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Erdogan è un autocrate. Ma sulla questione profughi ha ragione lui, non l’Ue

di Alessandro Maran

 

A chi non piacerebbe che la Turchia «avesse un governo laico, che rispettasse le libertà di giornalisti e accademici (e di tutti in buona sostanza) e che riuscisse a trattenere le pulsioni aggressive contro i curdi»? Erdogan resta un autocrate che sta portando la Turchia lontano dagli standard di democrazia, ma sulla questione dei profughi siriani e dei confini dell’Europa ha ragione.

Lo spiega Daniele Raineri oggi sul Foglio in un articolo imperdibile: «Vediamo titoli come “il ricatto di Erdogan” e “Erdogan spinge i profughi verso l’Europa”. Ebbene, il fatto è semplice: Erdogan ha ragione. I profughi che scappano a milioni verso l’Europa non sono turchi, sono siriani e vengono dalla Siria in guerra. E non sono in fuga da Erdogan, sono in fuga da una campagna militare del governo di Bashar el Assad e della Russia. Se gli aerei di Assad e della Russia non li bombardassero tutti i giorni, non si sposterebbero di un metro dalle loro case in Siria. Invece scappano verso la Turchia perché è la loro unica via di salvezza e perché c’è una campagna militare che li prende deliberatamente di mira e non c’è nessuno nella comunità internazionale – nessuno – che voglia occuparsi di loro. E però piuttosto che riconoscere questa realtà lineare, diamo a Erdogan una colpa che non ha: quella di produrre milioni di sfollati disperati».

«I siriani di Idlib – spiega Raineri – non sono “vittime collaterali” della guerra, come succede spesso in altri conflitti. Non ci sono finiti in mezzo per sfortuna. Sono il bersaglio di una campagna violenta e mirata che ha proprio lo scopo di depopolare la regione di Idlib per favorire l’avanzata dell’esercito di Assad. Gli sfollati non sono un prodotto di scarto delle operazioni di combattimento di questi mesi, sono l’obiettivo delle operazioni di combattimento di questi mesi».

«Il totale teorico è superiore ai sette milioni e i governi dell’Europa, dove siamo sull’orlo di una crisi di nervi per ventimila immigrati l’anno, pretendono che Erdogan se li accolli tutti e per sempre, che gestisca la crisi da solo. Non vogliono sentire parlare di bombardamenti russi o di torture di Assad. Non vogliono vedere che la Turchia si limita a fare da coperchio alla pentola, ma il fuoco sotto la pentola sono gli assadisti e la Russia. La crisi non è al confine fra Turchia e Grecia, la crisi è dentro alla regione di Idlib. E’ lì che occorre ottenere una tregua il prima possibile ».

Al solito, scrive Raineri, «pensavamo di appaltare a Erdogan tutta la questione degli sfollati per poter ignorare la questione siriana» e, al solito, «non sta funzionando»: «Il governo turco da mesi chiede alla Russia di negoziare una soluzione per Idlib e chiede all’Europa di intervenire nei negoziati con il suo peso (il 5 marzo Erdogan vede Putin). Per ora la linea politica dell’Europa è aspettare nella speranza che la crisi si risolva da sola. Non succederà. Quindi ora è inutile meravigliarci se Erdogan tenta di allargare il problema sfollati – che potrebbe raddoppiare in dimensioni nel giro di poche settimane – anche all’Unione europea. Se siamo vittime di un ricatto turco è perché è la posizione che per ora ci piace di più».

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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