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Che cosa significa il cambio di tono di Xi

di Alessandro Maran

 

Mercoledì scorso, il vertice tra il presidente americano Joe Biden e il presidente cinese Xi Jinping potrebbe aver richiuso la botola che si era spalancata sotto ai piedi dei due leader. Si sa che le relazioni diplomatiche tra le due superpotenze sono da tempo precipitate al livello più astioso degli ultimi cinquant’anni e che i due paesi hanno passato buona parte degli ultimi anni a imporsi sanzioni a vicenda, eppure mercoledì scorso, quando i due presidenti si sono incontrati a sud di San Francisco, si è visto un cambiamento. “Subtle but noticeable”, ha scritto David E. Sanger su The New York Times (👉 https://www.nytimes.com/2023/11/16/us/politics/biden-xi-china-power-balance.html).
Che succede? Succede, scrive Sanger, che “per la prima volta da molti anni, un leader cinese ha bisogno disperatamente di alcune cose dagli Stati Uniti. La lista di Xi al summit è partita dalla ripresa degli investimenti finanziari americani in Cina e da una pausa nel controllo sulle esportazioni di tecnologia che hanno, almeno temporaneamente, limitato la capacità di Pechino di produrre i semiconduttori più avanzati e fare i passi avanti nell’intelligenza artificiale che questi permettono”.
“Tutto ciò – prosegue il giornalista americano – potrebbe spiegare perché i collaboratori di Biden sono stati in grado di negoziare, abbastanza rapidamente per gli standard diplomatici cinesi, progressi potenzialmente importanti nell’arresto del flusso dei precursori chimici del fentanyl verso gli Stati Uniti e una ripresa delle comunicazioni intermilitari fondamentali per due superpotenze le cui forze si scontrano una con l’altra ogni giorno.
La domanda in agguato ora è se l’offensiva ammaliatrice di Xi – in piena mostra mercoledì sera mentre intratteneva i dirigenti di Apple, Boeing, Nike e moltissime altre aziende americane: 👉 https://www.nytimes.com/…/china-us-business-xi-jinping… – sia un cambiamento duraturo o una manovra tattica.
Sebbene gli assistenti di Biden fossero soddisfatti dei risultati concreti del vertice, hanno prontamente ammesso che questi potrebbero essere di breve durata, concepiti per far superare a Xi il periodo più difficile in quarant’anni delle bancarotte, del crollo del valore delle proprietà e della perdita di fiducia dei consumatori nell’economia. Ciononostante, Biden sembra felice di approfittare di questo momento di respiro, augurandosi di avere più tempo prima delle elezioni presidenziali per ricostruire la competitività della manifattura e limitare le conquiste della Cina nel Pacifico. Ma non ci sono dubbi che, quando potrà, Xi rilancerà i suoi sforzi per sostituire gli Stati Uniti come potenza militare, tecnologica ed economica più capace al mondo”.
Tuttavia, “il cambiamento di tono, anche se temporaneo, è stato apprezzato”. Soprattutto se si considera che le aspettative erano molto basse.
Insomma, Biden è convinto di aver alleviato i rischi che derivano dal fatto che le forze statunitensi e quelle cinesi operano in zone pericolosamente ravvicinate nell’Asia-Pacifico; rischi che vuole evitare che degenerino in un’altra crisi globale politicamente rovinosa durante la corsa per la rielezione del prossimo anno (“Quando la conversazione si è spostata sulle comunicazioni intramilitari, scrive Sanger, “Xi ha ripetutamente esortato Biden a prendere il telefono e chiamarlo in caso di problemi. Naturalmente, le chiamate tra i leader dei due paesi non sono mai così facili”). Xi aveva bisogno di dimostrare alla gerarchia comunista che le relazioni vitali con gli Stati Uniti sotto controllo in un momento di difficoltà economiche e aveva anche bisogno di annunciare che la Cina ora considera suo interesse allentare le tensioni con le altre grandi potenze, in particolare gli Stati Uniti, dopo un capitolo difficile.
Tuttavia, i progressi compiuti nella villa a sud di San Francisco faranno ben poco per mitigare i fattori di fondo che spingono Stati Uniti e Cina verso una rivalità più pericolosa (👉 https://edition.cnn.com/…/takeaways-biden-xi…/index.html). Definendo il suo approccio a Xi come “trust but verify”, Biden ha spiegato dopo il vertice che sebbene quella tra Cina e Stati Uniti sia una relazione competitiva, “la mia responsabilità è renderla… razionale e gestibile, in modo che non si traduca in conflitto: questo è ciò di cui mi occupo.”
Dexter Filkins, imbarcato su un cacciatorpediniere della marina americana mentre naviga nello stretto di Taiwan, seguito dalla marina cinese, racconta su The New Yorker l’intensificarsi degli incontri ravvicinati tra le forze armate statunitensi e quelle cinesi e descrive gli avvertimenti radio, il puntamento delle armi e le manovre come una sorta di gioco di guerra nella vita reale. Il capitano del cacciatorpediniere americano dice a Filkins: “Quello che spero è che, ogni giorno Xi Jinping si svegli e ci veda all’orizzonte, dica a se stesso: ‘Oggi non è il giorno giusto’”.
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Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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