I guai di Donald Trump e la deriva populista dei repubblicani - Fondazione PER
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I guai di Donald Trump e la deriva populista dei repubblicani

di Alessandro Maran

 

🇺🇸 In questi giorni, a tener banco sono soprattutto le notizie sui problemi economici di Trump. Della cauzione milionaria che dovrà pagare Donald Trump hanno parlato anche a Striscia la Notizia (👉 https://www.striscialanotizia.mediaset.it/…/problemi…/).
In corsa per riconquistare la Casa Bianca e saldamente insediatosi come leader del partito, Trump deve affrontare una serie eccezionale di cause legali e di problemi finanziari. Le spese legali lo stanno mettendo in difficoltà e la necessità di trovare i soldi per evitare i sequestri è il più urgente problema finanziario di Trump. Trump ha già versato una cauzione di 91,63 milioni di dollari per poter fare appello nella causa per diffamazione intentatagli dalla giornalista E. Jean Carroll (👉 https://www.cnn.com/…/trump-carroll-83…/index.html) e i suoi avvocati affermano che non è in grado di trovare una società che versi al suo posto quasi mezzo miliardo di dollari per permettergli di presentate appello contro la condanna per frode finanziaria nell’ambito di un processo a New York, in cui è accusato di aver manipolato la valutazione degli immobili della società di famiglia (👉 https://www.cnn.com/…/trump-464-million…/index.html).
Inevitabilmente, la crisi di liquidità dell’ex presidente americano ha dato origine ad un miscuglio di Schadenfreude, la “gioia maligna” provocata dalla sfortuna altrui, di indiscrezioni e di analisi equilibrate.
John Cassidy su The New Yorker scrive: “Se la corte d’appello respinge le richieste di Trump (di ridurre le garanzie di pagamento), allora, almeno in teoria, l’ufficio di James (il procuratore generale di New York) potrebbe avviare un’azione legale già la prossima settimana per congelare i suoi conti bancari e sequestrare parte del suo patrimonio immobiliare. In un momento in cui il team legale di Trump ha goduto di una serie di successi nel ritardare i quattro procedimenti penali contro il suo cliente, (l’affermazione di Trump di non poter pagare la cauzione) è arrivata a ricordare il grave pericolo legale e finanziario che corre Trump” (👉 https://www.newyorker.com/…/a-financial-reckoning-for…). Alla CNN, Frida Ghitis sottolinea che gli avversari degli Stati Uniti hanno sicuramente notato che Trump ha bisogno di soldi. Ciò presenta un rischio per la sicurezza nazionale, sostiene Ghitis, poiché soggetti stranieri potrebbero sfruttare la vulnerabilità finanziaria di Trump (👉 https://www.cnn.com/…/trump-bond-financial…/index.html).
Ma con quel che sta succedendo al vertice del Partito repubblicano, si finisce per trascurare la cosa forse più importante: il GOP ha subito una evoluzione molto significativa anche sotto la superficie, ed è cambiato in modo sostanziale anche in termini politici e riguardo alle politiche.
I leader reaganiani del partito, come l’ex leader della minoranza al Senato Mitch McConnell e gli ex presidenti della Camera John Boehner e Paul Ryan, sono stati rimpiazzati. Segnalo due ritratti, tracciati di recente, che cercano di analizzare due nuove figure di spicco. Sul New Yorker, David D. Kirkpatrick studia Mike Johnson, improvvisamente consacrato presidente della Camera, convinto sostenitore di Trump, autoproclamatosi estremista di destra e conservatore sociale che mostra cortesia, considerazione e modi gentili, del tutto antitetici allo stile personale di Trump (👉 https://www.newyorker.com/…/03/25/mike-johnson-profile). Su POLITICO Magazine, Ian Ward traccia il profilo del senatore J.D. Vance, un populista che spinge il suo partito sempre più lontano dall’ortodossia conservatrice, in direzione della ridistribuzione della ricchezza, delle barriere commerciali e l’isolazionismo in politica estera che, rimarca un osservatore, ricorda il GOP tra le due guerre mondiali (👉 https://www.politico.com/…/mr-maga-goes-to-washington…).
La redazione di The New York Times si è recentemente lamentata del fatto che il GOP sia ormai preda del culto della personalità di Trump (👉 https://www.nytimes.com/…/trump-republican-party.html). Su The Atlantic, Damon Linker ravvisa invece una radicale trasformazione ideologica e demografica. Il consenso reaganiano a favore dello “Stato minimo” e delle imprese è scomparso, sostiene Linker; demograficamente, il GOP sta diventando una coalizione interrazziale di elettori senza istruzione universitaria. “I relativamente pochi elettori che desiderano una restaurazione di Reagan non la troveranno nell’attuale Partito Repubblicano”, scrive Linker. “Potrebbero non trovarla del tutto nemmeno nel Partito Democratico di Joe Biden. Ma almeno lì, possono fare causa comune con le correnti centriste aperte al mix reaganiano di tassazione ridotta, immigrazione liberale, libero scambio e internazionalismo intransigente unito alla religione civile dell’eccezionalismo americano. Nel GOP post-Trump, tali opinioni sono attivamente sgradite (a parte i tagli fiscali) (…) Non importa chi risulterà essere il successore di Trump, quella persona sarà qualcuno che parlerà la lingua degli elettori senza istruzione universitaria e vedrà il mondo come loro. Il GOP è ora uno strumento del populismo di destra” (👉 https://www.theatlantic.com/…/donald-trump…/677800/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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