Che cosa ci dice la schiacciante vittoria di Donald Trump - Fondazione PER
20830
post-template-default,single,single-post,postid-20830,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Che cosa ci dice la schiacciante vittoria di Donald Trump

di Alessandro Maran
🇺🇸 Se mai ci fosse stato qualche dubbio sul sostegno del GOP a Donald Trump, i caucus dell’Iowa lo hanno dissipato.
Dopo la schiacciante vittoria dell’ex presidente lunedì in Iowa, nell’articolo principale di analisi post-caucus del New York Times, i giornalisti politici Michael C. Bender e Katie Glueck sostengono, come dichiara il titolo, che il legame di Trump con i suoi supporter è oggi “la forza più stabile nella politica americana” e riportano l’opinione dell’ex presidente della Camera Newt Gingrich che sottolinea come l’ex presidente americano non sia “un candidato” ma “il leader di un movimento nazionale”: “Nessuno ha fatto i conti con quel che significa affrontare il paladino di un movimento. Ecco perché, anche se tutte queste questioni legali si accumulano, ciò non fa altro che far infuriare il suo movimento e aumentare incredibilmente la loro rabbia” (👉 https://www.nytimes.com/…/trump-iowa-win-voters.html)
Per quanto riguarda il modo in cui Trump ha consolidato la sua presa sugli elettori, in molti sottolineano le carenze dei suoi avversari nel Partito repubblicano. Prima della competizione in Iowa, Ronald Brownstein osservava su The Atlantic che i caucus erano “privi di energia perché la schiera sempre più ristretta di rivali di Trump non è mai sembrata avere il coraggio di aprire un vero e proprio caso contro di lui”. Ed è probabile che un numero maggiore di elettori repubblicani fossero aperti a un’alternativa a Trump, ha detto a Brownstein un attivista di lunga data del GOP, ma né il governatore della Florida Ron DeSantis né l’ex governatrice della Carolina del Sud ed ex ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU Nikki Haley hanno trovato il messaggio giusto per conquistarli. Quando poi, sostiene Brownstein, in agosto, nel corso di un dibattito quasi tutti i candidati repubblicani alle presidenziali hanno alzato la mano per segnalare che avrebbero sostenuto Trump anche se fosse stato “condannato in tribunale”, hanno “di fatto posto off limits la questione se Trump sia idoneo a essere eletto di nuovo presidente: la questione più importante che i repubblicani dovranno affrontare nel 2024”(👉 https://www.theatlantic.com/…/the-gops-big…/677134/).
Ad alcuni osservatori il GOP appare immobile. Su The Spectator, Freddy Gray descrive il clima gelido dell’Iowa anche come “una metafora utile per lo stato di congelamento della politica repubblicana”, con Trump saldamente in sella come leader del partito (👉 https://www.spectator.co.uk/…/trump-is-looking…/). Sul Washington Post, l’editorialista conservatore Ramesh Ponnuru lamenta che finora “la campagna presidenziale del 2024 non ha fatto nulla per risolvere un dibattito a lungo rinviato su cosa significhi essere repubblicani (…) Per quasi un decennio, la domanda centrale della nostra politica (…) è stata: cosa pensi di Donald Trump? Più a lungo si sono concentrati su quella domanda, più è diventato difficile per i repubblicani rispondere alle altre” (👉 https://www.washingtonpost.com/…/2024-gop-campaign…/ ).
Non tutti sono così convinti dell’inevitabilità di Trump come candidato dei repubblicani alle presidenziali del 2024. Prima che i repubblicani dell’Iowa iniziassero i caucus, Charlie Mahtesian scriveva su POLITICO Magazine che le primarie repubblicane del 2024 “hanno lo stesso profumo di quelle del 2016, quando nella stampa e nella classe politica c’era quasi l’unanimità sul fatto che (Trump) non avesse nessuna possibilità (alle elezioni generali) contro Hillary Clinton”. Per vincere la nomination Haley deve percorrere un sentiero molto stretto che passa per il New Hampshire, dove martedì prossimo si terreno le primarie, ma Mahtesian scrive: “Se abbiamo imparato qualcosa, è che le leggi della gravità politica o gli assiomi sulle elezioni politica non si applicano sempre. Le tradizionali abitudini di voto sono state gettate dalla finestra. I sondaggi si sono rivelati inaffidabili. Eppure eccoci qui, ancora una volta, ad agire con l’assoluta certezza che le primarie repubblicane siano già cucinate” (👉 https://www.politico.com/…/nikki-haley-donald-trump-gop…).
Quella del New Hampshire si annuncia in ogni caso come una gara completamente diversa. Mentre i cristiani evangelici e i conservatori sociali sono fondamentali in Iowa, il New Hampshire è uno degli stati più laici d’America. Ha repubblicani più moderati e consente agli elettori indipendenti non dichiarati di prendere parte alle primarie. Ciò offre ad Haley la possibilità di ottenere una vittoria anticipata contro Trump che potrebbe cambiare il profilo della competizione. Nel Granite State, un sondaggio della CNN vede Haley ad un passo da Trump. Il ritiro dell’ex governatore del New Jersey Chris Christie, anch’egli popolare tra gli indipendenti, potrebbe esserle d’aiuto e una vittoria nel New Hampshire potrebbe darle lo slancio necessario in vista delle primarie del suo stato d’origine il mese prossimo (anche se la Carolina del Sud è uno degli stati più pro-Trump dell’Unione). Staremo a vedere.
Anche perché non è mai tutto oro quel che luccica, neppure per Trump. Su X, Victoria Brownworth ha evidenziato subito il punto dolente (trascurato dai media):“Su 700.000 elettori repubblicani in #Iowa, Trump ha raggiunto a malapena il 50% con soli 56.000 voti. Nessuno vince le elezioni generali con una prestazione così poco brillante. Quindi il RNC (Republican National Commitee) dovrebbe essere molto preoccupato stamattina perché È QUESTO il titolo del #IowaCoucus” (👉 https://x.com/VABVOX/status/1747210563254423659?s=20). E David Rothkopf (nella foto) ha rincarato la dose: “Trump ha ‘vinto’ con 56mila voti. Pensateci. E i media fingono che ciò sia in qualche modo significativo. Sarebbe un’affluenza pessima con 13.000 posti vuoti a una partita di football degli Iowa Hawkeyes” (👉 https://x.com/djrothkopf/status/1747214930447589824?s=20). Partita finisce quando arbitro fischia, diceva Boškov. E la partita, che riguarda anche noi (il 5 novembre, ci ricorda oggi David Carretta, tutte le certezze degli europei potrebbero crollare: 👉 https://www.ilfoglio.it/…/la-paura-piu-grande-dell-ue…/), è appena cominciata.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.