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I Democratici conquistano la Georgia (e il Senato), mentre Trump affronta i suoi guai giudiziari

di Vittorio Ferla

 

Alla fine, Raphael Warnock, pastore protestante afroamericano, ce l’ha fatta. Con 100 mila voti di scarto ha sconfitto lo sfidante repubblicano Herschel Walker nel ballottaggio per un seggio al Senato in rappresentanza della Georgia. Non è la prima volta. Warnock, infatti, veniva già da una vittoria straordinaria in occasione dei ballottaggi del 2021. Straordinaria perché era da almeno 30 anni che i Democratici non vincevano in Georgia, ormai considerata una roccaforte ‘rossa’, dominata cioè dal Gop, il partito conservatore. Straordinaria soprattutto perché era la prima volta che lo stato dove era nato Martin Luther King nel 1929 riusciva a eleggere un senatore afroamericano. La Georgia infatti è uno degli stati americani maggiormente segnati dalla macchia della tradizione schiavista. E ancora oggi la vita per i cittadini neri, da quelle parti, è tutt’altro che facile. Nell’occasione della sua prima storica vittoria, Raphael Warnock raccontò che sua madre 82enne aveva scelto di votare per il figlio più giovane, l’undicesimo di dodici, con le stesse mani con cui raccoglieva il “cotone degli altri”. Una dichiarazione che spiega bene le ferite ancora vive e aperte dei neri schiavizzati nelle piantagioni di cotone. La vittoria del reverendo capo della Chiesa di Atlanta ha lasciato una traccia profonda nella classe dirigente repubblicana. Al punto che, nel marzo 2021, lo stato della Georgia, per iniziativa del suo governatore, il repubblicano Brian Kemp, ha approvato un disegno di legge volto alla restrizione del diritto di voto. La scusa erano i presunti brogli perpetrati dai democratici, frutto della teoria del complotto lanciata dopo le elezioni del 3 novembre 2020 dall’ex presidente Usa, Donald Trump. Con questa motivazione fu così limitato (da tre settimane di tempo ad una sola) proprio il voto per posta. Che, secondo Trump, avrebbe favorito la vittoria di Joe Biden in alcuni stati chiave, Georgia compresa. Ma che, soprattutto, permetteva una maggiore partecipazione al voto da parte della popolazione afroamericana. Il testo di legge prevede perfino il divieto di distribuire cibo ed acqua agli elettori in fila ai seggi, oltre alla limitazione delle cassette postali in cui introdurre il voto da spedire e nuovi requisiti per l’identificazione ai seggi. Una serie di norme bizzarre che avevano soltanto lo scopo di rendere più difficile la possibilità di recarsi ai seggi proprio ai cittadini più penalizzati. Che, in Georgia, sono appunto i neri, tradizionale bacino di voti per i Democratici. A dispetto di queste limitazioni normative, Warnock ha ottenuto la riconferma e, a questo punto, ricoprirà l’incarico per un totale di sei anni. Al ballottaggio della Georgia, che ha prolungato una delle campagne elettorali di midterm più combattute nella storia del paese, era appeso il destino della legislatura e del governo in carica. Grazie alla vittoria di Warnock, i Democratici potranno contare nel prossimo biennio su una maggioranza di 51 seggi che consente a Joe Biden dei margini di manovra ben più ampi rispetto a quelli previsti. In genere, le elezioni di midterm funzionano come occasione per colpire l’amministrazione in carica. Viceversa, questa volta Joe Biden è riuscito a difendere la maggioranza del suo partito almeno al Senato: una vittoria storica che delude totalmente le aspettative di Donald Trump e del suo seguito populista e che rimette in discussione la leadership del tycoon sul partito. Il risultato dell’ultimo ballottaggio per il Senato, infatti, completa la disfatta di Trump. Che aveva puntato le sue carte soprattutto su tre candidati, suoi fedelissimi: Mehmet Oz, celebre medico e star televisiva in Pennsylvania, Blake Masters, venture capitalist libertario con simpatie nazionaliste di stampo cospirazionista e razzista in Arizona, e, appunto, Herschel Walker, ex giocatore di football americano folgorato sulla via del trumpismo in Georgia. Perfino la riconferma del repubblicano Brian Kemp come governatore della Georgia – a spese per la seconda volta della democratica Stacey Abrams – può essere considerato come una sconfessione degli obiettivi di Donald Trump. Kemp, infatti, non solo nel 2021 si era rifiutato di sovvertire i risultati elettorali che premiavano Biden, come richiesto dall’ex presidente sconfitto, ma ha pure eliminato alle primarie del Gop uno sfidante sostenuto da Trump. Detto questo, la Georgia resta uno stato swing, ovvero uno stato oscillante tra i blu (democratici) e i rossi (repubblicani) e tornerà ad essere determinante nelle presidenziali del 2024. Nel frattempo, però, basta quel singolo seggio per garantire ai Democratici una vita più facile sia nelle commissioni che in aula. La maggioranza di 51 a 49 al Senato modifica il sostanziale pareggio di due anni fa: quel 50-50 superato sinora solo grazie al voto di Kamala Harris, che in quanto vicepresidente degli Usa ricopre il ruolo di presidente della camera alta. Il vantaggio dà ai Democratici un controllo più incisivo del Senato. La maggioranza più larga diminuisce il ruolo decisivo di singoli senatori come Joe Manchin III, democratico del West Virginia, che ha usato il suo status di democratico “conservatore” per esercitare un potere di veto su alcuni provvedimenti dell’agenda del presidente Biden. In questo modo, poi, i Democratici potranno rintuzzare l’assalto di inchieste sui presunti brogli programmati dai Repubblicani per mettere in difficoltà Joe Biden, fino al punto di chiederne le dimissioni (o addirittura l’impeachment). In verità, è proprio il fronte legale quello che potrebbe ritorcersi contro Donald Trump. La sua azienda di famiglia, la Trump Organization, è stata giudicata colpevole di frode finanziaria e fiscale dopo un processo a New York. La giuria, che ha deliberato dopo più di un mese di udienze, “ha ritenuto la Trump Corporation e la Trump Payroll Corporation colpevoli su tutti i fronti”, ha dichiarato il procuratore di Manhattan Alvin Bragg. Il verdetto di colpevolezza arriva al termine di un’indagine penale durata tre anni. Secondo i procuratori, la società di Trump è colpevole di “aver coltivato una cultura di frode ed inganno con una politica di benefit di lusso che permettevano a suoi top manager di falsificare le dichiarazioni dei redditi mascherando i veri compensi”. A ciò si aggiungano le indagini relative all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Bennie Thompson, deputato democratico del Mississippi e capo del comitato d’inchiesta, martedì ha promesso di presentare una serie di denunce penali al Dipartimento di Giustizia. E questa lista potrebbe includere proprio Donald Trump.

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Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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