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Che cosa vuole l’Iran?

di Alessandro Maran

 

🇮🇷 “Se il Medio Oriente fosse un foglio di carta assorbente bianco e le guerre e le crisi nella regione fossero macchie di inchiostro, sarebbe facile vedere che i punti si stanno rapidamente moltiplicando”, scrivono Christoph Reuter e Monika Bolliger su DER SPIEGEL. Come esempio emblematico, rilevano la rabbia curda per l’attacco iraniano della scorsa settimana nella capitale curda di Erbil, nel nord dell’Iraq, che stando all’Iran era diretto ad un covo di spie israeliane (https://www.spiegel.de/international/world/spiral-of-vengeance-the-gathering-storm-clouds-in-the-middle-east-a-a18a9bc3-ff55-4e8c-96a0-a7d2f4f79a65).
In via generale, in questi conflitti, da un lato ci sono gli Stati Uniti e Israele. I rapporti indicano che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha cercato di calmare lo Stato d’Israele, soprattutto mentre scambia colpi di artiglieria con Hezbollah attraverso il suo confine settentrionale. Dall’altro lato ci sono l’Iran e il cosiddetto “asse della resistenza” che sponsorizza le milizie anti-israeliane e anti-americane (che agiscono sia come gruppi terroristici che come partiti politici) dell’intera regione. Ne fanno parte Hamas, Hezbollah, gli Houthi e i paramilitari iracheni.
Molto più potente di Hamas, Hezbollah in questa delicata situazione riveste una particolare importanza, scrivono Reuter e Bolliger. Politicamente, il gruppo è particolarmente vicino a Teheran. Tali stretti legami “hanno finora contribuito a mantenere la situazione al confine libanese-israeliano sotto controllo”, scrivono. “Ma se dovesse scoppiare una guerra, questi legami probabilmente produrrebbero l’effetto opposto. Teheran non abbandonerebbe mai Hezbollah, anche se finisse sotto il fuoco nemico. E probabilmente ne conseguirebbe una reazione a catena, con le milizie controllate dall’Iran in Iraq, in Siria e in Yemen che lancerebbero a loro volta massicci attacchi”.
Come molti osservatori hanno sottolineato, l’Iran appare dunque un attore fondamentale nella possibile escalation in Medio Oriente. Per questo, a Davos Fareed Zakaria ha chiesto al ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian che cosa vuole l’Iran (https://edition.cnn.com/…/gps-0121-iran-fm-on…).
La scorsa settimana, un articolo di Andrew England e Najmeh Bozorgmehr sul Financial Times pone la stessa domanda: What does Iran want? (https://www.ft.com/…/df656629-e27e-455f-bb9e-037eb8141778). Le tensioni tra Iran e Occidente si erano un po’ calmate prima dei massacri di Hamas del 7 ottobre e della guerra di Israele contro il gruppo terroristico a Gaza. Secondo un funzionario iraniano, scrivono i due giornalisti del FT, gli attacchi diretti di Teheran della scorsa settimana in Siria, Iraq e Pakistan rappresentano un cambio di strategia ma semplicemente un cambiamento di tattica per ricordare agli Stati Uniti e a Israele la minaccia che l’Iran può rappresentare. “Una questione cruciale, tuttavia”, scrivono England e Bozorgmehr del FT, “è se i calcoli di Teheran cambieranno nel caso in cui scoppi una guerra in piena regola tra Israele e Hezbollah: il proxy su cui ha investito maggiormente, e che alcuni considerano indispensabile per il suo protettore”.
Rimarrebbe inoltre da chiedersi se l’Iran stia davvero conducendo il gioco e quanto saldamente le briglia siano fissate ai gruppi militanti che compongono il cosiddetto “asse della resistenza” iraniano in tutto il Medio Oriente, da Hamas agli Houthi. Narges Bajoghli e Vali Nasr hanno sollevato la questione in un articolo su Foreign Affairs sottolineando che, sebbene i gruppi sostenuti dall’Iran siano visti come proxies di Teheran, hanno volontà e preoccupazioni proprie (https://www.foreignaffairs.com/…/how-war-gaza-revived…). I gruppi sostenuti dall’Iran “non sono omogenei e ciascuno ha la propria agenda nazionale”, scrivono anche England e Bozorgmehr del FT. Per quanto riguarda i piani e le azioni di Teheran, secondo l’esperto di cose iraniane Ali Vaez dell’International Crisis Group, riportano i due giornalisti del FT, “l’Iran non è la mente brillante che alcuni immaginano e che opera con una strategia chiara, obiettivi concreti e manovre intelligenti (…) Molte delle sue azioni sembrano reattive, confuse, miopi e impetuose”.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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