Covid-19: ancora nuvole, ma la tempesta è finita | Fondazione PER
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Covid-19: ancora nuvole, ma la tempesta è finita

di Enrico Bucci

 

Anche questa domenica, poiché come al solito ho un po’ più di tempo, ho deciso di fare qualche considerazione più estesa del solito su ciò che sta succedendo in questo strano periodo segnato da COVID-19. Ecco quindi il solito elenco, fatto di pezzi indipendenti, da cui ciascuno può prendere ciò che ritiene.

 

1. Due opposte narrative, fatte di panico o di ottimismo da due soldi, si alternano o si scontrano nel dibattito pubblico – prevalendo di volta in volta a seconda di quanto i media calchino la mano sull’uno o sull’altro atteggiamento.

Ora, è vero che, per motivi di costruzione della propria immagine personale, ciascuno di noi in pubblico tende ad impersonare il ruolo dell’ottimista o del pessimista, e a rimanervi imprigionato per motivi di coerenza.

Ed è anche vero che, a sua volta, questo significa che chi voglia influenzare il dibattito pubblico, può selezionare a suo piacimento ospiti per un talk show – fra cui ricercatori più o meno prestigiosi – che accentuino l’uno o l’altro aspetto, mettendoli a contrasto come gladiatori oppure scegliendo quella parte che interessa se la decisione di dove spingere è già stata presa.
Però a me piacerebbe riequilibrare questa rincorsa alle opinioni più forti ed a chi grida di più, ricordando che l’atteggiamento migliore di fronte ad un problema come quello che abbiamo davanti è quello della razionalità.

Oggi abbiamo tutti gli ospedali in via di svuotamento; abbiamo sì centinaia di morti, ma sappiamo che quell’indicatore sarebbe purtroppo l’ultimo ad azzerarsi, anche se non ci fossero più contagi; abbiamo sempre meno malati gravi, sempre meno nuovi positivi ai tamponi, ed insomma tutti i segni della fine dell’onda epidemica in Italia.

Chi richiama con insistenza la terribile “seconda ondata” della epidemia di influenza spagnola, dovrebbe almeno con pari insistenza richiamare la scomparsa della SARS, invece di spingere le persone verso idee di un futuro apocalittico, fatto di continue riprese del virus.

D’altra parte, chi pretende di sapere senza dati quale strada evolutiva abbia preso il virus, dando per certo che sia depotenziato e che non vi sia rischio di riprese epidemiche, è un irresponsabile che parla prima che siano disponibili dati, attaccato al ruolo di dispensatore di ottimismo quanto i neri vati della catastrofe lo sono al pessimismo.

Noi, come i pompieri, abbiamo il dovere di prepararci a tutti gli scenari; il fatto che la nostra casa non sia in fiamme non ci esime dal dover approntare gli estintori e le vie di fuga, seguendo la credenza che nessun incendio si svilupperà più. Nè ci sogneremmo mai di dare del menagramo al pompiere che controlla gli estintori e le autobotti, urlandogli dietro “il fuoco ormai è depotenziato!”.

D’altra parte, non è che se vediamo i pompieri controllare le attrezzature, ne deduciamo immediatamente che è in arrivo un incendio, e quindi smettiamo le nostre normali attività e ci blocchiamo in attesa di vedere la prima fiamma.

L’atteggiamento razionale, cioè, è quello della prevenzione senza panico: ci prepariamo indossando le mascherine, lavando le mani e rispettando le distanze non perchè siamo in preda al panico o sicuri che la seconda ondata arriverà, ma perchè queste norme dovrebbero rendere più difficile la ripresa del virus.

Nessuna delle due narrative – quella ottimista, del virus scomparso, o quella pessimista, del virus che sta già riprendendosi il paese – è utile ad affrontare la realtà, perchè una aumenta le probabilità oggettive di una ripresa epidemica, mentre l’altra paralizza la nostra capacità di ripresa generale e di reazione razionale di fronte al pericolo.

Concentriamoci sui dati. I dati non dicono che abbiamo già un vaccino, che il virus sia scomparso, che il caldo lo blocchi o che abbia perso potenza; ma dicono che la prima ondata è finita e che quindi, profittando delle nostre migliori conoscenze in termini di prevenzione (mascherine, igiene delle mani, distanza) e di cura (Remdesivir, Tocilizumab, plasma, maggiore capienza delle terapie intensive, gestione dei pazienti migliorata eccetera), possiamo prepararci al meglio ad affrontare un rischio aggiuntivo, riorganizzando le nostre attività e la nostra vita nel modo migliore.

E, per piacere, lasciate perdere l’ottimismo e l’allarmismo, che fanno parte di uno spettacolo allestito dai singoli o dal sistema della comunicazione (magari su indirizzo politico); guardiamo a fatti e spiegazioni, e, se non ce ne sono, aspettiamo qualche numero prima di prendere posizione inutilmente, usando i condizionali e le ipotetiche se proprio vogliamo discutere di scenari.

 

2. La battaglia per screditare l’analisi quantitativa continua.

Siccome i numeri fanno un po’ paura a chi, come l’assessore lombardo alla sanità Gallera, non ha idea nemmeno delle cose più elementari, sta sorgendo un coro sempre più forte che rifiuta in toto ogni analisi quantitativa.

Invece di concentrarsi sulla qualità (scarsa) dei numeri che abbiamo a disposizione, si contesta l’idea stessa che sia possibile capire e descrivere la realtà in modo analitico e quantitativo, riducendo i ricercatori ad una caricaturale rappresentazione di nerd dietro una tastiera, e dando a bere che solo chi sta in corsia o in laboratorio possa capire cosa succede.

La realtà, naturalmente, è all’opposto: chi è in laboratorio a pipettare, senza analisi numerica dei dati e dei risultati, è indistinguibile da uno di quei robot di ultima generazione a questo devoluti, così come chi sta in corsia a curare, senza occuparsi di interpretare quantitativamente la realtà, sa di scienza quanto un idraulico, bravissimo a riparar tubi, sa di fisica dei fluidi. In realtà, tanti di quelli che stanno in laboratorio o in corsia sanno benissimo far di conto ed usare come si deve la statistica, e sanno che la nostra percezione diretta della realtà può essere distorta e parziale, come Platone ci insegnò con il mito della caverna; ma forse dà fastidio che i numeri possano contraddire narrative come quelle discusse al punto sopra.

Con una precisazione: può capitare benissimo che l’istinto dei clinici o di chiunque sia più rapido ed utile dell’analisi dei dati, nell’anticipare la realtà, perchè i dati arrivano con il tempo, mentre le decisioni vanno prese in certi contesti subito; questo, però, non autorizza affatto a pensare che i dati ed i numeri siano inutili o a irridere chi vi dedica la vita, visto che, alla fine, solo così potremo sapere se quella che pareva una buona intuizione ha fondamento nella realtà.

 

3. YouTube, come fonte di scoperte scientifiche, non funziona.

Avigan, nei risultati ad interim postati in seguito al trial clinico in Giappone, non mostra benefici. “Molte persone del settore, incluso io stesso,erano innanzitutto preoccupate che ci fosse troppo clamore” ha detto in un post su Facebook Koji Wada, un membro del comitato di esperti governativo sul “potrebbe avere qualche effetto come placebo”. (https://leaderpost.com/…/3402ee69-1fd9-44d2-8c60-d9dd6d1b1…/)

Ora, l’azienda produttrice ha lasciato sul terreno il 2.1% del valore delle sue azioni; però i guadagni di Marzo, ottenuti sfruttando le speranze suscitate sui social, avranno ovviamente reso in interessi quel che serve a garantire un guadagno sicuro, anche in assenza di un risultato qualunque. Cioè una molecola vecchia e sostanzialmente abbandonata, è stata trasformata in una star, che ha fatto salire le azioni e guadagnare in borsa, prima di essere eventualmente gettata nel dimenticatoio per mancanza di efficacia e prima che le azioni della casa produttrice tornassero a livelli normali. Quando parlate a vanvera di cure nascoste e di farmaci miracolosi ignorati in nome del denaro, provate a pensare a chi state facendo guadagnare.

 

Ps.

Nella foto sotto, il cielo di Ivrea, ieri sera da casa mia: le nuvole sono ancora all’orizzonte, ma la tempesta per ora è finita.

Enrico Bucci
Enrico Bucci
bucci@per.it

Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia (dove conduce attività di ricerca sulla biologia dei sistemi del cancro). Si occupa di dati biomedici, frodi scientifiche e biologia dei sistemi complessi. Fondatore di Resis Srl, piccola azienda dedicata all’analisi dei dati scientifici, con particolare riguardo alla loro integrità. È autore di circa 80 pubblicazioni peer-reviewed e di un libro divulgativo dedicato alla frode scientifica pubblicato nel 2015 (Cattivi Scienziati, ADD editore, Torino). Collabora con Scienzainrete e con Il Foglio.Ph.D. in Biochimica e Biologia molecolare (2001), è professore aggiunto alla Temple University di Filadelfia (USA). È membro della rete SeTA.

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