Antisemitismo, la politicizzazione delle università americane - Fondazione PER
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Antisemitismo, la politicizzazione delle università americane

di Alessandro Maran

 

Come aveva intuito Cesare Pavese, l’America non è un “altro” paese, è il gigantesco teatro dove viene recitato il dramma di tutti.
L’audizione al Congresso degli Stati Uniti dei vertici di tre prestigiose università americane – Liz Magill della University of Pennsylvania, Claudine Gay di Harvard e Sally Kornbluth del M.I.T. – sugli episodi di antisemitismo avvenuti nei campus nelle settimane successive allo scoppio del conflitto in Medio Oriente tra Israele e Hamas, ha causato un’ondata di sdegno fortissimo (tanto da portare alle dimissioni di una rettrice) dopo che le presidenti hanno risposto in modo evasivo, smarrendosi in spiegazioni contorte e verbose, alla domanda della deputata repubblicana Elise Stefanik se l’invocazione al genocidio degli ebrei violasse o meno il codice di condotta e le regole dei loro atenei in termini di molestie e aggressioni (Il Foglio ha pubblicato parte delle testimonianze: https://www.ilfoglio.it/…/i-board-degli-atenei…/).
“È incredibile che si debba ribadire che ogni appello al genocidio è mostruoso e antitetico a tutto ciò che rappresentiamo come nazione”, ha detto il portavoce della Casa Bianca Andrew Bates e Bret Stephens, editorialista del New York Times, evidenziando il doppio standard e ha scritto: “Provo una certa simpatia per le tre presidenti dopo la loro performance esitante. Nessuna di loro svolge il proprio lavoro da molto tempo. Tutte hanno espresso disgusto per l’antisemitismo durante più di tre ore di testimonianza. E stanno chiaramente lottando per trovare un equilibrio tra il rispetto della libertà di espressione nei campus e il contrasto all’incitamento all’odio (…) Ma il grave problema delle loro testimonianze fondamentalmente non riguarda gli appelli al genocidio o alla libertà di parola. Riguarda il diverso trattamento: di per sé una forma di antisemitismo, che può essere più difficile da individuare. Il doppio standard è questo: i college e le università che per anni sono stati particolarmente restrittivi quando si tratta di libertà di espressione sembrano aver improvvisamente scoperto i suoi pregi solo ora, quando il discorso in questione tende ad essere particolarmente offensivo per gli ebrei” (https://www.nytimes.com/…/antisemitism-college-free…).
Fareed Zakaria è tornato sul punto nel corso dell’ultima puntata di Gps, il programma di punta della CNN sugli affari internazionali: dopotutto, le grandi università sono “uno dei principali punti di forza dell’America”, una risorsa a cui il mondo guarda con ammirazione e invidia.
Il columnist indo-americano sostiene che per comprendere le difficoltà degli amministratori, che stentano ad affrontare le divisioni e l’aspra animosità, stabilire le regole di ingaggio e definire il proprio ruolo nei dibattiti sulla guerra a Gaza e sul pluridecennale conflitto israelo-palestinese, “dobbiamo comprendere il cambiamento che ha avuto luogo nelle università d’élite, che sono passate da centri di eccellenza a istituzioni che promuovono programmi politici (…) Tutto è iniziato con le migliori intenzioni. Le università volevano assicurarsi che i giovani di ogni provenienza avessero accesso all’istruzione superiore e si sentissero a proprio agio nei campus. Ma quelle buone intenzioni si sono trasformate in un’ideologia dogmatica e hanno trasformato queste università in luoghi in cui gli obiettivi dominanti sono l’ingegneria politica e sociale, non il merito accademico”. E la guerra a Gaza ha rivelato l’evoluzione delle pressioni in tal senso.
“I migliori college americani non sono più visti come bastioni di eccellenza ma come gruppi votati a una causa, il che significa che continueranno a essere sballottati da queste tempeste politiche man mano che emergono”, afferma Zakaria. “Dovrebbero abbandonare questa lunga disavventura in politica, volgere lo sguardo sui propri punti di forza e ricostruire la propria reputazione come centri di ricerca e apprendimento”. Da ascoltare.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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