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L’economia Usa torna a ruggire e Biden tira il fiato

di Vittorio Ferla

 

Per gli americani, il weekend del 4 luglio – il giorno della Dichiarazione di Indipendenza del 1776, ai danni della Gran Bretagna – è stato un punto di svolta. Il paese è tornato in massa all’intrattenimento dal vivo, alle grandi celebrazioni, alle feste di quartiere, alle sfilate vecchio stile e ai fuochi d’artificio bianchi rossi e blu che hanno animato le città statunitensi. La gente ha riempito i gradini del Lincoln Memorial a Washington. Il National Mall – deserto per covid durante il discorso inaugurale di Biden – stavolta era pieno di famiglie per ascoltare il discorso del presidente. Un discorso di incoraggiamento patriottico e di unità nazionale, un momento di lutto per i 600 americani uccisi dal virus e di gloria per i risultati della vaccinazione dopo i disastri di Donald Trump.

Ben 50 milioni di americani hanno approfittato del weekend del 4 luglio per la prima vacanza dopo il covid-19. Arrivata troppo presto, però, rispetto alla capacità delle destinazioni turistiche di reclutare personale per soddisfare l’impennata di visite. Sul piano economico, spiega al Wall Street Journal Sean Snaith, economista presso l’Università della Florida centrale, si scatena una «domanda repressa al quadrato», alimentata da persone «letteralmente represse nelle loro case». Secondo un sondaggio di Expedia, un’agenzia di viaggi online, su 2.200 americani il 66% prevede di fare almeno un viaggio durante l’estate e circa uno su quattro ha viaggiato il 4 luglio. Ancora troppo presto sperare che i turisti americani arrivino in Italia: per ora, le prime cinque destinazioni più ricercate negli Stati Uniti sono Las Vegas, San Diego, Myrtle Beach, Orlando e Miami. Elvin Lai, presidente del cda del San Diego Convention Center e proprietario dell’Ocean Park Inn Hotel della città californiana, parla di “revenge travel”, espressione che descrive coloro che hanno fretta di “vendicarsi” di tutto il tempo perduto durante la pandemia.

Secondo l’ultimo rapporto sull’occupazione, reso noto venerdì 2 luglio, l’economia statunitense riconquista 850 mila posti di lavoro a giugno. In molti speravano che la crescita dell’occupazione fosse più veloce visto l’alto livello di vaccinazioni. Tuttavia, si tratta del maggior numero di posti di lavoro recuperati in un mese dallo scorso agosto, nei primi mesi di ripresa del mercato del lavoro. Kate Bahn, economista presso il Washington Center for Equitable Growth, si professa ottimista sull’aumento dell’occupazione: «Abbiamo superato le aspettative. E la crescita del lavoro avviene proprio nei settori più duramente colpiti e nei quali abbiamo bisogno di tornare a crescere». Tira la volata il settore del tempo libero e dell’ospitalità, con 343 mila nuovi posti di lavoro, più della metà in ristoranti e bar. Alberghi e altri alloggi hanno aggiunto circa 75 mila posti di lavoro, così come enti artistici, di intrattenimento e ricreativi.

Il grande balzo nella percentuale di americani di età compresa tra 25 e 54 anni rientrati nel mercato del lavoro, permette agli economisti della Casa Bianca di tirare un sospiro di sollievo. Finora, invece, i dati sull’occupazione non avevano registrato progressi e la percentuale di giovani lavoratori statunitensi impiegati o in cerca di un lavoro era rimasta invariata, nonostante l’approvazione del piano di stimolo da 1,9 trilioni di dollari del presidente Biden. Aumento dell’inflazione, stagnazione dei posti di lavoro, colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento, carenza di materie prime, esplosione del debito pubblico: questi venti contrari avevano finora scatenato molte critiche, anche tra i democratici, verso le dimensioni e la portata del piano di salvataggio della Casa Bianca. Adesso però gli 850 mila nuovi occupati di giugno sono un segno che l’economia si rialza dopo la depressione di aprile e maggio. Mentre le richieste di disoccupazione scendono al livello più basso dall’inizio della pandemia. Il Cbo, l’Ufficio del bilancio del Congresso, organismo indipendente, pronostica una elevata inflazione per gran parte di quest’anno, ma anche una discesa notevole nel 2022. Il Cbo stima poi che l’economia crescerà quest’anno del 7%.

«L’economia torna a ruggire. Non credo che si possano chiedere numeri migliori», spiega al Washington Post Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics. «La Casa Bianca deve essere contenta per come vanno le cose».
Restano alcuni timori. L’inflazione potrebbe rivelarsi difficile da gestire. La nuova variante del coronavirus – in Europa aumentano i casi – potrebbe far sfumare i fragili progressi compiuti finora. Il danno economico dovuto alla pandemia rimane enorme. Agli Stati Uniti mancano ancora 7 milioni di posti di lavoro rispetto al pre-pandemia. Il tasso di disoccupazione per i neri americani è del 9,2%. Eppure, i dati recenti vanno in soccorso dell’amministrazione. Un esempio? I salari dei lavoratori nel settore del tempo libero e dell’ospitalità iniziano a salire drasticamente.

Commentando i numeri promettenti sull’occupazione Biden ha detto: «L’ultima volta che l’economia è cresciuta a questo ritmo è stato nel 1984». Nel discorso del 4 luglio, Biden ha messo a confronto la liberazione delle colonie americane dall’oppressione britannica con la liberazione dal dominio del virus, 245 anni dopo. «Grazie al nostro eroico sforzo vaccinale, abbiamo preso il sopravvento su questo virus», ha detto il presidente. «Possiamo vivere le nostre vite. I bambini possono tornare a scuola. La nostra economia sta tornando a ruggire».

Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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