Germania Green: un piano di recupero e modernizzazione della rete e delle stazioni ferroviarie | Fondazione PER
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Germania Green: un piano di recupero e modernizzazione della rete e delle stazioni ferroviarie

di Francesco Gastaldi

 

Dopo la pandemia, il tema dell’ambiente e della riduzione delle emissioni inquinanti è tornato ad essere uno dei temi cardine in tutta Europa. Gli stati dell’Europa centro settentrionale, da sempre più sensibili a tali questioni, stanno cercando di trasferire un’ampia percentuale del trasporto merci su rotaia. Sulla scia del governo austriaco, che all’inizio del 2020 ha largamente voluto il divieto di transito settoriale in Tirolo, la Deutsche Bahn, l’operatore ferroviario nazionale tedesco, tenterà di potenziare il trasporto merci su rotaia riaprendo 20 tratte ferroviarie chiuse da anni, quello via treno risulta essere infatti la modalità per le medie-lunghe distanze con il minor impatto sull’ambiente. La DB ha presentato il 22 giugno 2021 a Berlino i suoi piani in una conferenza stampa congiunta con l’associazione Allianz pro Schiene e l’Associazione delle aziende di trasporto tedesche (VDV).

La Germania dunque si impegnerà a ripristinare 245 chilometri di ferrovia attraverso un maxi-piano di investimento di 12,7 miliardi di euro. Il piano di recupero e modernizzazione della rete e delle stazioni si è consolidato dopo aver valutato circa 1.500 chilometri di ferrovie dismesse; l’azienda statale tedesca ha selezionato quelle più adatte a una rapida conversione dei trasporti. In questa maniera, al fine di garantire lo spostamento di un numero significativamente maggiore di camion su rotaia, si contribuisce in modo significativo ad alleviare l’impatto sulla popolazione afflitta dal transito dei mezzi pesanti, oltre che a dare un importante apporto alla tutela dell’ambiente. Le diverse linee prese in considerazione sono quelle suburbane intorno alle città di Berlino e Düsseldorf, ma anche tratte in piena campagna da usare per il trasporti dei prodotti agricoli, e il collegamento transfrontaliero tra Breisach, nel Sud-Ovest della Germania, e Colmar, in Francia. Questo però è solo il primo passo dal momento che un gruppo di lavoro di DB ha già individuato altre tratte da riaprire all’esercizio, per un totale di 1300 chilometri, per le quali esiste un potenziale di traffico, una volta valutato il rapporto tra costi e benefici. Il ripristino di una rete ferroviaria dismessa rappresenta così la voglia di fornire valide alternative di percorso alle merci sia su itinerari meno congestionati. Gli operatori economici, per favorire la riapertura di linee che erano state momentaneamente o definitivamente sospese, chiedono alle autorità federali di rivedere i criteri attuali di valutazione costi/benefici, poiché attualmente risultano troppo penalizzanti, ma occorre soprattutto inserire nel bilancio socio-economico i benefici ambientali sempre più rilevanti.

Alla base di questa scelta non c’è solo la necessità di disporre itinerari alternativi per le merci, vista la saturazione di numerosi assi viari e autostradali principali, ma anche l’attenzione nei confronti delle attuali questioni ambientali. Del resto, il governo centrale tedesco ha sostenuto con forza il rilancio del trasporto ferroviario, in linea con i nuovi obiettivi di mobilità sostenibile dettati dall’Unione Europea. I vantaggi di questo tipo di trasporto sono molteplici come la riduzione dei tempi di transito rispetto a quello su gomma e via mare, la convenienza, l’elevata sicurezza, il decongestionamento delle strade, il basso impatto grazie alle ridotte emissioni di CO2 oltre che lo spostamento di grandi quantità di merci su lunghe distanze. Jens Bergmann, membro del CdA di DB, ha dichiarato: “Vogliamo portare sempre più merci sui binari“. Inoltre la stessa società DB ha preventivato di assumere oltre 2.000 ingegneri e 1.700 addetti alla manutenzione per il suo piano di modernizzazione, da sommare al 20% in più di addetti alla gestione degli edifici e stazioni ferroviarie.

Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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