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Biden vince il secondo dibattito. Ma sull’economia la partita è aperta

di Vittorio Ferla

 

L’altra notte Trump aveva bisogno di una grande vittoria. Il secondo e ultimo match contro Biden, svoltosi alla Belmont University di Nashville, in Tennesse, rappresentava una grande occasione per cambiare le sorti di una gara che da qualche settimana sembra sfuggirgli dalle mani.

Viceversa, secondo un istant poll della Cnn, il 53% degli elettori che hanno assistito al dibattito danno la vittoria a Biden (solo il 39% a Trump). Giuste, poi, le critiche di Biden a Trump per la maggioranza degli spettatori (73%). Ciononostante, il dibattito non smuove più di tanto le opinioni consolidate sui due candidati. Trump continua ad apparire più affidabile rispetto a Biden sull’economia (il 56% degli intervistati pensa che Trump sarebbe più efficace del suo rivale), mentre sulla politica estera i due viaggiano appaiati. Biden conferma un ampio margine di fiducia sulla capacità di gestire il coronavirus (ne è convinto il 57% degli intervistati), sulle politiche per fronteggiare i cambiamenti climatici (67%) e sulla lotta alla disuguaglianza razziale negli Stati Uniti (62%).

Seguendo il consiglio dei suoi assistenti, Trump rinuncia alle intemperanze verbali con le quali aveva di fatto sabotato il primo confronto televisivo, tratteggia Biden come un politico in carriera e inefficace (“tutto chiacchiera e niente azione”, “in 47 anni non hai fatto nulla”) e lo accusa di aver usato la posizione di vicepresidente con Obama per far arricchire la sua famiglia. Ma non è capace di offrire una visione chiara per un paese che affonda nella crisi, né riesce a spiegare come userebbe un eventuale secondo mandato. “Trump non è più un outsider politico in grado di incolpare l’establishment di Washington per i fallimenti del paese”, spiega Lisa Lerer del New York Times. “Eppure – continua Lerer – sembra che né le oltre 222 mila persone uccise dalla pandemia negli Stati Uniti né i centinaia di bambini separati dai loro genitori immigrati al confine meridionale con il Messico siano affar suo”.

Tuttavia, lo stile più moderato del presidente – perfino cortese con la moderatrice Kristen Welker della NBC nel corso del dibattito – fa respirare un po’ il team della sua campagna. Accettando il consiglio di attenuare l’atteggiamento da clown – che entusiasma i suoi sostenitori più radicali, ma allontana molti altri elettori – Trump sembra aver compreso la lezione del primo match. “Finalmente”, ha detto a Jeff Zeleny della Cnn un alto consigliere repubblicano. “È troppo tardi? Potrebbe essere”, aggiunge un altro consigliere, sperando però che la prestazione del presidente possa riaccendere l’ottimismo nelle fila del GOP. “Ma la lezione della presidenza di Trump è che la disciplina momentanea può essere stravolta nei giorni successivi da esibizioni e litigi furiosi che fanno deragliare le sue stesse aspirazioni politiche”, dice Stephen Collinson della Cnn.

Proprio questo stile di governo altalenante e contraddittorio fa della gestione della pandemia il punto debole di Trump. Il dibattito della scorsa notte mostra ancora una volta che il presidente non sa cosa fare. “Il virus sta andando via, siamo a un punto di svolta”, promette il Presidente, cercando di rimuovere l’aumento dei casi in tutto il paese. In più, ricorda la sua decisione di chiudere le frontiere americane ai viaggi dalla Cina, sebbene migliaia di persone fossero esenti e fossero ancora in grado di entrare nel paese. Infine, garantisce l’arrivo del vaccino “entro poche settimane” contro ogni evidenza scientifica. Le sue risposte sono il segno che Trump non ha intenzione di cambiare il suo approccio al coronavirus, anche se i casi aumentano. Viceversa, il pronostico di Biden sul virus è ben più cupo: “prevedo un inverno buio”, dice. E accusa Trump di sperperare mesi che avrebbero dovuto essere utilizzati per accelerare la produzione di attrezzature sanitarie protettive e preparare scuole e aziende alla riapertura. Sul punto, Biden ha gioco facile: “Chiunque sia responsabile di così tante morti non dovrebbe rimanere presidente degli Stati Uniti d’America”.

L’altro affondo di Biden riguarda l’immigrazione. Al confine con il Messico, ben 545 bambini vivono separati dai loro genitori. Per contro, Trump ha la faccia tosta di affermare che i bambini sono “molto ben curati”, anche se sono stati portati via dalle loro famiglie per mesi o anni. Biden risponde così: “questa vicenda fa di noi uno uno zimbello sul piano internazionale e contraddice la nostra idea di nazione”. Con la stessa superficialità Trump dribbla pure le accuse di razzismo, dichiarando di aver fatto per gli afroamericani più di ogni precedente presidente dai tempi di Abraham Lincoln. “Sono la persona meno razzista in questa stanza”, dice Trump.

Forte sui temi dell’uguaglianza e dell’accoglienza, Biden respinge gli attacchi al figlio Hunter e ottiene una performance migliore rispetto alla capacità di unire il paese. A un certo punto del dibattito – mentre critica Trump per aver incolpato i governatori democratici per il virus che si diffonde nei loro stati – dichiara: “Non vedo stati blu e stati rossi (rispettivamente democratici e repubblicani, ndr) come fa lui. Tutti insieme sono gli Stati Uniti”.

La pietra dinciampo di Biden resta, però, l’economia. Proprio alla fine del dibattito, la polemica si sposta sul fracking, una particolare tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale utilizzata per la prima volta in America nel 1947 e perfezionata in Texas nei decenni successivi. Nota anche come fratturazione idraulica, questa tecnica sfrutta la pressione dei liquidi per provocare fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno ed espone il territorio a ferite ambientali molto gravi. Pressato dalla richieste di Green Deal della sinistra del partito, Biden aveva assunto nel corso delle primarie una posizione molto netta, dicendo no a nuovi fracking. L’obiettivo? Arrivare a zero emissioni di gas inquinante entro il 2025. Per Trump è un invito a nozze: gli consente di attirare i consensi di quei lavoratori dell’America più interna che temono la perdita del loro posto di lavoro. Ecco perché, nel corso del dibattito televisivo della scorsa notte, Biden cerca di sfumare la sua posizione: non parla più di divieto di fracking, ma promette un impegno a catturare le emissioni di gas nocive. Per questi motivi Trump accusa Biden di voler chiudere l’industria petrolifera: “È un grosso errore – dice nel corso del confronto – in pratica sta dicendo che distruggerà l’industria petrolifera. Te lo ricorderai, Texas? Te lo ricorderai, Pennsylvania? Oklahoma? Ohio?”. Quelli citati sono tutti Stati in bilico, determinanti per sancire il vincitore delle presidenziali. “Subito dopo il match televisivo, un candidato democratico che corre in Oklahoma ha preso rapidamente le distanze dalle dichiarazioni di Biden”, ricorda Aaron Blake del Washington Post. E avverte: “Aspettatevi che Trump e i rappresentanti repubblicani al Congresso cavalcheranno questo caso nei giorni a venire”. Insomma, su economia e lavoro la corsa per la Casa Bianca è ancora aperta.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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