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2024: India, Cina e Usa alla conquista della Luna. La competizione tra potenze si sposta nello spazio

di Vittorio Ferla

Ricorderemo di sicuro il 2023 per i conflitti. Ed è molto probabile che il 2024 sarà ancora segnato dalla guerra. Ma il clima bellico non deve far dimenticare che nell’anno che sta per finire sono accaduti altri importanti eventi capaci di segnare le relazioni tra gli stati nel lungo periodo. Il 23 agosto, per esempio, è stato il giorno dello sbarco sulla Luna dell’India. L’atterraggio della missione Chandrayaan-3 vicino al polo sud lunare fa dell’India il quarto paese al mondo ad aver effettuato uno sbarco controllato sulla superficie lunare, dopo gli Usa, l’ex Unione Sovietica e la Cina. “Questo successo appartiene a tutta l’umanità e aiuterà le missioni lunari di altri paesi in futuro”, aveva detto il primo ministro Narendra Modi nel discorso seguito al successo della missione, realizzata proprio durante la riunione dei Brics, il gruppo formato da Brasile, India, Cina, Russia e Sudafrica. “Sono fiducioso che tutti i paesi del mondo, compresi quelli del sud del mondo, siano in grado di ottenere il successo. Tutti possiamo aspirare alla Luna e oltre”, aveva aggiunto il leader indiano facendosi in qualche modo portavoce di tutto il Global South. Per Modi un traguardo clamoroso, avvenuto in diretta al cospetto dei suoi principali partner e di tutto il resto del mondo. Inoltre, l’atterraggio è avvenuto vicino al punto in cui viceversa si era schiantata qualche giorno prima la navicella spaziale russa, provocando il fallimento della prima missione lunare della Russia a 47 anni dall’ultima missione sovietica. Forte del successo ottenuto, nell’ottobre scorso Modi ha dato nuovo impulso alla ricerca spaziale nazionale con la promessa di creare una stazione spaziale sulla Luna entro il 2035 e di mandare il primo indiano sul satellite nel 2040.

Nella competizione spaziale, tuttavia, sembra ancora in vantaggio la Cina che negli ultimi anni ha compiuto sforzi enormi per raggiungere la leadership nel settore. Partito in ritardo, il programma spaziale cinese non ha lanciato un essere umano nello spazio fino al 2003, tre decenni dopo l’ultima volta che gli Stati Uniti hanno inviato un essere umano sulla Luna. Da allora le costanti missioni hanno spinto la Cina ai vertici delle potenze spaziali. Dopo aver inviato un veicolo spaziale in orbita attorno alla Luna nel 2007 e di nuovo nel 2010, la Cina ha fatto atterrare la navicella spaziale Chang’e-3 nel 2013, diventando la prima nazione ad effettuare un atterraggio morbido sulla superficie lunare dopo Stati Uniti e Unione Sovietica. Grazie all’impegno della China’s National Space Administration (Cnsa), Pechino detiene il primato dell’invio di un rover sul lato nascosto della Luna nel 2019, mentre nel 2020 ha riportato i primi campioni dalla superficie lunare. In più ha completato l’anno scorso la costruzione della sua stazione spaziale orbitale Tiangong. Infine, il governo di Xi Jinping ha annunciato il piano che farà della Cina il secondo paese a far atterrare una missione con equipaggio sulla Luna entro il 2030. Fa parte di questo piano anche l’espansione dei legami internazionali attraverso la collaborazione spaziale, anche se finora solo una manciata di paesi sembra abbia aderito alla prevista stazione di ricerca lunare. Secondo i media statali cinesi si tratta di Russia, Venezuela e Sudafrica.

Lo scorso ottobre la Cnsa ha annunciato per il 2024 la missione Chang’e-6 progettata per approfondire la comprensione del lato nascosto della Luna, raccogliendo campioni a seguito di 10 missioni precedenti sul lato più vicino rivolto alla Terra. “Questi campioni consentiranno agli scienziati di portare avanti i loro studi sul lato nascosto” e “di analizzare la composizione dei campioni per ampliare la conoscenza sulla Luna”, ha confermato Hu Hao, un alto funzionario che lavora alla missione. Il lato nascosto della Luna, che non può essere visto dalla Terra, è coperto di crateri, ma a differenza del lato vicino non è dominato da grandi maree lunari o da impronte più scure di antiche colate laviche: una differenza che ancora pone interrogativi agli scienziati. Secondo la Cnsa, la navicella spaziale Chang’e-6 trasporterà anche carichi utili e satelliti di quattro partner internazionali: uno strumento di fabbricazione francese per rilevare il gas radon, un rilevatore di ioni negativi dell’Agenzia spaziale europea, un riflettore angolare laser italiano per calibrare i sistemi radar e il CubeSat del Pakistan, un satellite in miniatura di forma quadrata. La missione sarà seguita dalla Chang’e-7 nel 2026, con l’obiettivo di cercare risorse lunari sul polo sud della Luna, e dalla Chang’e-8 due anni dopo, con l’intento di studiare come utilizzare i materiali lunari.

La prospettiva appare ancora molto futuristica, ma il tema dell’uso dei materiali lunari è cruciale. La posta in gioco della moderna corsa alla luna, infatti, è diversa dalla Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti, quando l’obiettivo era quello di rivendicare il dominio morale e tecnologico di un sistema politico. Tra Cina e Stati Uniti, oggi, resiste certo una parte di competizione ideologica ma la cosa più importante è la primazia strategica ed economica: la potenza che arriverà per prima sulla Luna potrà determinare le regole per l’estrazione e l’uso di risorse essenziali come acqua e minerali, potrà stabilire insediamenti umani e militari, avrà un punto di vista privilegiato per anticipare le scoperte scientifiche. In pratica, se la Cina arriva prima degli Usa potrà stabilire i paletti della prossima era geopolitica. Come ha spiegato al Washington Post Todd Harrison, esperto del Center for Strategic and International Studies con sede nella capitale americana, “vogliamo essere lì per stabilire un precedente per l’estrazione di materiali sulla Luna e come ciò sia fatto per avanzare rivendicazioni su materiali e diritti di proprietà. Vogliamo farlo in modo coerente con i nostri valori e il nostro sistema economico. E se la Cina arriverà per prima, potrà creare un precedente basato sui suoi valori e sul suo sistema economico”. C’è il rischio insomma che, arrivando per primo, il governo di Pechino possa dire: “qui c’è una zona di divieto e nessuno può atterrare entro così tante miglia. Sarebbe un’estensione di ciò che hanno fatto nel Mar Cinese Meridionale, costruendo isole di sabbia e poi rivendicando una zona di esclusione”, spiega Harrison. Per contrastare questa minaccia, gli Stati Uniti hanno costruito una coalizione internazionale intorno alla loro campagna lunare Artemis, con un quadro giuridico che stabilisce l’uso pacifico dello spazio e regola il comportamento sulla superficie della Luna. Secondo gli accordi Artemis, i paesi che esplorano la luna dovrebbero condividere la ricerca scientifica ed essere aperti e trasparenti. Finora hanno firmato 31 paesi. Ma l’importante per la Casa Bianca è arrivare prima della Cina.

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Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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