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Biden cambia l’America: 3,5 trilioni di dollari per sanità, scuola, poveri e migranti

di Vittorio Ferla

 

Con un solo voto di scarto, il Senato americano ha adottato ieri una “budget resolution” da 3,5 mila miliardi di dollari che potrebbe consentire un cambiamento radicale delle leggi nazionali sull’assistenza sanitaria, l’istruzione e le tasse. Il risultato di misura (50 voti democratici contro 49 repubblicani) è arrivato alla fine di una dura maratona oratoria nella quale i due gruppi di sono scontrati sull’impatto che questo enorme progetto di spesa pubblica avrà sul deficit federale. Per i democratici sembra di rivivere gli anni della Great Society del presidente Lyndon Johnson negli anni ’60. Come ha detto subito dopo il voto Charles E. Schumer, il leader della maggioranza dem al Senato, potrebbe essere “una trasformazione generazionale nel modo in cui funziona la nostra economia”.

Il progetto fa parte degli accordi conclusi da Joe Biden con l’ala sinistra del suo partito. Non a caso, il testo è opera principalmente del senatore Bernie Sanders che, in sede di dibattito parlamentare, ha ricordato ai repubblicani l’impegno del presidente di “andare avanti per affrontare i bisogni a lungo trascurati delle famiglie lavoratrici”. “Oggi – ha aggiunto Sanders – spostiamo questo Paese in una direzione molto diversa”. I 3,5 trilioni di dollari serviranno infatti per espandere i piani di sanità pubblica, combattere i cambiamenti climatici e potenziare la rete di sicurezza federale, basata su programmi che si rivolgono a bambini e genitori a basso reddito. Tra le misure previste: l’asilo nido universale, nuovi sostegni per i congedi familiari, aiuti agli immigrati per ottenere lo status di residenza legale permanente. I democratici finanzieranno queste nuove iniziative con l’aumento delle imposte per le famiglie benestanti e per le grandi corporation, con una decisa inversione a U rispetto alle politiche fiscali di Donald Trump basate sui tagli fiscali. Il voto di ieri che ha visto la vittoria dei democratici è, però, soltanto il punto di partenza di una lunga procedura: la definizione dettagliata delle singole misure è infatti rimandata a settembre. Non sarà un percorso semplice: anche tra i democratici ci sono dei mal di pancia. Per esempio, Joe Manchin, senatore dem della Virginia occidentale, avverte: “Lo scorso anno, per rispondere alla pandemia, il Congresso ha iniettato più di 5 mila miliardi di dollari di stimolo nell’economia americana: il dato più alto in assoluto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi”. Per Manchin, “aggiungere ulteriori migliaia di miliardi ai quasi 29 mila miliardi di debito pubblico attuale, senza alcuna considerazione sugli effetti negativi per i nostri figli e nipoti”, può essere un atto “irresponsabile” perché potrebbe “surriscaldare” l’economia americana.

Ai contenuti del budget si affianca poi un grosso tema politico. Martedì scorso il Senato aveva approvato, con un accordo bipartisan, un pacchetto di misure infrastrutturali (Infrastructure Bill), pari a circa 1 trilione di dollari, che contiene circa 550 miliardi di dollari oltre la spesa federale prevista per strade, ponti, accesso esteso alla banda larga e altro ancora. Il testo di legge è stato sostenuto da un gruppo bipartisan di senatori – 10 democratici e 10 repubblicani – che ha lavorato per settimane per trovare l’accordo. Ben 18 repubblicani si sono uniti ai democratici sulle varie mozioni procedurali. Grazie a questo impegno comune la Casa Bianca ha firmato il pacchetto e alcuni legislatori del GOP hanno votato con la maggioranza. L’accordo ha superato perfino i rilievi del Congressional Budget Office (l’equivalente del nostro Ufficio parlamentare del bilancio) secondo cui le nuove norme aggiungeranno 256 miliardi di deficit in 10 anni. “Il popolo americano ha bisogno di strade, ponti, porti e aeroporti per costruire le proprie attività, costruire le proprie famiglie e costruire la propria vita”, ha affermato prima del voto di martedì Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e, soprattutto, leader della minoranza Gop al Senato. Che ha concluso: “Repubblicani e Democratici hanno visioni radicalmente diverse, ma entrambe queste visioni includono infrastrutture fisiche che funzionano per i nostri cittadini”. Dopo l’assalto del Campidoglio del 6 gennaio scorso, l’accordo bipartisan è stato salutato con grande soddisfazione dall’opinione pubblica. Per un momento la democrazia americana sembrava aver tirato un sospiro di sollievo.

Il difficile, però, viene adesso. Riusciranno i democratici a condurre in porto questa strategia del doppio binario, con un piano infrastrutturale bipartisan e una legislazione sociale approvata con un solo voto di scarto? Chuck Schumer, il leader democratico al Senato, è fiducioso: “La strategia a due binari sta procedendo a pieno ritmo. Il Senato è sulla buona strada per completare entrambi i percorsi e raggiungere un risultato eccezionale per il popolo americano”. Parlando con i giornalisti, Biden è apparso molto più circospetto. “Cerchiamo di essere chiari – ha detto dopo il voto del Senato di martedì sulle infrastrutture – il lavoro è tutt’altro che finito”. Il vecchio Joe conosce molto bene i palazzi di Washington.

Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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