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Ecco perché Putin non ha il benché minimo diritto di citare Kant

di Alessandro Maran

 

🇩🇪 Il 22 aprile scorso, all’Accademia delle scienze e degli studi umanistici di Berlino-Brandeburgo, il cancelliere federale tedesco Olaf Scholz ha tenuto un discorso per celebrare i trecento anni dalla nascita di Immanuel Kant, il filosofo che più di ogni altro ha influenzato il pensiero contemporaneo (👉 https://www.bundesregierung.de/…/rede-von-bundeskanzler…). Vale davvero la pena di leggerlo.
Scholz ha attaccato duramente Putin dicendo che il presidente russo “non ha il benché minimo diritto” di citare Kant (che Putin definisce il suo filosofo preferito), denunciando il tentativo della Russia di “appropriarsi” del pensatore e della sua opera “quasi a ogni costo”.
Ciò che collega il filosofo tedesco alla Russia è la sua città natale, Königsberg, che Kant non ha mai lasciato. Fondata nel 1255 dall’Ordine dei Cavalieri Teutonici, Königsberg è stata la capitale del Ducato di Prussia e in seguito della Prussia orientale. Tuttavia, nel 1945, la città fu ceduta all’Unione Sovietica secondo i termini dell’accordo di Potsdam e fu ribattezzata Kaliningrad.
Nel suo discorso, Scholz ha deplorato infatti che oggi Kant sia diventato un simbolo di Kaliningrad (il governatore locale Anton Alikhanov ha definito Kant un “trofeo russo”) e che il regime di Putin stia cercando di appropriarsi di lui e delle sue opere, cosa che non ha il diritto di fare, afferma il cancelliere tedesco, perché la guerra della Russia contro l’Ucraina contraddice tutte le affermazioni fondamentali del filosofo. La distruzione che la Russia sta causando in Ucraina rivela, sottolinea Scholz, un palese disprezzo per i principi di Kant e rappresenta un desiderio di distruzione la cui portata pochissimi di noi nell’Europa del 21° secolo avrebbero creduto possibile.
Senza dubbio, come ha scritto Claudio Cerasa, nel demolire il tentativo di Putin di appropriarsi del pensiero di Kant, Scholz ha offerto parecchi “spunti di riflessione utili anche all’ipocrita internazionale del pacifismo modello bandiera bianca” (👉 https://www.ilfoglio.it/…/qual-e-stato-il-vero…/). Ma va detto anche che quello di Scholz è davvero un discorso di prim’ordine, retoricamente efficace e politicamente intelligente, che conferisce peso e credibilità alle cose che il cancelliere tedesco va ripetendo (forse in modo troppo controllato) dal febbraio del 2022. Da leggere e rileggere (non ho trovato una traduzione in inglese ma si può ricorrere al traduttore di Google).
Aggiungo che le cose vanno come devono andare. “Come si fa a non vedere – scrivevo qualche anno fa – che se il principio che ha mosso Putin – la supposta necessità di proteggere i diritti e l’incolumità della popolazione russofona – dovesse affermarsi come ‘normale’, la giostra è destinata a ripartire? Kaliningrad si chiamava Königsberg (la patria di Immanuel Kant), Pola è italiana. Dal nostro confine orientale a Mosca cambia lingua ogni venti chilometri. Ricominciamo daccapo? Il ritorno della vecchia storia nel cuore del continente preannuncia, come abbiamo già visto nella ex Jugoslavia, il ritorno della guerra come strumento ordinario della politica. Putin non è un attore tra i tanti, è uno spettro del passato” (👉 https://www.ibs.it/nello-specchio-dell…/e/9788869580468).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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