Da Versailles un messaggio di unità e compattezza. L’Ue prepara la difesa contro la Russia - Fondazione PER
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Da Versailles un messaggio di unità e compattezza. L’Ue prepara la difesa contro la Russia

di Vittorio Ferla

 

Come è andato il vertice informale europeo che si è svolto ieri e l’altro ieri a Versailles? È stato “un grande successo” che ha visto un’Europa “mai così compatta”, come ritiene il presidente del Consiglio Mario Draghi? O siamo di fronte all’ennesima delusione, come sostiene il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, che si aspettava qualcosa di più a proposito della richiesta di adesione alla Ue da parte di Kiev? Oppure dobbiamo dire ancora una volta che la verità sta nel mezzo, se si pensa che i progressi dell’unità europea sono sempre assai lenti e che l’azione dell’Ue va avanti un passo per volta?

Il presidente ucraino è un maestro del palcoscenico e gioca abilmente la sua parte. “Come valutiamo la decisione presa? Non è quello che ci aspettavamo”: è stato il suo commento sulle decisioni prese a Versailles. Secondo il leader ucraino, almeno il 60 per cento dei cittadini europei sarebbe favorevole all’integrazione dell’Ucraina. Per questo “l’Unione europea deve fare di più”. L’abilità di Zelensky di guidare la resistenza del suo popolo con le armi di una comunicazione spettacolare è ammirevole. Ed è anche grazie a queste capacità – e alla sistematica pressione che Zelensky riesce a esercitare sulle cancellerie europee – che l’Europa si è mobilitata con un sentimento e una determinazione univoci. La resistenza dell’Ucraina è preziosa per l’Europa perché le permette di riscoprire le ragioni profonde della sua unione e della sua missione. Allo stesso modo, gli ucraini stanno conquistando sul campo il diritto di entrare nell’Europa democratica e libera, sottraendosi all’oppressione della dittatura di Mosca.

Ma servirà del tempo. Come ha spiegato ieri Mario Draghi alla fine dei colloqui, l’Italia è in prima fila per sostenere l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Ma bisogna tener conto anche delle cautele degli altri paesi. E, soprattutto, bisogna ricordare che il trattato che regola la materia prevede una scrupolosa valutazione delle condizioni del paese richiedente che può richiedere anche degli anni. Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, “non è possibile una procedura accelerata con un paese in guerra”. Tuttavia, per la premier estone Kaja Kallas, il risultato del vertice è, di fatto, un “semaforo verde” per Kiev. Secondo Kallas, “ci vuole tempo, ma tutte le parti coinvolte si impegnano a fare tutti i passi necessari il più rapidamente possibile”.

Nel frattempo, dalla reggia di Versailles arriva il massimo della compattezza politica nel sostegno al governo di Kiev. La prima voce è quella dei contributi economici. “Oggi esborsiamo 300 milioni nell’emergenza per l’assistenza macro-finanziaria all’Ucraina. È il primo pagamento previsto nel pacchetto da 1,2 miliardi. Quindi ancora più risorse sono in arrivo”, annuncia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Sul piano militare, l’Unione Europea fornirà altri 500 milioni di euro di armi all’esercito ucraino, oltre ai 500 milioni che erano già stati confermati nelle scorse settimane. Un impegno consentito dall’European Peace Facility, lo strumento di finanziamento fuori bilancio (con un tetto di cinque miliardi) entrato in funzione nel luglio 2021 e impiegato nel contesto di aiuti militari a Paesi terzi. Infine, da Versailles arriva l’avviso di un quarto pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca che, spiega von der Leyen, “isoleranno ulteriormente la Russia dal sistema economico globale”.

Il vertice informale affronta ovviamente questioni economiche rilevanti come l’indipendenza energetica e le politiche di bilancio. Ma battezza anche l’esordio di una questione inedita: la difesa comune. La minaccia di Putin risuscita in modo prepotente un tema che gli europei – e soprattutto gli stati dell’Europa occidentale – sembravano aver dimenticato. Sul punto la mobilitazione dei paesi orientali è molto forte. Sia per motivi storici: il ricordo della dominazione sovietica. Sia per motivi attuali: la paura di ritrovarsi l’espansionismo russo alle porte di casa. Nella dichiarazione finale di Versailles i capi di governo concordano una serie di iniziative per la sicurezza comune. L’aumento delle spese per la difesa. La collaborazione tra i paesi membri su progetti e appalti congiunti. L’investimento su alcune capacità strategiche come la sicurezza informatica e la connettività spaziale. La sinergia sulle tecnologie innovative. Lo sviluppo dell’industria della difesa. Per fare tutto questo non sarà così necessario riaprire i cordoni della borsa (lo sarà, viceversa, per sostenere i sacrifici provocati dalle sanzioni e dalla rinuncia al gas russo). Per la difesa serve soprattutto maggiore coordinamento. In termini politici, è un altro poderoso passo verso l’unità. Come spiega infatti Mario Draghi in conferenza stampa a Versailles, l’Unione Europea “spende per la difesa tre volte quello che spende la Russia. È un dato che mi ha sorpreso: pensavo fosse molto meno. Dobbiamo pertanto raggiungere un coordinamento migliore di quello che c’è oggi”. Il cammino è appena iniziato. Entro metà maggio la Commissione europea preparerà un documento di analisi delle lacune di investimenti in difesa. C’è poi l’intenzione di convocare un nuovo vertice europeo straordinario sulla sicurezza e la difesa prima prima del Consiglio europeo di giugno. Tutto questo avendo chiaro che la guerra in Ucraina durerà a lungo, a dispetto delle attese di Vladimir Putin. E con la consapevolezza che, dopo uno shock di tale portata, la tensione con Mosca proseguirà per molti anni, prima di ristabilire le condizioni di collaborazione pacifica.

È chiaro che per gestire questo sconvolgimento delle abitudini europee saranno necessari tanti sacrifici e tante risorse. Come spiega ancora Mario Draghi, “i bisogni finanziari dell’Ue per rispettare gli obiettivi di clima, difesa, energia sono molto grandi. Secondo i calcoli della Commissione e assumendo che la mancanza che vogliamo riempire sulla difesa è lo 0,6%, il fabbisogno risulta essere pari a 1,5 o 2 o più trilioni di euro”. Dove si trovano queste risorse? Di sicuro, conclude Draghi, “a livello di bilancio nazionale questo spazio non c’è. Serve una risposta europea”. È la sfida delle sfide. Che vede ancora la resistenza dei paesi del Nord. Nel frattempo, però, l’Unione ha fatto un altro importante passo in avanti. Con la sua agenda strategica e di autonomia europea, “la dichiarazione di Versailles resterà negli annali”, dice con una certa soddisfazione il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, al termine del vertice. Gli fa eco il padrone di casa, Emmanuel Macron: “sono molto orgoglioso: in questi giorni nonostante la difficoltà, la gravità, le emozioni estreme attorno al tavolo, tutti insieme in modo unanime abbiamo preso atto che l’unico modo per preservare la pace sul nostro continente è l’unità”. Ebbene, come cittadini europei, dobbiamo crederci tutti.

Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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