Grand Old Party, quelli che osano attaccare Trump - Fondazione PER
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Grand Old Party, quelli che osano attaccare Trump

di Alessandro Maran

 

“Non è il Voldemort dei libri di Harry Potter”. Chris Christie ha espresso così l’altro giorno il proprio sconcerto per la riluttanza dei suoi colleghi repubblicani ad attaccare pubblicamente il favorito delle primarie, “colui che non deve essere nominato”.
L’unico, tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca, che attacca Trump di petto è infatti l’ex governatore del New Jersey, uno degli ultimi esemplari rimasti di una specie di razza in via di estinzione: il repubblicano mainstream, pratico, liberale, antistatalista, distante dalle narrazioni cospirazioniste QAnon e dagli eccessi dei tea party.
La sera del 15 gennaio si vota in Iowa con la formula tradizionale dei caucus, le assemblee locali che rappresentano il calcio d’inizio dell’anno elettorale americano (il 23 gennaio poi si replica in New Hampshire con i seggi elettorali aperti tutto il giorno per le primarie). Eppure, come osserva Stephen Collinson della CNN, a soli dieci giorni dal via ufficiale, nel Partito repubblicano, i principali antagonisti dell’ex presidente non sono ancora disposti a sollevare la questione delle questioni, il suo punto debole, la responsabilità che, con quattro processi incombenti e 91 accuse penali, “potrebbe farlo inciampare nelle elezioni politiche e che lo perseguiterà nella storia: l’attacco alla democrazia americana” (👉 https://edition.cnn.com/…/trump-dominance…/index.html?).
Come ha chiesto martedì un elettore dell’Iowa al governatore della Florida Ron DeSantis durante il town hall meeting, l’incontro con gli elettori, della Grey TV: “Perché proteggi Trump? Di cosa hai paura?”
Certo, DeSantis e Nikki Haley hanno intensificato gli attacchi. L’ex governatrice della Carolina del Sud ha accusato Trump di mentire sul suo conto ricorrendo a spot elettorali che, secondo lei, distorcono i suoi trascorsi; e DeSantis si lamenta del fatto che il suo ex mentore politico ha paura di affrontarlo in televisione.
Ma i due rivali (che in realtà sembrano lottare per il secondo posto dietro a Trump, diretto alla sua terza nomination consecutiva) parlano solo in modo molto eufemistico dell’elefante antidemocratico nella stanza. Tutto questo ha fatto arrabbiare l’ex governatore del New Jersey, che ha ridicolizzato il dribbling con il quale Haley ha schivato il problema lamentando il caos e il dramma che hanno circondato Trump mentre era in carica, in un cenno all’attacco al Campidoglio tra i più cauti e obliqui che si siano mai visti. ”Che cosa significa esattamente, governatore? Perché non dirlo?” ha detto Christie in un recente evento nel New Hampshire, prima di paragonare l’ex presidente al mago oscuro del mondo magico della Rowling.
Christie (che ha sostenuto Trump nel 2016) è uno dei rari candidati repubblicani che ha osato attaccare Trump, definendolo inadatto a diventare presidente e definendo “disgustosa” la sua retorica sull’immigrazione. La sua missione è quella di mostrare all’elettorato del Gop che esiste un’alternativa, un modo diverso di fare politica e di interpretare il mandato presidenziale.
Probabilmente non andrà molto lontano. Nel New Hampshire gli elettori indipendenti anti-Trump potrebbero essere importanti, ma i suoi numeri dei sondaggi sono bassissimi in ogni altra sfida delle primarie. La difficile situazione di Christie risponde alla sua stessa domanda. DeSantis e Haley hanno paura di Trump perché non vogliono alienarsi i repubblicani che pensano che la sua sia stata un’ottima presidenza e sono ancora in sintonia con lui. Persino molti elettori repubblicani stanchi delle bizze infinite di Trump e delle minacce allo stato di diritto continuano a simpatizzare con l’ex presidente e non amano sentirlo criticare.
Intanto, Donald Trump ha fatto ricorso alla Corte Suprema contro la decisione del Maine e del Colorando di escluderlo dalle primarie repubblicane locali in base al 14° emendamento, che vieta l’accesso alle cariche pubbliche ai funzionari coinvolti in insurrezioni o rivolte contro la costituzione su cui hanno giurato. “Se la storia può insegnarci qualcosa – osserva Collinson – la questione del voto (che è costituzionalmente controversa anche tra molti studiosi di diritto liberali) legherà ulteriormente Trump ai suoi elettori di base, così come le sue quattro accuse penali e il suo processo per frode civile a New York. E lascerà DeSantis e Haley ancora una volta alla ricerca di un modo per attaccare Trump, senza allontanare i repubblicani che provano ancora affetto nei suoi confronti”.
Ma l’incapacità di Haley e DeSantis di fare i conti con questa “macchia indelebile nella storia americana” solleva altre due domande, scrive Collinson. Perché affrontare il processo estenuante, spesso umiliante, della candidatura alla presidenza se non puoi usare contro di lui il materiale politico più potente di cui disponi? Inoltre, data la sua ancora sconcertante popolarità tra gli elettori della base repubblicana le prossime settimane dimostreranno che era impossibile battere Trump nella sfida per la nomination?
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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