Il nuovo ordine mondiale secondo Xi - Fondazione PER
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Il nuovo ordine mondiale secondo Xi

di Alessandro Maran

 

“Nell’universo esiste una sola Terra, la casa comune dell’umanità. Sfortunatamente, questo pianeta da cui dipendiamo per il nostro sostentamento sta affrontando crisi immense e senza precedenti, sia conosciute che sconosciute, sia prevedibili che imprevedibili. Se la civiltà umana possa sopravvivere a questi eventi è diventata una questione esistenziale che deve essere affrontata apertamente. Sempre più persone sono arrivate alla consapevolezza che, invece di accumulare ricchezza materiale, il compito più urgente è trovare un faro guida per lo sviluppo sostenibile della civiltà umana, perché tutti noi abbiamo a cuore il nostro futuro. Dieci anni fa il presidente Xi Jinping proponeva l’idea di costruire una comunità globale di futuro condiviso, rispondendo a una domanda posta dal mondo, dalla storia e dai tempi: “Dove è diretta l’umanità?” La sua proposta illumina il percorso da seguire mentre il mondo è alla ricerca di soluzioni e rappresenta il contributo della Cina agli sforzi globali per proteggere la nostra casa comune e creare un futuro migliore di prosperità per tutti”(👉 https://www.mfa.gov.cn/eng/zxxx_662805/202309/t20230926_11150122.html).
Comincia così, in modo altisonante, il documento politico pubblicato da Pechino a settembre che delinea la visione cinese per la governance globale. Sul banco degli imputati “le azioni egemoniche, abusive e aggressive di alcuni paesi contro altri”, che, si legge nel documento, “stanno causando gravi danni” e stanno mettendo a rischio la sicurezza e lo sviluppo globali.
Insomma, Xi Jinping ha un piano su come dovrebbe funzionare il mondo e, ad un anno dal suo terzo mandato come leader cinese (che ha infranto tutte le regole e le consuetudini precedenti), sta intensificando gli sforzi per sfidare la leadership globale dell’America e porre la sua visione in primo piano. E c’è chi presta orecchio alle sue parole.
Come racconta Simone McCarthy nella sua newsletter “Meanwhile in China”, il mese scorso a Pechino, Xi, affiancato dal presidente russo Vladimir Putin, dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e da circa due dozzine di alti dignitari di tutto il mondo, ha celebrato la Cina come l’unico paese in grado di affrontare le sfide del 21° secolo. “Si stanno manifestando come mai prima d’ora, cambiamenti del mondo, dei nostri tempi e di importanza storica”, ha detto Xi al pubblico del Belt and Road Forum. La Cina, ha affermato, “farà sforzi incessanti per contribuire alla modernizzazione di tutti i paesi” e lavorerà per costruire un “futuro condiviso per l’umanità”.
La visione di Xi – sebbene ammantata da un linguaggio astratto e magniloquente – esprime apertamente il proposito del Partito comunista cinese di rimodellare un sistema internazionale che considera ingiustamente orientato a favore degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Pechino ritiene che sia venuto il momento di cambiare quel sistema e l’equilibrio di potere globale per garantire l’ascesa della Cina (e respingere gli sforzi per contrastarla). Al tempo stesso, man mano che che diventa sempre più assertiva e autoritaria, la Cina è considerata da tutti questi paesi un avversario.
Negli ultimi mesi, Pechino ha promosso il suo modello alternativo attraverso importanti documenti politici e nuove “iniziative globali”, nonché discorsi, incontri diplomatici, forum e incontri internazionali grandi e piccoli, con l’obiettivo di ottenere sostegno in tutto il mondo.
Molti osservatori guardano a questa campagna con una certa preoccupazione: un mondo modellato sulle regole di Pechino potrebbe diventare un mondo in cui le caratteristiche del suo governo autocratico e dal pugno di ferro – con la rigida sorveglianza, la censura e la repressione politica – potrebbero diventare pratiche accettate a livello globale. Ma l’iniziativa cinese si sviluppa in un contesto in cui le guerre all’estero, l’instabilità della politica estera americana da un’elezione all’altra e l’intensa polarizzazione politica interna hanno posto seri interrogativi sulla leadership globale degli Stati Uniti. Senza contare che, nel frattempo, questioni urgenti come il cambiamento climatico, la guerra di Putin all’Ucraina e il conflitto a Gaza hanno spinto in molti a chiedersi se l’Occidente, stia adottando l’approccio e le risposte giuste.
Tutto ciò coincide con le richieste di lunga data da parte dei paesi in via di sviluppo per un sistema internazionale in cui abbiano più voce in capitolo. Molti di questi paesi hanno rafforzato notevolmente i legami economici con Pechino, anche attraverso il progetto di costruzione di infrastrutture globali da mille miliardi di dollari che i leader di diversi paesi si sono riuniti per celebrare il mese scorso nella capitale cinese.
Resta da vedere quanti di loro accoglierebbero di buon grado un futuro in linea con la visione del mondo della Cina, ma la chiara spinta di Xi ad amplificare il suo messaggio in un periodo di continue tensioni con Washington alza la posta in gioco della rivalità tra USA e Cina. E come dimostra chiaramente la processione di leader mondiali che ha visitato Pechino negli ultimi mesi, anche in occasione del raduno del mese scorso, mentre molte nazioni possono essere parecchio scettiche nei confronti di un ordine mondiale proposto da una autocrazia come la Cina, altri paesi stanno ascoltando.
Sulla visione di Xi e sul nuovo ordine mondiale della Cina segnalo il resoconto integrale di Simone McCarthy (👉 https://edition.cnn.com/…/china-xi-jinping-world-order…).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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