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Con Covid-19 cresce l’egemonia cinese. Leadership Usa in crisi

di Alessandro Maran

 

La Cina sta cercando di volgere il virus a proprio vantaggio; e, stando ad un sondaggio della SWG, sembrerebbe riuscirci (in Italia), al punto che la maggioranza degli italiani sembra preferire la Cina agli Stati Uniti.

Pensare che si possa sostituire, dalla sera al mattino, un pilastro storico come l’America vuol dire essere completamente fuori strada, ha commentato su Formiche.net Pierferdinando Casini. Il sondaggio, inoltre, per Casini, «dimostra che il livello di consapevolezza geopolitica in Italia è molto basso. È chiaro che il concetto di occidente è fortemente minato finanche dalla stessa politica di Trump, ma oggi, anche in un mondo completamente trasformato, ritenere che i nostri nuovi partners strategici siano la Cina e la Russia significa essere molto superficiali» (👉https://formiche.net/…/cina-usa-sondaggio-swg-casini-ventu…/).

Che poi tra i «paesi amici» primeggino Cina e Russia e che Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti (i principali partner economici e politici dell’Italia, i nostri «fratelli») guidino addirittura la classifica dei «paesi nemici», tradisce certo la frustrazione e l’irritazione di molti italiani, ma anche un livore meschino e quella stessa incoscienza che ci ha portato a dichiarare guerra al mondo intero seguendo un pazzo come Hitler. È solo un sondaggio, si dirà, e vale quel che vale (e poi, si sa, a Piazza Venezia non c’era nessuno). Certo che si, ma non sarebbe male tenere a mente che per mettere in discussione le alleanze del dopoguerra (e, dunque, quell’ordine internazionale e quel sistema in cui abbiamo vissuto per tanti anni, che sono nati dalla sconfitta del fascismo e che hanno portato il segno della cultura democratica delle potenze vincitrici, primi tra tutti gli Stati Uniti e i paesi dell’Europa occiden­tale), bisogna fare una guerra. Chiaro, no?

Torniamo alla Cina. L’Economist si è chiesto se sarà l’Impero di mezzo il grande vincitore geopolitico della pandemia. Il suo tentativo di nascondere il virus è stato disastroso ma il lockdown sembra aver funzionato e con il calo dei casi ufficialmente riscontrati, Pechino sta cercando di trasformare la pandemia in una sorgente di forza, all’interno e all’estero.

Ha mandato forniture all’Italia e alla Spagna e le imprese cinesi hanno fatto lo stesso: Jack Ma di Alibaba, attraverso una organizzazione di beneficenza, «ha spedito quantità industriali di ventilatori, kit protettivi e tamponi da distribuire a tutti i 54 paesi africani. Huawei, una compagnia telefonica considerata in America una minaccia alla sicurezza, ha già consegnato una parte rilevante delle 500.000 mascherine, dei 50.000 occhiali protettivi, dei 30.000 camici e dei 120.000 guanti promessi agli ospedali di New York». Nel frattempo, i media di stato cinesi strombazzano la flessione del contagio come segno della leadership superiore della Cina (👉https://www.economist.com/…/chinas-post-covid-propaganda-pu…).

Ma come sottolinea il magazine, la strategia cinese rischia di incontrare più di un ostacolo.

Simon Marks rileva su Politico che il coronavirus ha messo fine alla luna di miele cinese in Africa: in tutta l’Africa è cresciuta una reazione per il modo in cui sono stati trattati gli africani che vivono in Cina e cresce anche la frustrazione per la riluttanza dei cinesi a concedere la sospensione del pagamento dei debiti fino alla fine dell’anno per combattere la pandemia (👉 https://www.politico.com/…/…/coronavirus-china-africa-191444); mentre su The Diplomat, Eric Brattberg e Philippe La Corre di Carnegie, scrivono che i leader europei stanno respingendo la propaganda cinese e la sua diplomazia delle forniture mediche (Francia e Germania insieme, è sbottato Emmanuel Macron, hanno donato all’Italia più mascherine della Cina): 👉 https://thediplomat.com/…/no-covid-19-isnt-turning-europe-…/.

Non dovremmo aspettarci che la Cina emerga da questa crisi come la potenza mondiale dominante, scrivono invece su Foreign Affairs Michael Green e Even Medeiros. Nonostante la loro macroscopica assenza dalla scena mondiale durante la pandemia, gli Stati Uniti hanno semplicemente troppi vantaggi. «Perfino dopo la crisi finanziaria del 1997-98, quando gli Stati Uniti ed il Fondo monetario internazionale hanno posto condizioni gravose che hanno alienato loro la gran parte dell’Asia mentre Pechino guadagnava punti per non aver svalutato la sua moneta, il risultato di lungo termine nella regione è stato un numero maggiore di economie resilienti e fondate sul mercato, non uno spostamento verso il capitalismo di stato cinese», sottolineano i due professori di studi orientali alla School of Foreign Service della Georgetown University.

Tuttavia, sebbene la posizione di leadership globale della Cina sia tutt’altro che garantita, gli Stati Uniti «non dovrebbero riposare sugli allori, anzi». Non ci sarà un trasferimento di potere alla Cina, ma «è in corso una crisi della leadership americana» ed è essenziale che gli Stati Uniti «ristabiliscano una guida di indiscussa competenza riguardo alla pandemia» (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/pandemic-wont-make-china-w…).

Segnalo anche l’articolo di H. R. McMaster sull’Atlantic: «Come la Cina vede il mondo. E come noi dovremmo vedere la Cina» (👉https://www.theatlantic.com/…/mcmaster-china-strate…/609088/).

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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