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Consiglio europeo di ottobre: bottino magro, ma il cammino continua

di Rosario Sapienza

 

Certo ci si poteva aspettare di più, dopo gli entusiasmi suscitati dal Consiglio europeo di luglio, quando, dopo cinque giorni di discussioni si erano prese importanti decisioni (vedi Fusaro su questa stessa rivista, 22 luglio 2020).

E infatti ci si aspettava di più. Ci si aspettava, soprattutto, l’avvio dell’esame delle proposte degli Stati per il NGEU (Next Generation EU). E invece no.

No, perché il Consiglio si è impantanato sullo scontro con il Parlamento europeo, che aveva chiesto (e giustamente) che venissero aumentati i fondi per i programmi direttamente gestiti dall’Unione (come, ad esempio, l’Erasmus) e aveva inoltre respinto con forza la posizione del Gruppo di Visegrad, contrario a vincolare l’erogazione dei fondi al rispetto dei principi dello Stato di diritto. E a nulla è valsa la proposta di mediazione della Merkel che di fatto non ha sbloccato la situazione.

Così, registrata l’impossibilità di procedere oltre sulla strada del NGEU, il Consiglio si è concentrato su altro, ma dovendo registrare anche qui un magro bottino.

Non è chiaro, infatti, se si farà l’accordo sulla Brexit e non si riesce a capire se Johnson lo vuole davvero o preferisce il No deal. Ufficialmente il Regno Unito chiede un accordo sul modello di quello dell’Unione con il Canada, ma dice pure di essere pronto a una situazione basata sui principi del libero commercio globale. O forse aspetta che le elezioni negli Stati Uniti portino consiglio. Fatto sta che al momento Johnson accusa l’Unione di non volere davvero l’accordo.

Da parte continentale, bisogna ammettere che l’insistenza di Macron sui diritti di pesca nella Manica non aiuta certo la presidenza tedesca che vorrebbe portare comunque a casa un accordo. 

E così, se nelle dichiarazioni conclusive si ribadisce che:

“Il Consiglio europeo ribadisce la determinazione dell’Unione ad avere un partenariato quanto più stretto possibile con il Regno Unito sulla base delle direttive di negoziato del 25 febbraio 2020, nel rispetto degli orientamenti e delle dichiarazioni del Consiglio europeo concordati in precedenza, in particolare delle dichiarazioni del 25 novembre 2018, soprattutto per quanto riguarda la parità di condizioni, la governance e la pesca”,

si dice pure qualche riga sotto, che:

“Il Consiglio europeo invita gli Stati membri, le istituzioni dell’Unione e tutti i soggetti interessati a intensificare i lavori sullo stato di preparazione e prontezza a tutti i livelli e per tutti i risultati, compreso quello del mancato raggiungimento di un accordo, e invita la Commissione, in particolare, a esaminare tempestivamente le misure di emergenza unilaterali e limitate nel tempo che sono nell’interesse dell’UE”.

Sul fronte dell’azione per fronteggiare i cambiamenti climatici, il Consiglio si è limitato a ribadire che: 

“Per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE per il 2050, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, l’UE deve aumentare le proprie ambizioni per il prossimo decennio nonché aggiornare il quadro per le politiche dell’energia e del clima. In tale contesto”.

Sul fronte delle relazioni esterne, da registrare il ribadito interesse per il rapporto con l’Africa, qualificato come “naturale”, il veloce cenno al venticinquesimo anniversario dell’avvio del processo di Barcellona per il partenariato mediterraneo, e le scontate dichiarazioni di condanna per l’azione della Turchia nel Mediterraneo. Veramente poco.

In realtà, tra l’altro, le conclusioni si aprono con un riferimento al Covid 19, che ha avuto la sua parte al Vertice ed anche da protagonista, imponendo alla presidente della Commissione, Von der Leyen, di abbandonare i lavori alla notizia della positività al contagio di un componente del suo staff.

Di fronte a questa, quasi brutale, lezione di realismo impartita dal Coronavirus, che se ne infischia delle schermaglie diplomatiche, il Consiglio si limita a dire che si compiace dello sforzo di coordinamento in atto, invitando tutti a proseguire su questa linea.

Difficile esprimere un giudizio complessivo. Certo, vedersi è sempre meglio che ignorarsi, ed è pure vero che i negoziati diplomatici, per quel che se ne sa, procedono senza sosta.

Ma direi che questo Consiglio ha avuto per molti di noi, forse ancora un po’ ingenui eurottimisti, il sapore di un brusco risveglio da quel sogno di una notte di mezza estate che ci aveva illuso dopo il Consiglio di luglio.

L’Europa, però, ha sempre ritrovato la strada maestra, anche dopo ben altre frenate. Sarà così anche questa volta.

Rosario Sapienza
Rosario Sapienza
sapienza@per.it

Direttore di Autonomie e Libertà in Europa, contenitore di iniziative e ricerche sulla protezione dei diritti umani nei diversi territori europei. Professore ordinario di diritto internazionale nell’Università di Catania, ha dedicato particolare attenzione alle politiche di riequilibrio territoriale dell’Unione europea, collaborando con la SVIMEZ. E’ vicepresidente di Coesione & Diritto, associazione per la tutela dei diritti umani sul territorio. Autore del blog Lettere da Strasburgo sul magazine online www.aggiornamentisociali.it.

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