AIRBnB, non è sempre un “mostro” - Fondazione PER
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AIRBnB, non è sempre un “mostro”

di Francesco Gastaldi

Gli effetti urbani e i processi economici e territoriali che si mettono in atto sono al centro del dibattito sulla diffusione del fenomeno degli affitti brevi proliferati grazie alla piattaforma AIRBnB. Anche nel contesto italiano, il famoso portale di servizi web permette di offrire alloggi a turisti che vi soggiornano per alcuni periodi. Al centro dell’attenzione e del dibattito vi è spesso il caso della città di Venezia, dove la piattaforma è spesso accusata di compromettere l’identità dei luoghi facendo allontanare i cittadini a causa dell’aumento dei prezzi degli affitti per i residenti. Tra i molteplici effetti negativi vi è inoltre la questione fiscale poiché la diffusione degli affitti AIRBnB ha fino ad ora favorito forme di elusione ed evasione fiscale oltre a creare forme di opportunismo gestionale da parte di strutture societarie con grandi capacità economiche. Secondo i critici, sono numerose le esternalità negative contestate ai fenomeni generati in una capitale del turismo mondiale quale è Venezia: distorsioni nel mercato immobiliare e degli affitti, concorrenza sleale verso le forme tradizionali di pernottamento, trasformazione delle città in luoghi di consumo e addirittura in merce, eccessive presenze di turisti rispetto al numero dei residenti

Per quanto riguarda gli effetti sul tessuto urbano, non vi è una fonte univoca poiché essi sono peculiari in ogni città e di ogni singolo territorio. I piccoli borghi o zone marginali e interne possono beneficiare degli affitti brevi poiché si rafforzano i flussi turistici esistenti e se ne creano di nuovi con effetti sulle economie locali. Gli studi riguardanti gli effetti sul tessuto urbano non sono esaustivi, e sono concentrati, in modo prevalente, su grandi città o capitali turistiche, si tratta inoltre di un fenomeno in continua evoluzione. Nonostante ciò, è possibile reperire nella letteratura scientifica alcuni studi rilevanti che, se confrontati, fanno emergere similitudini e divergenze tra gli effetti indotti dalla presenza di alloggi per affitti brevi nelle città, all’interno di ambiti urbani già caratterizzati da flussi turistici e nei piccoli borghi. In questi ultimi casi è stato evidenziato che la condivisione di alloggi privati permette ai residenti di piccole località e aree interne di avere un’ulteriore entrata economica, dà respiro ad un mercato immobiliare asfittico, dà la possibilità di ristrutturare il patrimonio abitativo esistente e consente di utilizzare gli immobili già presenti per fini turistici e permette di mantenere un presidio di residenzialità in luoghi che potrebbero essere abbandonati.

Fuori dal contesto italiano, è bene focalizzare l’attenzione sul caso di Atene. La capitale greca, che ha risentito pesantemente della crisi economica del 2007-08, ha goduto dell’arrivo delle piattaforme di home sharing poiché queste hanno favorito la riattivazione del mercato immobiliare, incrementando i posti di lavoro e innescando processi di rigenerazione urbana dal momento che si sono verificati numerosi interventi di ristrutturazione di immobili riconvertiti al mercato turistico.

A fronte di benefici e di problemi sopra descritti, risulta fondamentale disciplinare la materia. La cooperazione tra attori pubblici, attori privati e residenti va incentivata perché in grado di produrre valori culturali e sociali e le società che investono in alloggi da destinare a locazione breve potrebbero riservare parte degli investimenti a servizi e spazi pubblici utili ai residenti. Inoltre la collaborazione costante tra i portali home sharing e i governi locali renderebbe facili e veloci i controlli e lo scambio di dati e le comunicazioni cosicché i proventi degli affitti di breve periodo possano essere verificati. Dirottare l’attenzione turistica a luoghi e aree meno affollate delle città ma altrettanto attraenti dal punto di vista storico, artistico, culturale e paesaggistico aiuterebbe il turismo sostenibile e di qualità dando visibilità a nuovi posti tutti da scoprire.

Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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