Anna Applebaum: l'autunno della democrazia e il (nuovo) tradimento dei chierici | Fondazione PER
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Anna Applebaum: l’autunno della democrazia e il (nuovo) tradimento dei chierici

di Alessandro Maran

 

Visto il crescente appeal internazionale delle personalità, delle ideologie e dei regimi autoritari, ero davvero curioso di leggere «Twilight of Democracy», l’ultimo libro di Anne Applebaum sull’autunno della democrazia.

Anne Applebaum (nata a Washington nel 1964) è una giornalista e saggista americana naturalizzata polacca. Ha scritto per i giornali e le riviste più importanti in Europa e negli Stati Uniti: è stata, tra laltro, editorialista del «Washington Post», vicedirettore e capo dei servizi esteri dello «Spectator» e corrispondente da Varsavia per l’«Economist». «Gulag», la sua accurata ricostruzione del sistema sovietico dei campi (dalla nascita, subito dopo la Rivoluzione dottobre, allenorme espansione durante il Grande terrore staliniano e al suo smantellamento, negli anni Ottanta della glasnostgorbacioviana) è considerata un lavoro fondamentale sull’argomento. Applebaum è sposata da tempo con Radosław Sikorski (ex ministro degli esteri  polacco) che ha incontrato negli anni esaltanti che hanno segnato la fine del dominio sovietico sull’Europa centro-orientale e ha vissuto in Polonia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Insomma, se qualcuno è nella posizione giusta per scrivere sull’ascesa globale dei regimi autoritari e sulla crescente polarizzazione della società occidentali, quel qualcuno è appunto Anne Applebaum.

Il racconto della giornalista americana comincia con una festa che si tiene nella casa di campagna della sua famiglia nel nord-ovest della Polonia il 31 dicembre del 1999 e si conclude con un’altra festa nell’estate del 2019. Gli ospiti sono membri di quelle che, in Occidente, vengono chiamate le «élite»: giornalisti, accademici, politici, intellettuali. Ma vent’anni dopo, metà delle persone presenti alla festa di fine millennio non rivolge più la parola all’altra metà e, addirittura, sarebbe in imbarazzo ad ammettere di aver partecipato a quella festa. Per ragioni politiche. La Polonia è diventata, infatti, una delle società europee più polarizzate. E molti degli ospiti presenti alla prima festa (ma assenti alla seconda, vent’anni dopo) hanno ceduto, spiega Applebaum, al «seducente richiamo dell’autoritarismo» incarnato dall’attuale governo polacco e dal partito nativista denominato «Legge e Giustizia».

Anne Applebaum descrive i suoi ospiti come esempi di ciò di cui scrisse il filosofo francese Julien Benda nel 1927 ne «Il  tradimento dei chierici»: intellettuali che tradirono la loro nobile vocazione e divennero pubblicisti per la destra, perpetuando «l’organizzazione intellettuale dell’odio politico».

Nell’antica Roma, scrive Applebaum, Cesare era consapevole dell’importanza di fare vedere la sua immagine, che faceva riprodurre agli scultori in diverse versioni. «Nessun despota contemporaneo può avere successo senza l’equivalente moderno: scrittori, intellettuali, libellisti, blogger, spin doctor, produttori di programmi televisivi e creatori di meme che possono vendere la sua immagine al pubblico. I despoti hanno bisogno di persone in grado di promuovere la rivolta o preparare un colpo di stato. Ma hanno anche bisogno di persone in grado di usare un linguaggio giuridico sofisticato, persone in grado di sostenere che infrangere la costituzione o alterare la legge sia la cosa giusta da fare. Hanno bisogno di persone che diano voce alle lamentele, manipolino il malcontento, canalizzino la rabbia e la paura e siano in grado di immaginare un futuro diverso. Hanno bisogno, in altre parole, di membri dell’élite intellettuale e istruita, che li aiutino a lanciare una guerra contro il resto dell’élite intellettuale e istruita, anche se questo comprende i loro compagni all’università, i loro colleghi e i loro amici».

In Polonia, quelli che la giornalista americana identifica come «chierici» sono persone ben istruite, cosmopolite e multilingue. Tuttavia, dopo la caduta del comunismo, non tutti sono riusciti a realizzare i propri sogni e, per alcune persone dominate dall’ambizione, il passaggio alla democrazia ha suscitato risentimento. «Se sei qualcuno che crede di meritare il potere, allora la tua motivazione per attaccare l’élite, affollare le aule dei tribunali e distorcere i fatti tramite la stampa per soddisfare le tue ambizioni è forte. Il risentimento, l’invidia e soprattutto la convinzione che il ‘sistema’ sia ingiusto – non solo nei confronti del Paese, ma nei tuoi confronti – sono sentimenti importanti tra gli ideologi nativisti della destra polacca, tanto che non è facile distinguere tra le loro motivazioni personali e quelle politiche».

Finora americani, britannici, spagnoli, greci, ungheresi, polacchi (e italiani), hanno goduto dei benefici della democrazia, eppure sono attratti da leader autoritari, populisti e nazionalisti. Perché questo fenomeno attraversa culture e confini? Il libro di Anne Applebaum non offre una risposta definitiva, ma propone una serie di ritratti e di incontri interessanti con quei «chierici» che la giornalista conosce o ha osservato da vicino.

«Sebbene il dominio culturale della sinistra più intransigente stia crescendo, gli unici moderni ‘chierici’ che hanno conquistato un potere ‘politico’ reale nella democrazia occidentale – gli unici che operano dentro ai governi, che fanno parte di coalizioni di governo, che guidano importanti partiti politici – sono i membri di movimenti che siamo abituati a chiamare la ‘destra’. Sono, è vero, un genere particolare di destra, un genere che ha poco in comune con la maggior parte dei movimenti politici che così sono stati descritti a partire dalla Seconda guerra mondiale. I Tory inglesi, i repubblicani americani, gli anti-comunisti est-europei, i cristiano-democratici tedeschi e i gollisti francesi vengono tutti da tradizioni diverse, ma come categoria erano, almeno fino a non molto tempo fa, consacrati non solo alla democrazia rappresentativa, ma anche alla tolleranza religiosa, all’indipendenza giuduziaria, alla libertà di stampa e di parola, all’integrazione economica, alle istituzioni internazionali, all’Alleanza atlantica e ad una idea politica di ‘Occidente’. Al contrario, la nuova destra non vuole conservare o preservare per nulla quel che esiste. Nell’Europa continentale, la nuova destra disprezza la Democrazia cristiana che ha usato il sostegno politico della Chiesa per fondare e creare la Ue dopo l’incubo della Seconda guerra mondiale. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, la nuova destra ha rotto con il sorpassato conservatorismo, con la c minuscola, burkiano che diffida del cambiamento repentino in tutte le sue forme. Sebbene odino l’espressione, la nuova destra è più bolscevica che burkiana: questi sono uomini e donne che vogliono rovesciare, bypassare, o minare le istituzioni esistenti, distruggere ciò che esiste».

Il libro, come scrive Applebaum nell’introduzione, descrive «questa nuova generazione di chierici e la nuova realtà che stanno creando, cominciando con alcune mie conoscenze in Europa orientale per poi passare alla storia diversa ma parallela della Gran Bretagna, un altro paese con il quale ho legami profondi, e finire, dopo qualche fermata altrove, negli Stati Uniti dove sono nata. Le persone che descrivo vanno dagli ideologi nativisti ai saggisti politici raffinati; alcuni di loro scrivono libri sofisticati, altri lanciano teorie del complotto virali. Alcuni sono motivati autenticamente dalle stesse paure e dallo stesso profondo desiderio di comunione che motiva i loro lettori ed i loro follower. Alcuni sono stati radicalizzati dagli scontri furiosi con la sinistra culturale, o respinti dalla debolezza del centro liberale. Alcuni sono cinici e hanno un secondo fine, adottano un linguaggio radicale e prepotente perché porterà loro fama e potere. Alcuni sono apocalittici, convinti che le loro società sono fallite e hanno bisogno di essere ricostruite a prescindere dal risultato. Alcuni sono profondamente religiosi. Ad alcuni piace il caos, o cercano di promuovere il caos, come preludio per imporre un nuovo ordine. Tutti loro cercano di ridefinire i loro paesi, di riscrivere il contratto sociale e, alle volte, di alterare le regole della democrazia in modo da non perdere mai il potere. Alexander Hamilton ha messo in guardia dal pericolo che rappresentano, Cicerone li ha combattuti. Alcuni di loro erano miei amici». Da leggere.

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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