Il Canada ai ferri corti con India e Cina - Fondazione PER
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Il Canada ai ferri corti con India e Cina

di Alessandro Maran

 

Le placche tettoniche dell’ordine mondiale hanno messo il turbo e la geopolitica ha artigliato anche il Canada. A chi non piace il Canada? È un paese che per comporre le controversie si affida esclusivamente alla diplomazia ed è così amichevole che l’idea di una guerra tra gli Stati Uniti e il Canada è servita da ipotesi inverosimile per un film satirico di Michael Moore del 1995 (👇”Canadian Bacon”) con John Candy.
Eppure, come ha scritto recentemente Demetri Sevastopulo in un articolo sul Financial Times, perfino “il Canada si è trovato risucchiato in una serie di pericolosi dilemmi sul piano della politica estera che lo hanno costretto a lottare faticosamente per tenere in equilibrio valori, interessi e identità”.
Negli anni ’20, il politico canadese Raoul Dandurand descriveva il paese come una “casa a prova di fuoco”, circondato su tre lati dagli oceani Pacifico, Artico e Atlantico e con un “friendly neighbour” come gli Stati Uniti a sud. Ma come ha rimarcato il mese scorso il ministro degli esteri Mélanie Joly, “le placche tettoniche dell’ordine mondiale si stanno spostando” e “non si può più fare affidamento sulla nostra posizione sul globo – circondata da tre oceani – per proteggerci”.
Fatto sta che “ora il Canada si trova ai ferri corti sia con l’India che con la Cina – le due nazioni più popolose e le potenze emergenti di questo secolo”. È entrato in conflitto con la Cina su tutta una serie di questioni emerse negli ultimi anni, tra cui l’arresto da parte del Canada (su richiesta dell’America) del CFO di Huawei, Meng Wanzhou, accusata di frode bancaria e cospirazione per presunti rapporti commerciali con l’Iran (Meng è stata successivamente rilasciata; e sono stati rilasciati anche i due cittadini canadesi, detenuti in Cina dopo il fermo di Meng Wanzhou, tra mille polemiche per quella che è apparsa a tutti come una ritorsione); ha inoltre aperto un’inchiesta pubblica sulle ingerenze nella politica canadese da parte di Cina e Russia; e il primo ministro Justin Trudeau ha accusato l’India di aver assassinato un attivista sikh fuori da un tempio sul suolo canadese a giugno.
Secondo Roland Paris, riferisce Sevastopulo, “l’idea che il Canada fosse una casa ignifuga non è mai stata conforme al vero, ma ora è totalmente obsoleta” e, sempre ha detta dell’esperto di politica estera presso l’Università di Ottawa, “i canadesi stanno diventando sempre più consapevoli che le questioni di politica estera potrebbero avere un impatto diretto sulle loro vite”.
“Il Canada – scrive Sevastopulo – è un esempio drammatico della questione che molte democrazie di medie dimensioni si trovano ora ad affrontare: come condurre una politica estera che sia coerente con la loro identità politica in un momento in cui i governi autoritari stanno guadagnando influenza e quando il potere e le opportunità economiche si stanno spostando sempre più verso l’Asia, e in particolare verso Cina e India” (👉 https://www.ft.com/…/b5d91bce-4e36-427a-8fbd-00764bfa3460).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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