Il Ponte euro-mediterraneo e la modernità rinnegata dal PD - Fondazione PER
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Il Ponte euro-mediterraneo e la modernità rinnegata dal PD

di Leandra D’Antone

 

Il 27 dicembre 2023 è scomparso Jacques Delors, socialista francese, nel 1992 tra gli artefici del Trattato di Maastricht fondativo dell’UE.  Tra i primi atti, Delors presentava il Libro Bianco. Piano delle politiche europee per la crescita, la competitività e l’occupazione, che indicava come assi prioritari di intervento Educazione, Formazione e Reti di connessione. Per le reti trasportistiche il Piano prevedeva nell’intera Unione collegamenti ferroviari ad alta velocità, per il loro contenuto di innovazione, diritti e regole, per il radicale impatto economico, culturale e ambientale, per la definizione e la sicurezza dei confini, per il valore “costituzionale” da sempre rappresentato nella formazione di nuovi Stati confederazioni di Stati. Il Network prendeva quindi forma nel primo programma TEN-T Transportation con grandi Corridoi intermodali da Est a Ovest, Dal Baltico a Mediterraneo, dalla Scandinavia alla Sicilia, da Berlino a Palermo.

Nel 1995 l’UE annunciava anche la creazione entro il 2010 di una Zona di libero scambio tra i paesi delle sponde Nord e Sud del Mediterraneo. All’inizio degli anni Novanta il sistema delle connessioni UE evidenziava un Sud europeo e italiano molto meno connesso rispetto agli Stati nordeuropei; un Sud italiano, corrispondente in tutte le sue regioni alle caratteristiche del ritardo di sviluppo, drammaticamente sottodotato di adeguate infrastrutture terrestri della mobilità. Per tale regione, oltre alla programmazione del Network TEN-T fino all’estremo Sud, venivano stanziati cospicui fondi europei e programmate politiche di coesione che favorissero rapidamente la convergenza delle aree in ritardo.

Ho voluto ricordare come l’Ue, sebbene nata con l’azzardo inedito della adozione di una moneta unica (legata a un patto di stabilità molto oneroso per i paesi con un forte debito pubblico), senza essere Stato e senza una politica fiscale comune, avesse come fondamento una progettualità tutt’altro che neo-liberista – come diffusamente sostenuto nella critica sia di destra che di sinistra alle regole di Bruxelles- o sbilanciata a favore dei Paesi più ricchi. L’UE offriva sin dalle origini agli stati nazionali, particolarmente alle regioni in ritardo e particolarmente attraverso gli investimenti nelle connessioni trasportistiche e i fondi strutturali di coesione, la possibilità di perfezionare l’economia sociale di mercato e un welfare fondato sulla qualità dei servizi e i diritti e la qualità della cittadinanza, tra cui il diritto alla mobilità e alla sua qualità.

Per l’Italia la nascita dell’Ue programmatica si presentava come insperato antidoto alla grave crisi politica per via giudiziaria (Tangentopoli), alla soppressione delle precedenti politiche di sviluppo, al dilagare di un radicale antimeridionalismo che aveva preso la forma della “Questione settentrionale” e delle Leghe Nord. L’UE ridava spazio a un Sud europeo in prima linea in un sistema globale di relazioni che aveva fatto del Mediterraneo uno nodo strategico del commercio globale. Dava respiro ad una politica italiana europeista, mediterranea e meridionalista, al momento sostenuta soprattutto dal nuovo Partito Democratico, nato dopo l’implosione del sistema comunista russo.

Il partito Democratico (ed alleati di sinistra) sono stati all’altezza delle nuove responsabilità storiche, traducendole in azione riformatrice di portata continentale? Rivolgo la domanda alla sinistra, visto che per tutti gli anni della transizione all’euro i governi di centro-destra puntavano sul Nord come locomotiva d’Italia e su una Europa a due velocità che escludesse inizialmente le regioni meridionali. Inoltre, dal 1992 al 2001, salvo un brevissimo semestrale governo Berlusconi nel 1995, l’esecutivo italiano è stato guidato dal centro-sinistra, con Amato, Prodi, Ciampi, D’Alema. 

Negli anni fra il 1993 e il 1998 si sono delineate sia le politiche italiane nel TEN-T, che quelle di sviluppo e coesione mediante la Nuova Programmazione del Dipartimento per la Coesione e lo sviluppo. Ne sono stati protagonisti i governi Ciampi e Prodi, quest’ultimo presidente del Consiglio dal 1996 al 1998, quindi presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004. Si è trattato di una fase molto promettente l’Italia, con indicatori di crescita nel segno della convergenza territoriale e di riduzione significativa del debito. Nel corso degli anni 1992-2004 venivano definiti gli investimenti nei Corridoi paneuropei. Il Corridoio 1 prevedeva l’alta velocità ferroviaria fino a Palermo e il collegamento stabile tra la Calabria e la Sicilia.

Nel 1992 era stato consegnato il Progetto definitivo di Ponte sospeso a campata unica di primato mondiale, messo a punto dalla migliore cultura ingegneristica e scientifica internazionale. Nel 1996 il Governo Prodi lo sottoponeva al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e avviava le gare internazionali per gli studi di fattibilità tecnica, economica, trasportistica, ambientale. Gli studi venivano consegnati nel 2001, quindi iniziava la consultazione degli interlocutori finanziari.

Nel 2003 il Ponte figurava tra le 18 opere prioritarie UE nella Short list del Commissario Karel Van Miert. Questi fatti sono stati rimossi dalla memoria politica della destra, che rivendica totalmente a sé la paternità dell’opera avendone comunque perseguito l’attuazione; ma sono stati totalmente rimossi anche dalla memoria di una sinistra che ha rinnegato la sua scelta (con l’unica eccezione del Governo Renzi 2014-16). E’ bastato il trionfo elettorale di Berlusconi e del centro-destra per far apparire al PD ed alleati la realizzazione di grandi opere fino allora auspicate, come cedimenti alla mafia, alla corruzione e alla distruzione dell’ambiente; la più innovativa di esse, il Ponte sullo Stretto, come megalomane e faraonico progetto del grande avversario politico.

La virata “filosofica” antiberlusconiana ha reso il PD passivo riguardo alle decisioni del centro-destra, che pur meritevole della prosecuzione della procedura per la realizzazione del collegamento e pur deliberando con la Legge Obiettivo il totale ammodernamento delle reti, ha concentrato nel centro-nord gli investimenti più rilevanti, lasciando le regioni meridionali in uno stato di crescente marginalità. Nel 1912, quando il Governo Monti cancellava il Ponte, parte delle risorse dedicate erano già state dirottate dall’ex Ministro Tremonti verso l’abolizione dell’Ici. Dal 2002 ad oggi non c’è stata occasione significativa, nomina di segretari della CGIL o di segretari di Partito, che non sia stata accompagnata da una irrituale dichiarazione di contrarietà al Ponte di Messina. Una banale manifestazione di opportunismo politico?

La surreale vicenda di un’opera di straordinario interesse (per la condizione di insularità la Sicilia perde ogni anno 7 miliardi di PIL; per mancanza di lavoro l’emigrazione di giovani più qualificati indica da tempo una catastrofica tendenza all’eutanasia demografica), nel suo procedere per stop and go, ne ha messo in inevidenza il suo uso ripetuto come giocattolo della politica. Persino più preoccupante nella cultura politica della sinistra, è stata la trasformazione dell’antiberlusconismo in involuzione verso un incomprensibile conservatorismo e ostilità alle innovazioni. Fino a rivelarne un cambiamento di identità rispetto ai valori del progresso scientifico e tecnologici da sempre sostenuti, confermati anche nella visione togliattiana della “via italiana al socialismo” con la condivisione di tutte le nuove frontiere delle tecnologie industriali, dalla chimica, all’elettronica, al nucleare. Fino a condurla a un ambientalismo dai tratti antiscientifici e prettamente ideologici, di cui l’ostilità alle grandi opere è diventata espressione e quella al Ponte di Messina lo sventolato vessillo.

Intanto una Ue incompiuta mostra da tempo le sue fragilità. Sono note le difficoltà attraversate dal 2008 per la crisi finanziaria mondiale, incontrollati flussi migratori, squilibri tra economie nazionali per cui Draghi ha immesso con il Quantitave Easing 3.600 mld nei circuiti finanziari europei; quindi quelle dovute alla pandemia, alla guerra ucraina e ora alla guerra mediorientale. Dopo l’aggressione russa il Mediterraneo è tornato centralissimo nell’interesse europeo per i rifornimenti energetici; mare un tempo Nostrum è controllato nella parte mediorientale e africana da Cina, Russia e Turchia. Il Ponte sullo Stretto è tornato strategico nell’azione dell’attuale Governo; è sostenuto da un Ministro dei trasporti dal passato radicalmente nordista che ora lo ritiene decisivo per i collegamenti nazionali, europei, globali; né di destra né di sinistra.

ll PD porta la responsabilità di offrire su un piatto d’argento al Governo la responsabilità di una eventuale caduta dell’opera per dinamiche interne all’esecutivo (saranno importanti i risultati delle elezioni europee) o per bassa crescita e scarsità di risorse finanziarie; di riassumere per propria ragione la causa del percorso euro-mediterraneo di sviluppo e coesione territoriale, nemmeno di fronte alla possibilità che sia l’ultima possibilità di sopravvivenza per la stessa UE. Nuovi conflitti e instabilità (il più recente nel Mar Rosso mette in grave crisi il traffico commerciale mediterraneo) possono spingere l’UE a ritirarsi negli spazi centro-settentrionali; parallelamente l’affermazione dei partiti cosiddetti sovranisti potrebbe portare all’indebolimento o abbandono dell’euro, motore dell’intero disegno di Maastricht.

Leandra D'Antone
dantone@per.eu

Professore Senior di Storia Contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Tra le pubblicazioni: "Senza pedaggio. Storia dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria", Donzelli 2008, "Da Ente transitorio a Ente permanente e L’architettura di Beneduce e Menichella", in "Storia dell’Iri", vol 1, Laterza 2012; "Due, molte una sola Italia", in "L’approdo mancato", a cura di F.Amatori, Annale Feltrinelli 2016; "La via siciliana al credito speciale. La Sezione di credito industriale" (con M.Alberti), in "Storia del Banco di Sicilia", a cura di F.Asso, Donzelli 2017. E’ autrice della voce "Pasquale Saraceno" per il "Dizionario Biografico degli italiani", Treccani.

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