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Coronavirus: la leadership delle donne ha fatto la differenza

di Alessandro Maran

 

Le donne hanno gestito la pandemia meglio dei loro colleghi uomini? Pare di sì. La prima a notare che i paesi guidati da una donna se la sono cavata meglio, è stata Avivah Wittenberg-Cox, esperta di leadership e gender balance, con un articolo sulla rivista economica Forbes, poi ripreso anche da Cnn e da molti altri. Sull’argomento è tornato la settimana scorsa anche Nicolas Kristof che, nella sua rubrica sul New York Times, si è chiesto: “Come mai i tassi di mortalità del coronavirus sono di gran lunga inferiori nei paesi governati dalle donne?”. Confrontando i tassi di mortalità del coronavirus in 21diversi paesi, 13 dei quali guidati da uomini e 8 guidati da donne, si osserva infatti che mentre i primi hanno patito una media di 214 decessi da coronavirus per milione di abitanti, quelli guidati da donne hanno registrato solo un quinto di quei decessi, 36 per milione. Il che fa dire a Kristof che se gli Stati Uniti avessero avuto il tasso di mortalità medio di uno dei paesi con una donna a capo del governo, si sarebbero potute salvare le vite di 102.000 dei 114.000 americani deceduti.

«I paesi guidati da una donna si sono dimostrati davvero particolarmente efficaci nel combattere il coronavirus» ha osservato anche Anne W. Rimoin, una epidemiologa dell’UCLA. E forse, «la Nuova Zelanda, la Danimarca, la Finlandia, la Germania, l’Islanda, la Norvegia, hanno fatto bene grazie alla leadership e allo stile di governo delle loro leader femminili».

Ovviamente, negli anni non sono mancate pessime leader femminili. Secondo una ricerca svolta dallo stesso Kristof («Metà del cielo. L’oppressione delle donne è la piaga del nostro secolo e la loro liberazione può cambiare il mondo»; il libro è edito in Italia da Corbaccio), spesso le leader donne in giro per il mondo non sono state migliori dei loro colleghi maschi neppure nel garantire l’istruzione alle ragazze o nel ridurre la mortalità delle madri. Tuttavia, scrive il giornalista americano vincitore di due Premi Pulitzer, «c’è un orientamento consolidato sul fatto che avere più donne a bordo e a livello di base, riesce a fare la differenza, ma mancavano le prove che le donne siano dei presidenti o dei primi ministri migliori – finché non è arrivato il Covid-19».

Non è che i leader che hanno gestito meglio il virus siano tutti donne. Ma è un fatto che «quelli che hanno sbagliato e incasinato tutto erano tutti uomini, e per lo più di un tipo particolare: autoritario, vanaglorioso e spaccone. Pensiamo a Boris Johnson in Gran Bretagna, Jair Bolsonaro in Brasile, l’Ayatollah Khamenei in Iran e Donald Trump negli Stati Uniti. Praticamente, tutti i paesi che hanno registrato un tasso di mortalità da coronavirus maggiore di 150 decessi per milione di abitanti, sono governati da un uomo. Ed è probabile che quel divario abbia molto a che fare con l’ego maschile e la spavalderia che traboccano, in grandi quantità, proprio dove le cose hanno preso la piega peggiore (gli Stati Uniti, il Brasile, la Russia, il Regno Unito).

«Scherziamo spesso sul fatto che gli automobilisti maschi non chiedono mai indicazioni» ha osservato, infatti, Ezekiel Emanuel dell’Università della Pennsylvania che ritiene ci sia qualcosa di vero anche per quel che riguarda la leadership femminile, in termini di riconoscimento della competenza e di rapporto con gli esperti, mentre gli uomini tirano dritti come se quella competenza ce l’avessero già. Emanuel non ha tutti i torti. Non c’è dubbio che i maschi autoritari che hanno reagito in modo sbagliato diffidavano degli esperti ed erano troppo pieni di sé; e non c’è dubbio che i leader che hanno gestito meglio il virus sono stati quelli che hanno consultato umilmente gli esperti e agito rapidamente e che molti di loro erano donne. Ma è possibile che conti anche il genere di paese che ha scelto, appunto, di affidarsi ad una donna. Kristof nel suo articolo, pone, infatti, una domanda interessante: sono le donne ad essersi rivelate leader migliori, più adatte a gestire il Covid-19 delle loro controparti maschili, o quel che più conta è il paese, il tipo di società che sceglie di farsi guidare da una donna?

Secondo gli analisti, in genere le aziende con più donne manager ottengono risultati migliori di quelle con pochi dirigenti donne. E la cosa non ha a che fare solo con il genio delle donne o con il loro stile (l’empatia, un approccio più diretto e più creativo, ecc.). Le aziende che sono così aperte da avere molte donne manager, sono anche più disposte ad accogliere altre innovazioni, e potrebbe essere proprio questo spirito innovativo che conduce a una maggiore redditività.

Singoli leader come la tedesca Angela Merkel e la neozelandese Jacinda Arden, ad esempio, hanno attirato molti elogi, ma Kristof ipotizza che, forse, i paesi che sono disponibili ad eleggere una donna come primo ministro sono anche i paesi più inclini ad ascoltare gli epidemiologi e gli esperti in genere anziché gli anti-vax. E, forse, le due cose vanno insieme.

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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