Ascoltate Nate Silver: e se fosse arrivato il "momentum" di Joe Biden? | Fondazione PER
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Ascoltate Nate Silver: e se fosse arrivato il “momentum” di Joe Biden?

di Vittorio Ferla

 

Com’era nelle previsioni, Joe Biden ha vinto stanotte in South Carolina. Una vittoria di proporzioni enormi con 30 punti percentuali di vantaggio sul diretto concorrente Bernie Sanders. È la prima vittoria di Biden dopo performance davvero deludenti nelle precedenti tornate. Un peso enorme hanno avuto i voti dell’elettorato afroamericano, cruciale in South Carolina.

Come si deve interpretare questa vittoria? Se fosse un episodio, una espressione di simpatia una tantum – Biden era forte qui e basta – Sanders potrebbe dormire sonni tranquilli. Un’altra ipotesi è che questa volta abbia pesato il sostegno del partito democratico.

È molto probabile che questa vittoria schiacciante possa avere un ‘rimbalzo’ positivo nei sondaggi per Biden con la conseguenza di modificare la gara, almeno in parte. E martedì arriva il Super Tuesday in 14 Stati.

Secondo i calcoli di Fivethirtyeight, il sito di matematica elettorale fondato dallo statistico Nate Silver, Sanders dovrebbe comunque vincere la notte del 3 marzo conquistando una cifra intorno ai 578 delegati, comprensiva dei delegati già conquistati nelle tornate precedenti. In pratica, ciò significa raccogliere il 39% del totale dei delegati assegnati finora. Biden sarebbe il candidato più vicino con 430 delegati (29%) con Michael Bloombeg al terzo posto con 200 delegati (13%).

Il ‘momentum’ di Sanders, ciononostante, potrebbe subire una battuta d’arresto. In questo momento Joe Biden sembra trasformarsi nel favorito in una pluralità di Stati del Super Tuesday: North Carolina, Virginia, Tennessee, Alabama, Oklahoma e Arkansas. Sanders rimane favorito negli Stati settentrionali (tranne il Minnesota), sicuramente in California (dove ha un enorme vantaggio e dove sono in gioco 415 delegati) e, probabilmente nel Texas.

La vittoria in California procurerebbe a Sanders circa 150 delegati di vantaggio su Biden. Non tantissimi se si pensa che i delegati disponibili sono 3.979 in tutto. L’impatto sul piano della ‘narrazione’ in campagna elettorale sarebbe importante. Proprio Nate Silver ricorda che “la California richiede molto tempo – giorni e talvolta anche settimane! – per contare i suoi voti poiché le votazioni per corrispondenza devono essere timbrate solo entro il giorno delle elezioni. Pertanto, la narrativa dei media del Super Tuesday potrebbe già essere stata scritta quando la California riporterà risultati affidabili”.

Nello scenario disegnato da Fivethirtyeight, i commentatori potrebbero giustamente sottolineare che la somma dei delegati di Biden (430) e Bloomberg (200), certamente più vicini sul piano del posizionamento politico, è superiore rispetto ai delegati del solo Sanders (578). In più, la ‘corsia moderata’ allargata – composta da Biden, Bloomberg, Buttigieg e la Klobuchar – potrebbe contare su una somma di delegati (766) più ampia rispetto a quella che vede insieme Sanders e la Warren (726). Questa eventualità darebbe credito alla tesi secondo cui la maggioranza dei democratici non vuole un candidato estremista come Sanders. Da valutare pure, a vantaggio del recupero di Biden, l’eventuale abbandono del campo da parte di qualche candidato rimasto indietro. A quel punto la gara potrebbe diventare più combattuta rispetto alle previsioni dei giorni scorsi che davano Sanders in fuga: molti Stati nei quali si vota in marzo (Florida, Georgia, Missouri, Mississippi) sembrano già orientati verso Biden; altri (Illinois, Ohio, Michigan, Arizona) sembrano in bilico tra lui e Sanders.

“Quasi la metà degli elettori primari della Carolina del Sud – spiega Nate Silver – ha affermato che l’endorsement a favore di Biden da parte di James Clyburn, rappresentante afroamericano al Congresso, è stata un fattore determinante nella loro decisione. Clyburn è anche uno dei pochi pezzi grossi del partito ad aver sostenuto un candidato. Molti senatori, governatori o leader di partito non lo hanno ancora fatto. C’è la possibilità, dunque, che nei prossimi giorni aumentino gli appoggi per Biden (che ha già ottenuto diversi importanti riconoscimenti in Virginia, ad esempio, che è uno stato del Super Tuesday)”.
Non è detto, tuttavia, che questi sostegni da parte dell’establishment democratico siano decisivi. Anzi.

Sembra molto più sensata, invece, l’ipotesi che gli elettori si siano comportati ‘tatticamente’. “Biden era l’unica vera alternativa a Sanders in South Carolina – dice Nate Silver – e potrebbe essere l’unica vera alternativa per il futuro”. Non sarebbe la prima volta. Proprio per fronteggiate Sanders, “nel New Hampshire, gli elettori si sono riversati su Pete Buttigieg e Amy Klobuchar nei giorni di chiusura della campagna, abbandonando Biden e Warren. In Carolina del Sud, invece, Biden era chiaramente l’alternativa più valida a Sanders”. Se è vera questa ipotesi – gli elettori sono attivamente alla ricerca di alternative a Sanders, ma ancora non riescono a capire quale sia la migliore – per Sanders sarebbe una brutta notizia. “Gli elettori potrebbero man mano convincersi che Biden è la migliore alternativa a Sanders”, dice Silver.

Ma c’è di più. Il risultato dei sondaggi potrebbe ulteriormente evolvere. In questa fase potrebbe non essere completamente corretto il valore delle rilevazioni in corso. “Potrebbe esserci già già stata un’ondata nazionale verso Biden che non si riflette pienamente nei sondaggi”, dice Silver. Ovviamente si tratta soltanto di una ipotesi. Ma se il Super Tuesday dovesse andare in un certo modo, i democratici potrebbero davvero decidere di convergere sull’ex vicepresidente per evitare l’incubo Sanders.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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