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Capitol Hill, dov’era la polizia?

di Vittorio Ferla

 

Per gli americani – e non solo – è stato uno shock. Una protesta calma che si trasforma in una folla inferocita che sciama oltre le barriere e assalta il Campidoglio. Urla, devastazioni e saccheggi, mentre la polizia – che conta circa 2 mila agenti e ha giurisdizione esclusiva sugli edifici e sui terreni del Campidoglio – era chiaramente in inferiorità numerica e impreparata all’assalto.

Sono state necessarie più di due ore e i rinforzi da altre forze dell’ordine prima che l’ordine fosse ristabilito. Una giovane donna, Ashli Babbit, 35 anni, è stata colpita a morte da un ufficiale di polizia del Campidoglio. Un’altra donna e due uomini sono morti durante gli eventi per cause non ancora chiarite. Almeno 52 persone sono state arrestate. Nei pressi del Comitato nazionale repubblicano che di quello democratico sono stati trovati armi e ordigni esplosivi. Chi ha fatto bene la sua parte, proclamando il coprifuoco a partire dalle 18, è stata la sindaca di Washington, l’afroamericana Muriel Bowser.

Secondo il commentatore della Cnn Van Jones, la risposta della polizia ai rivoltosi che hanno preso d’assalto il Campidoglio è stata anche una prova dei “doppi standard” usati dalla polizia: cruenti nei confronti dei neri anche in presenza di infrazioni minori, permissivi nei confronti di bianchi anche nel caso di eventi sconvolgenti come quelli di mercoledì scorso. “Ogni giovane con cui ho parlato, in particolare i giovani di colore, ha ricevuto il messaggio forte e chiaro: che possono essere picchiati e arrestati solo perché sei un afroamericano e ti trovi in un negozio. Viceversa, una banda di teppisti bianchi può andare a fare a pezzi il Campidoglio e andarsene”, ha detto Jones. Per molti non ci sono confronti tra la risposta della polizia di ieri e le proteste di Black Lives Matter dello scorso anno, quando la polizia ha respinto i manifestanti con gas lacrimogeni, violenza e arresti. Insomma, un pessimo messaggio alla nazione.

Ma c’è dell’altro. Quello della sicurezza intorno ai palazzi del potere americani appare come “un disastroso fallimento”, scrive il New York Times, che ha lasciato esterrefatti i membri del Congresso. Il rappresentante democratico dell’Ohio Tim Ryan, presidente del comitato che sovrintende al bilancio della polizia del Campidoglio, ha detto mercoledì sera che si aspettava che i funzionari fossero licenziati. “Non doveva esserci nessuno vicino al Campidoglio. Puoi stare ragionevolmente vicino per protestare ed esprimere la tua opinione, ma nessuno sale mai sui gradini del Campidoglio. Quelle erano azioni illegali e quelle persone avrebbero dovuto essere arrestate immediatamente”, ha detto Ryan ai giornalisti. E ha concluso: “È abbastanza chiaro che un certo numero di persone rimarrà senza lavoro molto, molto presto”.

“Non si aspettavano che Trump incitasse i suoi e che si sarebbero fatti strada con la forza. In conclusione, semplicemente non c’era abbastanza personale per impedire a una folla di rompere gli argini”, ha detto un funzionario delle forze dell’ordine. Giustificazioni che appaiono assai deboli. Anche perché aggravate dai ritardi del Pentagono e della Guardia nazionale. Quando si sono mossi i rivoltosi avevano già violato Capitol Hill.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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