Coronavirus: l’America compra pistole. E Sanders depone le armi | Fondazione PER
16844
post-template-default,single,single-post,postid-16844,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Coronavirus: l’America compra pistole. E Sanders depone le armi

di Vittorio Ferla

 

Di fronte alla minaccia di Covid-19 ogni popolo si difende come sa. Temendo il peggio, gli italiani riempiono le dispense di pasta, pane e farina. D’altra parte, è noto, i carboidrati sono degli antidepressivi naturali. Dal canto loro, i francesi proteggono la grandeur acquistando chilometri di rotoli di carta igienica: stare chiusi in casa per mesi è davvero complicato per chi non ha il bidet. E gli americani? Eccoli in fila nei negozi di armi, pronti a sparare – contro non si sa cosa – nel caso in cui la situazione dovesse precipitare.

Le vendite di armi aumentano infatti in molti stati americani, specialmente in quelli colpiti più duramente dal coronavirus: California, New York e Washington. Ma l’aumento è generalizzato. “I nuovi acquirenti, quelli che acquistano armi da fuoco per la prima volta perché hanno paura che l’ordine sociale vada in tilt, sono sempre più numerosi”, avverte Kurtis Lee, giornalista del Los Angeles Times. “Inoltre – aggiunge – alcuni proprietari di armi temono che, approfittando dello stato di emergenza, il governo possa limitarne l’acquisto”. Bisogna ricordare, infatti, che negli Usa la detenzione di armi rientra nel novero dei diritti civili al punto da essere tutelata dal secondo emendamento della Costituzione americana. Possedere una pistola, per gli americani, è come organizzare il proprio matrimonio o aprire un’attività commerciale.

Secondo i dati di vendita di Ammo.com, un noto rivenditore online di munizioni, nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 4 marzo, le transazioni sono aumentate del 68% rispetto agli undici giorni prima del 23 febbraio. Perché proprio il 23 febbraio? Perché è il giorno in cui gli americani hanno appreso dello scoppio di un tremendo focolaio di coronavirus in Italia. Le immagini di una lunghissima coda, che gira intorno all’isolato, fuori dal negozio di armi Martin B. Retting a Culver City, California, durante il fine settimana scorso, hanno fatto il giro del mondo. Tra gli acquirenti più spaventati – si legge nel reportage del Los Angeles Times – ci sono soprattutto gli americani asiatici, timorosi di subire, nel folle clima della pandemia, un’aggressione a sfondo razziale. Quando si seppe del virus, d’altra parte, gli italiani cominciarono a disertare i ristoranti cinesi fino a provocarne la chiusura. Oggi Donald Trump parla ormai esplicitamente di “virus cinese”. E in America qualche matto potrebbe pensare di vendicarsi di Xi Jin Ping per interposta persona.

Ma la clientela dei negozi di armi è ben più ampia, non ci sono solo gli americani asiatici. E le armi vanno via come la carta igienica. “Le famiglie stanno adottando il distanziamento sociale, rifornendosi di cibo e di altri generi di necessità. Ma l’epidemia crea molta ansia nelle nostre comunità. E così le famiglie vogliono essere attrezzate per proteggersi da eventuali saccheggiatori o da violenze”. Così dichiara a Fox News Robyn Sandoval, istruttrice di tiro a capo della A Girl & A Gun Women’s Shooting League, con sede a Austin: una pistolera texana che manco nei film.

I dati della National Shooting Sports Foundation (NSSF), elaborati con la consulenza del National Instant Criminal Background Check System (NICS), dicono che, a livello nazionale, dal 15 marzo 2020 le vendite di armi da fuoco sono aumentate del 17% rispetto allo scorso anno. “Questa percentuale aumenterà drammaticamente prima della fine di marzo. I rivenditori e i produttori di armi da fuoco non sono preparati a soddisfare una domanda così sostenuta a lungo termine”, ammonisce Eric Poole, direttore della rivista Guns and Ammo.

Dalle interviste ai venditori di negozi di armi realizzate da Fox News nei giorni scorsi emerge che le vendite di questo mese sono aumentate in media tra il 30 e il 400 percento, rispetto a un periodo normale. I cittadini intervistati dall’emittente spiegano quest’onda di acquisti con la previsione di un aumento dei tassi di criminalità, la paura di essere vittima di un’irruzione in casa nel caso in cui il cibo e i beni essenziali dovessero esaurirsi, la necessità di essere pronti a proteggere la propria famiglia, la paura di essere poco difesi: anche i dipartimenti di polizia potrebbero essere decimati dall’epidemia, con il crollo conseguente dell’ordine pubblico e dei servizi.

“L’incapacità del governo di salvaguardare le vittime dell’uragano Katrina nel 2005 è un ricordo ancora vivo. La gente teme che i governi locali, statali e federali potrebbero fallire di nuovo”, ricorda Frank Miniter, caporedattore di Americas First Freedom, la rivista della NRA, la National Rifle Association, la più famosa lobby americana delle armi. “Ecco perché, durante le emergenze nazionali, le vendite di armi e munizioni aumentano. È un fatto pratico. Le comunità di cittadini si basano sull’autosufficienza. L’aumento delle vendite di armi è la natura pratica degli americani che viene fuori”.

Chi invece sembra ormai sul punto di deporre le armi è Bernie Sanders, il leader della sinistra americana, che nell’ultimo martedì delle primarie democratiche è stato di nuovo sconfitto dal centrista Joe Biden, che ha dominato in Florida, Illinois e Arizona. L’arma più potente del senatore socialista – l’aumento dell’affluenza al voto di giovani radicalizzati e di lavoratori delle industrie – ha fatto cilecca ben prima dell’arrivo di Covid-19. Ma il virus, impedendo lo svolgimento dei grandi raduni, non potrà che peggiorare la situazione. C’è il rischio che le primarie democratiche finiscano come potrebbero finire parecchie competizioni sportive: senza svolgere le gare rimanenti. E con l’assegnazione del titolo al primo classificato: in questo speciale ‘campionato’, Joe Biden.

 

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.