Buone lezioni dalle città che si trasformano - Fondazione PER
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Buone lezioni dalle città che si trasformano

di Francesco Gastaldi

In un libro curato da Donald K. Carter possiamo trovare una serie di casi riguardanti la trasformazione di alcune città post-industriali avvenuta negli Stati Uniti d’America e in Europa a partire dalla prima metà degli anni Ottanta. Il tema portante del volume è il riutilizzo e la riconversione del patrimonio industriale dismesso che gioca un ruolo chiave sia nel rilancio economico delle città.

Un aspetto interessante riguardante la struttura del volume riguarda la modalità con la quale vengono illustrate le vicende riguardanti le varie città. Al fine di facilitare la comparazione tra i vari casi, è stata adottata una struttura comune. In modo particolare, la sezione riguardante le trasformazioni avvenute dal 1985 al 2015 si articola a sua volta in tre sottosezioni che vanno a compiere un’analisi per ciascuna città al fine di stabilire cosa è andato per il verso giusto (What went right?), cosa è andato per il verso sbagliato (What went wrong?) e quali insegnamenti è possibile trarre da ciascun caso specifico (Lessons learned).

Donal Carter sottolinea come le dieci città prese in esame (Buffalo, Detroit, Milwaukee, New Orleans, Pittsburgh negli USA, Bilbao, Liverpool Rotterdam, Torino, area della Rurh in Europa) siano emblematiche per molte altre città post-industriali che hanno subito gli effetti della crisi negli anni Ottanta. Le grandi industrie avevano provocato un aumento esponenziale dei livelli di inquinamento di acqua, suolo e aria; gran parte del patrimonio industriale, fino a pochi anni prima un punto di forza, risultava ora in fase di dismissione; l’abbandono da parte delle generazioni più giovani aveva portato ad un invecchiamento della popolazione con problemi legati a situazioni di disparità sociale e razziale e accelerazione dei fenomeni di dispersione urbana. Nella parte conclusiva il curatore si sofferma sugli elementi comuni ai vari casi di studio, offrendo una lettura trasversale delle “lessons learned’”delle varie città. Dalle esperienze fornite sia dai casi nord americani che da quelli europei è, quindi, possibile trarre degli insegnamenti fondamentali che il curatore del volume ha condensato in tredici punti:

  • It takes time: è importante avere ben chiaro che i cambiamenti non avvengono in un giorno e che i processi che hanno permesso a queste città di rinascere hanno richiesto decenni.
  • The scale is metropolitan: nella maggior parte dei casi di studio analizzati viene messa in luce come la gran parte dei processi sia nata dall’interazione tra organi di carattere locale e regionale. Nel volume è possibile constatare come le regioni abbiano giocato un ruolo chiave per le città appartenenti alla regione della Ruhr, ma anche per Buffalo, Bilbao e Pittsburgh.
  • You need a long term vision: è necessario che i politici e gli organi di governo puntino su scenari e progetti sviluppati su un’ottica a lungo termine.
  • Be bold, take risks: per molte città fare investimenti coraggiosi che comportano rischi si è rivelata essere la strategia vincente. Accogliere grandi eventi come i giochi olimpici o investire in opere di grande valore culturale e sociale può rivelarsi un investimento chiave per il rilancio delle città, in grado di modificarne la percezione a livello internazionale e gettando le basi per un rilancio economico.
  • You can’t do it alone: favorire accordi tra soggetti pubblici e soggetti privati si è rivelata per molti dei casi analizzati una strategia vincente, in quanto portatrice di vantaggi per entrambe le parti.
  • Leadership is important: è importante stabilire una leadership. Dai casi di studio analizzati è stato possibile constatare come si siano rivelate efficaci sia situazioni che vedevano alla guida un singolo individuo che situazioni nelle quali il processo era guidato da un collettivo di soggetti.
  • Citizen engagement is also important: il coinvolgimento della popolazione si è dimostrato essere un elemento chiave nei processi di rigenerazione che hanno riguardato le città analizzate.
  • Diversify the economy: la diversificazione economica è un altro elemento chiave per il successo dei processi di trasformazione messi in atto. Si è dimostrato fondamentale, infatti, il passaggio da un tipo di economia basata prevalentemente sull’industria a una che ha come punti di forza settori quali quello tecnologico, finanziario, sanitario, formativo e turistico.
  • Strengthen the central city: se da un lato gli investimenti mirati a consolidare e a rilanciare l’importanza dei centri storici hanno portato degli effetti positivi alle città, dall’altro lato non sono serviti ad arrestare il dilagante fenomeno della dispersione urbana. Molti dei casi analizzati presentano ancora dei fenomeni di isolamento nelle aree periferiche nelle quali si concentrano le classi più povere e le minoranze etniche.
  • Invest in culture, heritage and quality of life: si è rivelato fondamentale investire nel patrimonio storico e culturale e in infrastrutture in grado di generare un miglioramento nella qualità della vita quali piste ciclabili, aree pedonali e parchi.
  • Invest in education: l’analisi mette in luce come tutte le città analizzate siano accomunate dal fenomeno comunemente chiamato “fuga dei cervelli”. L’innalzamento dell’età media causato dal decentramento della popolazione ha causato la diminuzione del numero di abitanti con un alto grado di formazione sia professionale che culturale. Per far fronte a questo fenomeno si sono rivelate provvidenziali le strategie mirate ad uno sviluppo del settore educativo.
  • Sustainable development: lo sviluppo sostenibile è oramai un principio fondamentale alla base di qualsiasi processo di trasformazione urbana. È necessario quindi che gli interventi di rigenerazione includano e promuovano soluzioni sostenibili sia sul piano economico, che ambientale e sociale.
  • Good planning and urban design matter: i casi analizzati mettono in luce come sia necessario imparare dagli errori commessi nel passato. In molti casi le scelte sbagliate compiute nella gestione e pianificazione del territorio si sono rivelate dei fattori chiave che hanno contribuito in maniera decisiva alla crisi di questi grandi centri post-industriali. È fondamentale, quindi, attuare una pianificazione che miri alla creazione di quartieri ad elevata densità, ricchi di servizi e di infrastrutture atte a favorire le forme di mobilità lenta.

Donald K. Carter (Edited by), Remaking Post-Industrial Cities. Lessons from North American and Europe, Routledge, London-New York, 2016, pagg. 250

Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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