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Biden ha giurato. L’America è tornata

di Alessandro Maran

«Abbiamo imparato ancora una volta – ha detto ieri il nuovo presidente americano nel suo bel discorso inaugurale davanti al Campidoglio – che la democrazia è preziosa, la democrazia è fragile e, in questo momento amici miei, la democrazia ha prevalso». E la giovane poetessa afroamericana di ventidue anni, Amanda Gorman, che alla cerimonia di insediamento ha rubato la scena recitando la sua “The Hill We Climb”, il componimento che ha scritto dopo l’assalto al Campidoglio, ha descritto la «forza che avrebbe mandato in frantumi il paese» e il lavoro che attende gli americani. «Ricostruiremo, ci riconcilieremo e ci riprenderemo», ha detto sul palco. «Anche quando abbiamo sofferto siamo cresciuti, anche quando ci siamo feriti abbiamo sperato e quando ci siamo stancati, ci abbiamo provato. Non ci faremo spingere indietro o piegare dalle intimidazioni perché sappiamo che la nostra inazione e la nostra inerzia diventeranno il futuro».

Va detto che Joe Biden non ha certo perso tempo e si è dato subito da fare per cancellare il ricordo di Donald Trump; e non solo dal governo e dall’amministrazione degli Stati Uniti, ma anche dai valori, dalla diplomazia e perfino dalla psicologia dell’America. Nel suo primo giorno di mandato ogni atto è stato un gesto di ripudio, di sconfessione, degli ultimi quattro anni: dal discorso inaugurale in cui ha promesso di «difendere la verità» al blitz di executive orders.

Insomma, dopo due mesi e mezzo di interminabile transizione, il trasferimento di poteri è avvenuto. E fin dal primo momento, Biden ha voluto mettere in chiaro che le cose sono cambiate. Al termine del discorso inaugurale, il 46°presidente ha pregato per le oltre 400.000 persone che in America sono state uccise dal Covid-19, un segno che i giorni in cui si ignorava la minaccia del coronavirus sono finiti. È andato al cimitero di Arlington con Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama, riconvocando il club dei past president in una dimostrazione pubblica di rispetto per l’incarico.

Piazzato dietro il Resolute desk dello Studio Ovale, Biden ha poi firmato 17 executive order che rappresentano l’inizio di una strategia chiara che punta a smantellare la presidenza Trump. Con un tratto di penna, gli Stati Uniti sono tornati a far parte dell’Accordo di Parigi sul clima e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e hanno revocato le restrizioni all’ingresso negli Usa per le persone provenienti dalla maggior parte dei paesi musulmani. Biden ha indossato la mascherina nello Studio Ovale e ha disposto che si faccia altrettanto in tutti gli edifici federali degli Stati Uniti.

Naturalmente, cambiare il tono e firmare decreti esecutivi è la parte facile. Per compiere progressi reali, Biden dovrà riuscire a legiferare in un Congresso che resta ancora molto diviso. Senza contare che ci sono ancora milioni di sostenitori di Trump che pensano, a torto, che abbia rubato le elezioni. Ma ieri bisognava mostrare che l’America ha voltato pagine e che, per citare Yeats, uno dei poeti irlandesi preferiti da Biden, «tutto è cambiato, cambiato in modo radicale».

Non per caso, la presidente della Commission europea Ursula von der Leyen, con un sospiro di sollievo, davanti alla plenaria del Parlamento europeo ha detto: «Questa nuova alba negli Stati Uniti è un momento che abbiamo atteso a lungo. L’Europa è pronta per un nuovo inizio con il nostro partner più vecchio e fidato».

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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