Il riformismo di Olof Palme: l'eredità del welfare e il futuro dell'Europa | Fondazione PER
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Il riformismo di Olof Palme: l’eredità del welfare e il futuro dell’Europa

di Vittorio Ferla

 

Stieg Larsson, il fortunato autore della celebre trilogia “Millenium”, ci aveva preso. Come succede quasi sempre nei casi di omicidio politico, le ipotesi circolate sull’assassinio del primo ministro svedese Olof Palme – avvenuto il 28 febbraio del 1986, mentre tornava a casa da un cinema di Stoccolma con la moglie Lisbet – erano le più originali: dai servizi segreti sudafricani al PKK curdo, dalla Cia ai servizi segreti di qualche paese comunista, fino addirittura alla P2 italiana.

Stieg Larsson, in una sovrapposizione quasi diabolica tra realtà fattuale e fantasia letteraria, dopo aver indagato sull’attentato, era giunto alla conclusione che a sparare fosse stato qualche emissario di gruppi di estrema destra. Proprio mercoledì 10 giugno il procuratore svedese Krister Petersson ha comunicato finalmente l’esito delle lunghe indagini. Olof Palme fu ucciso da Stig Engström, un grafico con simpatie di destra. Larsson, insomma, si era messo sulle sue tracce, sulla base di un sospetto fondato: che all’origine della tragedia fosse proprio la follia politica. Dell’assassino sappiamo che lavorava come grafico nella società di assicurazioni Skandia, vicina al luogo del delitto. Ascoltato diverse volte dalla polizia come testimone, non fu mai indagato come responsabile dell’omicidio, e nel 2000 morì suicida. In un libro del 2016, “Nationens Fiende”, Lars Larsson, un altro scrittore, ipotizzò che potesse essere proprio lui l’assassino. Ma, come ogni romanzo giallo che si rispetti, un pezzo di verità resterà nell’ombra. Stig Engström, soprannominato “Skandiamannen” (“l’uomo della Skandia”, in svedese), è morto suicida nel 2000. Non sarà possibile formalizzare nessuna accusa nei suoi confronti e il caso verrà archiviato.

Viceversa, non resterà nell’ombra e non sarà archiviato l’incredibile caso di Olof Palme, vero e proprio monumento della socialdemocrazia europea, ancora oggi osannato in patria e ricordato come un modello di riferimento nella famiglia dei riformisti europei. Palme, guida dei socialdemocratici svedesi dal 1969 al 1986, nasce il 30 gennaio 1927 nel quartiere di Ostermalm, il più borghese di Stoccolma, da una famiglia di ricchi assicuratori. Nel 1948, quando va per motivi di studio negli Stati Uniti, presso il Kenyon College in Ohio, segue da vicino la campagna elettorale e comincia a studiare con curiosità il New Deal di Roosevelt e il pensiero dell’economista John Kenneth Galbraith. Un’esperienza che lo segnerà.

In un discorso del 1977 dirà: “Usando lo stato come uno strumento, noi abbiamo ottenuto per i comuni lavoratori salariati lo stesso tipo di sicurezza e lo stesso tipo di servizi che i benestanti hanno sempre dato per scontati, per il fatto che possono pagarseli direttamente. Dunque, è un’elementare questione di giustizia sociale”. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, infatti, i partiti della socialdemocrazia europea hanno contribuito a favorire la redistribuzione a favore dei più deboli, dei lavoratori, dei ceti oppressi. Ma hanno pure svolto un ruolo determinante nella costruzione di un contesto di istituzioni, regole e iniziative capaci di sostenere e accelerare lo sviluppo delle forze produttive, riducendo le sofferenze e le contraddizioni del capitalismo. Per svolgere questa funzione, la socialdemocrazia ha organizzato se stessa e la sua iniziativa su base nazionale.

Primo ministro della Svezia dal 1969 al 1976 e, di nuovo, dopo alcuni anni di opposizione parlamentare, dal 1982 fino al giorno del suo assassinio, Olof Palme, con il suo impegno per la costruzione del welfare state svedese, ammirato come modello dai socialisti di tutta Europa, è il campione di questa fase storica. Nel discorso che tiene al congresso del suo partito, il 4 ottobre 1969, in occasione della sua investitura da leader, Palme spiega: “Io sono un socialdemocratico svedese, un socialista democratico europeo. Noi ci pensiamo come un movimento di liberazione. Il socialismo democratico è infatti un movimento di liberazione dell’uomo”. Ma, in contraddizione con la scelta rivoluzionaria, ideologica e totalitaria, precisa: “La storia d’Europa di questo secolo si è incaricata di dimostrare che il movimento riformista dei lavoratori ha avuto nemici sia nelle dittature di destra sia in quelle di sinistra”. L’identità socialdemocratica, per Palme, si sviluppa su tre temi: lavoro, giustizia sociale, pace. “Noi – ricorda lo statista nel discorso di investitura – abbiamo sempre cercato di offrire a tutti i cittadini sicurezza ed eguaglianza di fronte agli imprevisti della vita”. Attenzione, però. Contro le derive totalitarie, Palme avverte: “Come socialdemocratici non abbiamo la pretesa di disegnare la società perfetta del futuro”. Piuttosto, spiega il leader svedese, “quello per cui lavorano i socialdemocratici è semplicemente una società che dia a ognuno l’opportunità di realizzare i propri progetti di vita”. Un vero e proprio inno al riformismo, insomma. Ma anche la traccia di una terza via tra i picchi di diseguaglianza del capitalismo americano e la pianificazione burocratica e oppressiva del regime sovietico. Una terza via che, per Palme, si tradurrà, da una parte, nell’attenzione solidale verso i paesi in via di sviluppo e, dall’altra, verso una maggiore integrazione – economica e politica – della Svezia all’Unione europea.

Che cosa può insegnare, ancora oggi, la lezione dello statista svedese? In realtà, il welfare dei singoli stati europei si rivela assai fragile. Travolta dalla rivoluzione digitale, sfidata dalla globalizzazione dei mercati e ferita dalla pandemia (con la conseguente crisi sanitaria), la dimensione nazionale appare una risposta insufficiente. Inoltre, la crisi economica fa ritenere che la celebre frase di Palme – “Il capitalismo è una pecora che va tosata regolarmente ma non ammazzata” – non possa più bastare. Forse proprio il Recovery Plan dell’Unione – basato sulla solidarietà tra gli stati europei e sul debito comune europeo – potrebbe rappresentare quella poderosa novità capace di conciliare libertà e giustizia. E di far rivivere il sogno di Olof Palme.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

1 Comment
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    Salvatore Vitale
    Pubblicato il 11:39h, 12 Giugno Rispondi

    Bella ed efficace sintesi. Un contributo utile a conoscere meglio il passato e ad agire in futuro seguendo la fondamentale ispirazione del grande Olof Palme.

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