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Il piano strategico per la vaccinazione ha troppe incongruenze: alcune domande

di Roberto Gulli

 

La lenta progressione delle vaccinazioni porta a chiedersi se mai sia possibile che il governo non abbia stabilito per tempo una strategia. Ecco una documentazione.

Il 16 dicembre scorso il Ministero della Salute ha presentato (condiviso?) alla Conferenza Stato-Regioni il documento avente per oggetto: Vaccinazione anti-SARS-Cov-2/COVID-19. Piano Strategico “Elementi di preparazione della strategia vaccinale”.

Il documento indica le priorità nella vaccinazione, gli aspetti relativi a logistica, approvvigionamento, stoccaggio e trasporto, la governance del piano di vaccinazione tra Ministero della Salute, Commissario Straordinario, Regioni e Province Autonome, l’ottimizzazione dei processi organizzativi e gestionali tramite apposito sistema informativo, le attività di sorveglianza sulla sicurezza dei vaccini e sulla risposta immunitaria, l’intento di fornire informazioni complete, obiettive e accurate per favorire un’ampia adesione alla campagna vaccinale, il peso economico della malattia predisponendo un utilizzo razionale e equo delle risorse.

E’ un documento di una quindicina di pagine, facilmente leggibile, reperibile a questo indirizzo http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2986_allegato.pdf. Il documento imposta le linee-guida da implementare con successive disposizioni: difficile non essere d’accordo.

Una prima perplessità è la data: dopo il 16 dicembre occorre attivare le complesse operatività necessarie per gestire la dimensione del problema in un tempo ridotto per avviare la vaccinazione di massa dai primi di gennaio. Il documento indica che è un aggiornamento al 12 dicembre 2020 di una prima versione del 2 dicembre, quindi si potrebbe pensare – o sperare – che sia l’esito di lavori già in corso. Questi in effetti sembrerebbero riflessi nei dati che vengono indicati nel documento del Ministero e nella presentazione del 16 dicembre del Commissario Arcuri (http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato3003695.pdf), che consentono alcune analisi e pongono gli interrogativi indicati nel seguito.

La progressione delle dosi dei vari vaccini, prevista nei quattro trimestri del 2021 e nei primi due del 2022 (se si manterranno le disponibilità), è la seguente:

 

Considerando due vaccinazioni a persona, è facile calcolare la progressione di vaccinati e l’incidenza su una popolazione di 60 milioni di persone:

 

Nelle previsioni, a metà del 2021 si dovrebbe raggiungere più del 70% della popolazione vaccinata; considerando che le persone fino a 14 anni sono 8 milioni e dovrebbero essere meno esposte al contagio, a metà anno più dell’80% della popolazione contagiabile dovrebbe essere immunizzata, oltrepassando così il livello minimo necessario per conseguire l’”immunità di gregge”.

Nella seconda metà dell’anno e nel 2022 non solo si completa la vaccinazione, ma si arriva a “rivaccinarne” più della metà: il documento non presenta questa analisi e non indica quindi le ragioni. Si può supporre che sia un fabbisogno utile per un secondo ciclo di vaccinazione, se il vaccino dura non più di 9 o 12 mesi.

Il Commissario Arcuri, nella sua presentazione, ha fornito i dati sul primo invio di dosi a tutte le regioni italiane. Un’analisi su sei regioni indica quanto segue:

Nel primo invio delle dosi, il Piano ha previsto una distribuzione non omogenea fra le regioni rispetto alla popolazione: la distribuzione risulta in alcuni casi più del doppio, dal 2% dell’Abruzzo al 4,2% del Friuli. Perché? Le differenze possono essere correlate alla capacità delle strutture di somministrare le dosi ricevute? Non è la risposta, se si guardano i giorni previsti in ogni regione per esaurire il primo invio delle dosi, anche considerando la maggiore velocità di chi ne ha meno: 4 in Abruzzo, 3 in Basilicata, 41 in Emilia Romagna, 36 in Lombardia.

Il numero di giorni così differente sembra in rapporto con la dimensione e il numero dei punti di somministrazione. Quelli grandi smaltiscono le dosi inviate in un tempo ben più rapido rispetto a quelli piccoli: vedi i dati positivi di Abruzzo, Basilicata, Lazio e quelli inaccettabili di Emilia e Romagna e Lombardia.

Questi nodi a dicembre erano già chiari, ma rimane ignota la ragione di distribuzioni non rispondenti alla capacità delle strutture sanitarie e, ancora prima, perché le strutture non siano state per tempo adeguatamente predisposte. E’ immaginabile la risposta: il centro ha la responsabilità della distribuzione, le regioni quella di idonee strutture per la somministrazione.

I dati di Arcuri si prestano anche a queste analisi.

Le vaccinazioni per equipe sono indicate nel sito quotidianosanità.it http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=90990, che riporta la conferenza stampa di presentazione del Piano.

“Per ogni punto di somministrazione si prevede la presenza di un’equipe composta da 1 medico e 4 infermieri. Mentre per la somministrazione domiciliare ci sarà 1 medico e 1 infermiere. I punti di somministrazione saranno attivi 7 giorni su 7 mentre per la somministrazione di vaccini a domicilio si prevede per le equipe impegnate un lavoro di 5 giorni settimanali. Si prevede di riuscire ad eseguire 6 vaccinazioni ogni ora presso i punti di somministrazione e 3 a domicilio.”

Qualora le vaccinazioni fossero effettuate solo nei punti di somministrazione, ogni medico + 4 infermieri [7/7] effettua 6 vaccini/ora; in 8 ore esegue in media 48 vaccini al giorno. I dati indicano una media di vaccinazioni per equipe variabile da 31 a 42, ben diversa dai 48 vaccini delle previsioni. Il calcolo è elementare: basta dividere il numero giornaliero di vaccinazioni con il numero di equipe.

Viene da chiedersi se prima di presentare i dati qualcuno abbia fatto qualche esercizio di verifica: è infatti preoccupante che si prevedano 48 vaccinazioni al giorno per equipe quando a livello regionale nessuno sembra in grado di tenere quella media e con rilevanti scostamenti fra regioni. Se questa è la base, è alquanto dubbia l’attendibilità del numero di vaccinati della popolazione italiana previsto nei prossimi mesi.

Previsioni approssimative non portano usualmente ai risultati attesi: si spera che le incongruenze segnalate abbiano in realtà valide ragioni e non siano la spia delle carenze gestionali che si stanno riscontrando.

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Roberto Gulli
gulli@per.it

Roberto Gulli, editore, ha gestito la casa editrice Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori (1975 – 2000), il riavvio di Einaudi (1986 – 1988) e del Saggiatore (1994 – 1996), la nascita di Paravia – Bruno Mondadori editori (2000 - 2007) e il suo passaggio a Pearson plc (2007), poi Pearson Italia (2010 – 2019). E’ stato Presidente del settore educativo dell’AIE - Associazione Italiana Editori (1999 – 2007). Continua la collaborazione con AIE nel settore scuola e formazione come parte dei suoi interessi.

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