Conflitti ed elezioni: cosa porterà il 2024? - Fondazione PER
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Conflitti ed elezioni: cosa porterà il 2024?

di Alessandro Maran

 

Cosa porterà il 2024? Ovviamente, se lo chiedono in molti. Come ogni anno, Foreign Policy tenta di rispondere a questa domanda con una serie di articoli che cercano di scrutare il futuro e con un girotondo di opinioni sugli sviluppi a cui bisognerà prestare attenzione nel corso dell’anno appena cominciato.
Ci sono, innanzitutto, le guerre e le crisi potenziali da non perdere di vista: Comfort Ero e Richard Atwood identificano 10 conflitti da tenere d’occhio, a cominciare dalle guerre in corso a Gaza, in Sudan, in Ucraina, in Myanmar e in Etiopia, e avvertono che ne potrebbero emergere di nuovi se la guerra tra Israele e Hamas dovesse estendersi ad altre porzioni del medio oriente, se l’Azerbaigian dovesse mettere alla prova i confini dell’Armenia, se le tensioni tra Stati Uniti e Cina dovessero aumentare su Taiwan o sul Mar cinese meridionale. Il tutto mentre le forze di pace delle Nazioni Unite guidate dal Kenya arrivano nella violenta e caotica Haiti e le sollevazioni fermentano nel Sahel tormentato dai colpi di stato (👉 https://foreignpolicy.com/…/conflicts-2024-gaza-sudan…/).
Altri otto autori di Foreign Policy segnalano ulteriori otto pericoli per la pace e la stabilità globale che non dovremmo ignorare: la minaccia del Venezuela di invadere la Guyana, il potenziale sabotaggio dei cavi sottomarini (in particolare al largo delle coste irlandesi), la possibile diffusione della guerra civile del Myanmar in Cina e in India, le evidenti ambizioni russe nel Mar Nero, la minaccia dei talebani afghani nei confronti del debole stato pakistano, le tensioni Russia-Nato nell’Artico, la politica traballante nel quasi stato fantoccio russo della Bielorussia e il rischio di un colpo di stato in Camerun tra le tensioni tra anglofoni e francofoni e l’insicurezza alimentata dai jihadisti (👉 https://foreignpolicy.com/…/threats-wars-risk-2024…/).
Poi, ci sono le elezioni. Il 2024 ne sarà pieno. Come osserva Allison Meakem, “sette dei dieci paesi più popolosi del mondo dovrebbero votare quest’anno per scegliere la leadership nazionale”: India, Stati Uniti, Indonesia, Pakistan, Bangladesh, Russia e Messico. “Anche un lungo elenco di medie potenze e di piccoli Stati hanno in programma di svolgere quest’anno le elezioni. Tra questi ci sono El Salvador, l’Iran, il Senegal, il Sud Africa, Taiwan, la Tunisia, il Regno Unito e il Venezuela. In totale, si prevede che oltre il 40% della popolazione del pianeta voterà in più di 50 competizioni nazionali”. La democrazia liberale dovrà affrontare un test in India, scrive Meakem, poiché il periodo al potere del primo ministro nazionalista indù Narendra Modi ha visto l’erosione degli standard democratici. Il Senegal cercherà di sfuggire alla tendenza del vicinanto di ricorrere ai colpi di stato; il presidente salvadoregno Nayib Bukele, incline all’autoritarismo e amante del Bitcoin, scoprirà se la sicurezza è più popolare degli standard democratici; e l’African National Congress “affronterà la sua più grande prova finora nelle elezioni legislative nazionali” data l’insoddisfazione dell’opinione pubblica in Sud Africa (👉 https://foreignpolicy.com/…/top-global-elections-2024…/).
Negli Stati Uniti, come hanno sottolineato molti osservatori, il probabile match Trump-Biden per le elezioni presidenziali potrebbe determinare l’atteggiamento di Washington nei confronti degli alleati e la traiettoria più ampia della politica estera americana. In un’edizione di fine anno del podcast “The World Next Week” del Council on Foreign Relations, Carla Anne Robbins sostiene che la posta in palio alle elezioni non riguarda solo la politica del governo statunitense, ma anche l’impegno del paese a favore della democrazia, del fair play e il rispetto dei risultati elettorali (👉 https://youtu.be/XwA-cDF6yBo?si=FKJOZPkQJryhaxRh). Nel corso della discussione, Robert McMahon del Council on Foreign Relations e Nahal Toosi di Politico tornano sulle vicende da tenere d’occhio nel 2024 allargando il campo di riflessione all’instabilità causata dalla guerra Israele-Hamas, al sostegno occidentale all’Ucraina, alle minacce del cambiamento climatico, specie per le piccole nazioni insulari, alle sfide alle politiche dell’immigrazione.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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