo volume “Teologia della liberazione”, Gutierrez segnala che la questione posta originariamente da Maritain, ossia “come un non cristiano possa far parte di un partito politico d’ispirazione cristiana” vada necessariamente capovolta partendo dalle “condizioni in cui un cristiano possa partecipare ad un partito politico indifferente, ed anche ostile, ad una visione cristiana”. Più in generale, secondo Gutierrez, il contesto post-conciliare si prestava male a rigide distinzioni quando il pluralismo delle realtà imponeva un metodo induttivo, quello che soprattutto “Octogesima Adveniens” di Paolo VI nel suo decisivo paragrafo 4 aveva impostato a partire dal modello della cosiddetta “revisione di vita” sperimentata dai movimenti di ambiente.

Tale metodo era basato su tre verbi, ossia vedere, giudicare e agire, dove il primo si riferiva all’esperienza personale in un ambiente laico, Acquistano maggiore rilievo anche i richiami a Emmanuel Mounier e al suo invito ai filoni personalisti di collocarsi in modo creativo nello spazio politico della “sinistra non comunista” oltre l’orizzonte dei partiti dc.

Questa internazionalizzazione effettiva non è stata esente da problemi, è valsa anche per PR l’osservazione della Octogesima Adveniens sull’estrema difficoltà di fare proposte universalmente valide e, spesso, passare dal vedere e dal giudicare all’agire si è rivelata più difficile del previsto. Peraltro coi due pontificati successivi il clima è andato più nel senso di una ribadita identità che non di una ricerca culturale spregiudicata. Esso è cambiato di nuovo ed è ridiventato decisamente sintonico con l’attuale pontificato, ma questa è una pagina di cronaca, non ancora di storia.

Stefano Ceccanti
ceccanti@perfondazione.eu

Vicepresidente di Libertà Eguale, membro del Cda della Fondazione PER e Deputato del Partito Democratico, eletto nel collegio di Pisa e Livorno. Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma. Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016).

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