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Anna e le badanti

Di Ilaria Donatio

Una delle persone a cui penso più spesso, durante questa lunga quarantena, si chiama Anna e vive al sesto piano del mio condomio. Single, 43enne, nell’ultimo anno mi ha spesso invitata “per una birretta” sul suo terrazzo, ma io ho sempre rimandato. E lei (giustamente) si è arresa.
Anna ha una madre invalida e non ha fratelli né sorelle che se ne possano prendere cura insieme a lei. Così, a gennaio, ha preso un mese di aspettativa a lavoro, ha venduto la propria casa, nel foggiano, dove viveva la madre con una badante che poi è sparita da un giorno all’altro, ne ha comprata una a Roma e ha gestito da sola il suo trasferimento nella Capitale.

Le cose stavano andando tutte per il verso giusto, con lei alle prese con il mondo intero – mamma sulla sedie a rotelle, ha ingaggiato due signore come badanti, trasloco inter-regionale e cantiere nella casa nuova – che esplode la pandemia. E si blocca tutto: l’appartamento che avrebbe dovuto ospitare la madre e le due aiutanti non è agibile e Anna è costretta a ospitare tutte e tre nel piccolo appartamento dove vive da 15 anni.
Per tutelare il più possibile la madre, in questi due mesi, chiede alle due badanti di non uscire di casa, avrebbe pensato a tutto lei: spesa, esigenze personali, farmacia, necessità particolari.

Oggi, la incontro: nonostante la mascherina che le copre in parte il volto, ha un sorriso stanco negli occhi. Non ha più privacy, le due signore non sono regolari, le ha ingaggiate – in tutta fretta e spinta dalla necessità – e fanno fatica ad accettare le regole rigide che ha dovuto imporre per l’emergenza sanitaria. In più, Anna è angosciata per la sorte della madre, perché loro minacciano di andar via il prossimo mese, stremate da questa clausura necessitata dal Covid-19.

Anna è schiacciata dal bisogno di assistenza che non riesce a soddisfare.
Le due badanti sono donne invisibili, in quanto tali vulnerabili: possono comparire e scomparire proprio perché per la legge “non esistono”.

In questa situazione, a perdere sono tutti.

Sono un esercito i lavoratori invisibili, e il primo maggio del 2020 – la Festa dei lavoratori che ricorre per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori – dovrebbe celebrare soprattutto la loro emersione. A gennaio 2020, si stima che le presenze irregolari siano più che doppie, superiori alle 600.000. Di questi, l’Ispi conta almeno 200mila tra colf e badanti.

Secondo uno studio Censis/Assindatcolf, il comparto domestico è in grado di generare un volume economico pari a circa 19 miliardi di euro l’anno. Mentre, il mancato gettito Inps e Irpef, derivante dal lavoro dei 200 mila domestici con i documenti non in regola, ammonta a circa 400 milioni di euro l’anno.

Di queste migliaia di persone che – fuori da qualsiasi regola – “raccolgono i nostri ortaggi, puliscono le nostre case, si prendono cura degli anziani e dei più fragili, sopravvivono grazie al piccolo commercio nelle grandi città”, Emma Bonino ha chiesto la “liberazione”.

Secondo Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico  “ancora prima che la diffusione del coronavirus sconvolgesse il nostro Paese, avevamo stimato che in Italia lavorassero in nero circa 200 mila domestici senza regolare permesso di soggiorno. E rischia di diventare vera e propria emergenza se il Governo non metterà mano alla questione. Ecco perché scegliere di non regolarizzare anche colf, badanti e baby sitter insieme ai lavoratori dell’agricoltura sarebbe un errore gravissimo”.

“Al Ministro Lamorgese – prosegue – chiediamo di includere nel provvedimento che è allo studio del Governo anche i lavoratori domestici irregolari che scontano anni di politiche restrittive che, di fatto, hanno impedito ai cittadini non comunitari di entrare nel nostro Paese per motivi di lavoro non stagionale.

Ma considerati i tempi necessari per realizzare una riforma complessiva e la pandemia in corso che rende queste persone ancora più vulnerabili, è urgente un “provvedimento straordinario di emersione”, il più ampio possibile, che vada a svuotare il bacino degli irregolari e consenta di affrontare il futuro in condizioni di sicurezza – sociale e sanitaria – per tutti.

Ne ha scritto su Repubblica anche l’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri: “Non andranno mai da un medico di base, perché hanno paura di essere espulsi. Semmai, se proprio costretti, vanno al Pronto Soccorso, dopo aver contagiato chissà quante persone”.

Anna mi ha scritto un whattsap, stasera: “Mi sento sola, anche se divido la mia camera da letto con una signora di cui so pochissimo e che potrebbe aprire la porta, domani, e andare via, lasciando sole me e mia madre”.

Non ho saputo cosa risponderle.

Una risposta però esiste. Ed è l’unica soluzione: una riforma in grado di garantire più diritti, più legalità e più sicurezza.
Dal 2017, con “Ero straniero” – tante organizzazioni laiche e religiose, Radicali italiani e +Europa – hanno raccolto 90.000 firme e depositato una proposta di legge di iniziativa popolare su cui stanno lavorando le forze politiche di maggioranza. Al centro, la possibilità per chi è rimasto senza documenti ma è integrato nel nostro Paese, di potersi mettere in regola e vivere e lavorare legalmente: questa è l’unica soluzione.

Per Anna, per tutti.

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Ilaria Donatio
idonatio@gmail.com

Giornalista freelance. Ha scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica. Ha fondato "GnamGlam", un progetto dedicato all'informazione agroalimentare. Tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati, scrive da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavora a +Europa.

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