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I “cigni neri”, pianificare e programmare

di Francesco Gastaldi

 

Con “cigno nero” si intende un evento raro, imprevedibile e inaspettato. La recente diffusione dell’espressione, richiamata anche nel periodo Covid, si deve al filosofo e matematico libanese Nassim Nicholas Taleb, che nel 2007 ha dato alle stampe Il cigno nero – Come l’improbabile governa la nostra vita, un saggio dove spiega come la storia, ma anche la nostra vita stessa, siano segnate da avvenimenti sorprendenti, a cui diamo spiegazioni che spesso si dimostrano poco credibili. Secondo Taleb la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni sulla comparsa dei “cigni neri”, per (cercare di) renderli spiegabili, razionali e prevedibili. In realtà si tratta i avvenimenti sostanzialmente non prevedibili, non immaginabili e non classificabili secondo caratteri ordinari, tanto che quando si manifestano, non vengono neppure riconosciuti per quello che sono, seppur non rientrino nelle normali aspettative.

Niente nel passato può indicare in modo plausibile la possibilità che si verifichino, anche se possono avere un impatto enorme. Si caratterizzano per l’impossibilità di essere previsti con metodi scientifici, anche se carichi di conseguenze e per le distorsioni psicologiche che impediscono alle persone (sia come individui sia come collettività) di cogliere il ruolo enorme degli eventi rari nell’andamento della storia. La storia, secondo Taleb, sarebbe piena di cigni neri, fra questi: le mode, le epidemie, le idee. Tutti eventi inaspettati di grande portata e grandi conseguenze sul piano socio-economico (anche globale) che possono avere un ruolo importante e nevralgico nel percorso evolutivo. Tali eventi, considerati estremamente divergenti rispetto alla norma, possono giocare un ruolo molto più importante dell’insieme degli eventi ordinari.

 

Cigni neri e razionalità limitata

Il carattere proprio di un’operazione di pianificazione consiste nel voler determinare i comportamenti futuri di una pluralità di soggetti, ma i “cigni neri” evidenziano una inadeguatezza delle conoscenze utilizzate per la definizione di molte politiche di intervento emergenziali. In termini generali questa problematica tende a coincidere con quella del ruolo, del senso e della legittimità di un intervento pubblico eccessivamente rigido e programmatorio nel lungo periodo. E’ utopistico pensare di predeterminare il comportamento dei diversi attori (e di integrare obiettivi e interessi di gruppi sociali), i “cigni neri” ci sono e non vanno sottovalutati, ci sono “problemi maligni”, questioni intrattabili, circoli viziosi, problemi sfuggenti. Le crisi evidenziano molte nostre incapacità nel pre-configurare il futuro, anche a breve periodo e perfino il carattere scarsamente razionale di operazioni di questo tipo che in breve periodo possono apparire (ed essere) vecchie e superate.

Con processi di globalizzazione sempre più spinti e accelerazioni delle dinamiche in atto, il rischio più grande sta nel fatto che piani e programmi siano costantemente in ritardo e perfino sconvolti da eventi rari, rincorrano continuamente l’evoluzione economica e sociale, non siano in grado di prevedere scenari, non riescano a riconoscere come la dotazione di potenzialità esistenti possa divenire motore di opportunità economiche. Per valorizzare e permettere il dispiegarsi ai fini dello sviluppo delle dotazioni ancora esistenti nei diversi ambiti territoriali, occorrerebbe valutare se è possibile orientarsi verso un numero di regole minori, ma più stabili nel tempo e più semplici nella formulazione. Affinché creatività e innovazione si sviluppino c’è bisogno di un sistema semplice di regole di base, così da poter favorire forme di sperimentazione da parte della realtà socio-economica. In un quadro in cui le risorse per lo sviluppo (imprese, capitali, persone) possono facilmente spostarsi da un luogo all’altro, ed esiste una forte competizione per intercettare funzioni pregiate, un sistema di pianificazione eccessivamente rigido e vincolistico può precludere opportunità.

 

Francesco Gastaldi
Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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