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Biden vs Trump, il rematch che nessuno vuole

di Alessandro Maran

 

🇺🇸 Con il Super Tuesday alle spalle, il presidente Joe Biden e l’ex presidente Donald Trump sono pronti a scontrarsi nuovamente a novembre: una prospettiva, quella del rematch, che, stando ai sondaggi, nessuno vuole. “Mai l’America ha dovuto scegliere tra due candidati così vecchi, e mai nei tempi moderni la scelta è stata tra due pretendenti così fortemente invisi che sostanzialmente si candidano entrambi come incumbent, avendo alle spalle l’esperienza alla Casa Bianca”, scrivono Aaron Zitner e Annie Linskey su The Wall Street Journall (👉 https://www.wsj.com/politics/elections/biden-trump-general-election-rematch-cef0ac3d).
Ma forse era inevitabile. In un certo senso, come rilevano in molti, più importante delle elezioni generali, è la completa metamorfosi del Partito Repubblicano. Le vittorie di Trump al Super Tuesday – e in verità durante tutta la stagione delle primarie – indicano che ora il GOP è indiscutibilmente il “suo” partito.
Come molti osservatori hanno notato, Trump ha ottenuto risultati modesti in alcune delle competizioni statali del GOP, se giudicato come incumbent. Nikki Haley, che si è ritirata dalle primarie repubblicane per le presidenziali (👉 https://edition.cnn.com/…/nikki-haley-2024…/index.html?), è riuscita a dimostrare che in alcuni stati, il 30%-40% dei repubblicani (e degli indipendenti che votano per le primarie repubblicane) rifiutano Trump. Sulla rivista conservatrice National Review, Noah Rothman mette in guardia il partito: ignorare i segnali di persistente insoddisfazione tra alcuni gruppi potrebbe essere pericoloso (👉 https://live-national-review-wordpress.pantheonsite.io/…).
Ma è difficile ignorare i radicali cambiamenti avvenuti nel GOP dal 2016. Il Partito repubblicano ora si caratterizza per il protezionismo commerciale, l’opposizione agli aiuti all’Ucraina e una certa simpatia per i rivoltosi del Campidoglio del 6 gennaio (👉 https://www.cbsnews.com/…/jan-6-opinion-poll…/).
In un editoriale, il New York Times scrive che la conquista del Partito Repubblicano da parte di Trump riguarda tutti gli americani, lamentando che il GOP sia diventato un mezzo per la realizzazione delle ambizioni di Trump, un luogo dedito al culto della personalità, imperniato sullo stesso Trump anziché su politiche di lunga durata. “In una tradizionale competizione per le primarie presidenziali, la vittoria segnala un mandato democratico, in cui il vincitore gode della legittimità popolare, conferitagli dagli elettori del partito, ma accetta anche che i rivali sconfitti e le loro diverse opinioni abbiano un posto all’interno del partito”, scrive il giornale. “Trump non lo fa più, avendo utilizzato le primarie come strumento per eliminare il dissenso nel partito. I candidati repubblicani che hanno abbandonato la corsa hanno dovuto dimostrargli la loro devozione o rischiare di essere isolati. L’ultima rivale, Nikki Haley, è una leader repubblicana con un passato conservatore che risale a decenni fa e che ha prestato servizio nel gabinetto di Trump durante il suo primo mandato. Ora l’ha cacciata. ‘È essenzialmente una democratica’, ha detto l’ex presidente il giorno prima di batterla nella Carolina del Sud. ‘Penso che probabilmente dovrebbe cambiare partito ‘“ (👉 https://www.nytimes.com/…/trump-republican-party.html).
L’America non ha mai avuto un candidato come Trump, rimarca Stephen Collinson sulla CNN. “In parole semplici, Trump sta correndo sulla piattaforma più estrema della storia moderna. Ha chiesto l’abrogazione della Costituzione. Vuole che la Corte Suprema conceda alla presidenza un potere incontrollato, che intende utilizzare in una ricerca personale di ‘vendetta’ contro i suoi nemici. Si impegna a sventrare la pubblica amministrazione nei dipartimenti governativi e a riempire i posti con politici fidati. Ha segnalato che utilizzerà il Dipartimento di Giustizia non come un arbitro quasi indipendente dello stato di diritto, ma come una macchina politica personale per l’applicazione della legge. Dice che gli immigrati privi di documenti stanno ‘avvelenando il sangue’ del paese e promette deportazioni di massa e campi di detenzione. Ha fatto allusioni ai dittatori degli anni ’30 chiamando i suoi avversari ‘parassiti’. Martedì sera, l’ex presidente, che ha già incitato alla violenza per raggiungere i suoi scopi, ha avvertito i sostenitori che se non dovesse vincere a novembre, ‘non avremo un Paese’.
“Se verrà eletto – conclude Collinson – , la migliore difesa contro l’estremismo dell’ex presidente non sarà un Partito Repubblicano genuflesso davanti al suo strongman e potrebbe non essere un sistema legale che fatica a costringerlo a rispondere del suo tentativo di rovesciare le elezioni del 2020 prima di quelle del 2024. Potrebbe risiedere nello stile di leadership caotico di Trump, che tende a vederlo costantemente intralciarsi in modo tutto suo” (👉 https://edition.cnn.com/…/trump-presumptive…/index.html).
“Il mio messaggio al Paese è questo: ogni generazione di americani dovrà affrontare un momento in cui dovrà difendere la democrazia. Difendiamo la nostra libertà personale. Difendiamo il diritto di voto e i nostri diritti civili”, ha detto Biden martedì. “A ogni democratico, repubblicano e indipendente che crede in un’America libera ed giusta: questo è il nostro momento. Questa è la nostra battaglia. Insieme vinceremo”.
Il destino dell’America è nelle mani degli elettori.
✏️ Adam Douglas Thompson, The New Yorker, March 5, 2024
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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