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I negoziati di Putin non portano mai a nulla, inutile trattare con lui

di Alessandro Maran

 

La guerra in Ucraina, dicono tutti, è in una fase di stallo. Lo ha detto anche il comandante militare ucraino, generale Valery Zaluzhny, in un’intervista pubblicata due mesi fa da The Economist (👉 https://www.economist.com/…/ukraines-commander-in-chief…). Ma come sottolineano alcuni studiosi, la situazione non è così semplice: le linee del fronte potrebbero essere statiche, ma non è che i soldati ucraini e russi abbiano smesso di combattere. Insomma, lo stallo non è uno stallo.
Il noto analista della guerra in Ucraina Jack Watling, del think tank britannico RUSI – Royal United Services Institute for Defence and Security Studies che si occupa di difesa e questioni di sicurezza, sostiene in un nuovo articolo su Foreign Affairs che “la percezione di uno stallo… è profondamente errata. Mosca e Kiev sono entrambe in gara per ricostruire le forze di combattimento offensive. In un conflitto di questa portata, il processo richiederà tempo. Anche se la prima metà del 2024 potrebbe portare pochi cambiamenti nel controllo del territorio ucraino, il materiale, la formazione del personale e le vittime che ciascuna parte accumulerà nei prossimi mesi determineranno la traiettoria a lungo termine del conflitto. L’Occidente in questo momento si trova infatti di fronte a una scelta cruciale: sostenere l’Ucraina in modo che i suoi leader possano difendere il loro territorio e prepararsi per l’offensiva del 2025 oppure cedere alla Russia un vantaggio irrecuperabile” (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/war-ukraine-not-stalemate).
Mentre circolano congetture su una soluzione negoziata, Sylvie Kauffman su Le Monde scrive che parlare con Mosca – e, più specificamente, fare affidamento sulla Russia come interlocutore onesto – non è realistico. Il presidente russo Vladimir Putin ha tutto l’interesse a prolungare la guerra, fintanto che questa non gli creerà contraccolpi politici in patria, osserva Kauffman. “E qui sta la trappola, che i sostenitori del negoziato non vogliono vedere. Nel suo quasi quarto di secolo al potere, Putin ha mostrato un talento notevole nell’aprire negoziati che non portano mai a nulla. É stato così dopo l’invasione della Georgia nel 2008 (…) è stato soprattutto il caso del cosiddetto processo del “formato Normandia”, lanciato nel 2014 dall’allora cancelliere Angela Merkel e dal presidente François Hollande per cercare di risolvere il conflitto nel Donbass. Durante tutti questi anni di infruttuosi colloqui diplomatici, né la Francia né la Germania hanno fornito alcun aiuto militare all’Ucraina, poiché erano parti coinvolte nei negoziati: è stato tutto tempo guadagnato per il Cremlino, che ha continuato la sua attività militare in Ucraina e i preparativi per una invasione su larga scala” (👉 https://www.lemonde.fr/…/pour-les-europeens-on-negocie…).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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