Il ritorno di Trump riscriverebbe la geopolitica (e sarebbe una rovina) - Fondazione PER
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Il ritorno di Trump riscriverebbe la geopolitica (e sarebbe una rovina)

di Alessandro Maran

 

🇺🇸 🇪🇺 Come lamenta Ramesh Ponnuru, editorialista conservatore del Washington Post (che sul quotidiano americano si è chiesto “Cosa significa essere repubblicani?”: 👉 https://www.washingtonpost.com/…/2024-gop-campaign…/), la candidatura alla Casa Bianca dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel 2024 ha congelato il dibattito politico interno del Partito Repubblicano. In un certo senso, ha anche paralizzato la geopolitica.
Come hanno notato molti commentatori, un eventuale ritorno di Trump alla Casa Bianca avrebbe grandi conseguenze per i paesi di tutto il mondo. Sarebbe una brutta notizia per gli alleati di lunga data degli Stati Uniti che, come ha scritto Martin Wolf sul Financial Times ancora a novembre, Trump detesta in quanto presunti “scrocconi” (👉 https://www.ft.com/…/4a14c19e-8285-4688-aa19-542023520798); e potrebbe rivelarsi assai negativo per l’Ucraina e la NATO, ha scritto questa settimana David Frum su The Atlantic (👉 https://www.theatlantic.com/…/donald-trump…/677144/) in un articolo intitolato eloquentemente: “La rovina che comporterebbe una presidenza Trump”.
“Ovviamente, la scelta da parte degli Stati Uniti di un uomo e di un partito che hanno apertamente ripudiato la norma centrale della democrazia liberale – ha scritto Wolf – scoraggerebbe coloro che ci credono e incoraggerebbe i despoti e i loro lacchè ovunque. È difficile esagerare gli effetti di un simile tradimento da parte degli Stati Uniti. La combinazione di questo scoramento con l’approccio dichiaratamente transazionale di Trump indebolirebbe, se non distruggerebbe, la fiducia su cui si basano le attuali alleanze statunitensi”. Gli americani hanno ragione a deplorare il freeriding (un’espressione, per capirci, che prende il nome proprio dal comportamento di colui che sale sull’autobus senza comprare il biglietto) della maggior parte degli alleati, continua Wolf. “Non c’è dubbio, soprattutto, che gli europei (tra cui è incluso il Regno Unito) debbano fare di più. Ma l’alleanza ha bisogno di un leader. Per il prossimo futuro, gli Stati Uniti dovranno essere quel leader. Con la Russia che minaccia l’Europa e la Cina come concorrente , le alleanze saranno più importanti che mai, non solo per i suoi alleati, ma anche per gli Stati Uniti. Trump non lo capisce né se ne preoccupa”.
Su Foreign Affairs, Graham Allison osserva, infatti, che Trump sta già rimodellando la geopolitica (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/trump-already…). In altre parole, alleati e avversari degli Stati Uniti si stanno adeguando alla possibilità di un suo ritorno e operano in uno stato di sospensione.
Facendo un’analogia storica, Allison ricorda che durante la presidenza di Alan Greenspan della Federal Reserve americana, alcuni investitori usarono il termine “Fed put” (un’opzione put, in finanza, ti dà il diritto di cedere in futuro uno strumento finanziario, come un’azione, a un determinato prezzo) per sintetizzare il concetto che non importa quanto andassero male le cose nell’economia e nei mercati statunitensi, la Fed di Greenspan avrebbe messo un limite alle perdite.
Oggi, scrive Allison, “i leader mondiali stanno cominciando a rendersi conto del fatto che tra un anno (… ) Trump potrebbe effettivamente tornare alla Casa Bianca. Di conseguenza, nelle loro relazioni con gli Stati Uniti, alcuni governi tengono sempre più conto di quello che potrebbe diventare famoso come il “Trump put”, ovvero ritardare le scelte nella speranza di poter negoziare accordi migliori con Washington tra un anno perché Trump stabilirà effettivamente una soglia minima su quanto le cose possano andare male per loro. Altri, al contrario, stanno iniziando a cercare quella che potrebbe essere definita una “Trump hedge” (vale a dire una copertura) analizzando il modo in cui il suo ritorno probabilmente li lascerà con opzioni peggiori e preparandosi di conseguenza”.
Ieri David Carretta ha raccontato su Il Foglio che il premier del Belgio, Alexander De Croo, “ha iniziato un discorso per presentare le priorità della presidenza dell’Ue parlando dell’Iowa. ‘Se il 2024 ci riporterà America first, sarà più che mai l’Europa da sola’, ha detto De Croo davanti al Parlamento europeo. La schiacciante vittoria di Donald Trump nella prima competizione delle primarie repubblicane ha dato concretezza all’incubo che perseguita l’Ue da quattro anni”. Il 5 novembre tutte le certezze degli europei (relazione transatlantica, Nato, Ucraina, medio oriente, commercio) potrebbero crollare, scrive Carretta. “Ma gli europei possono solo dare la colpa a sé stessi. È dal primo mandato Trump che cianciano di sovranità europea, senza riuscire ad accordarsi su cosa debba essere”. In altre parole, “la vittoria di Joe Biden nel 2020 non è stata usata per rafforzare la sovranità europea, perché è prevalsa l’illusione (o il pio desiderio) di un ritorno definitivo allo status quo ante. Nemmeno la guerra della Russia contro l’Ucraina e l’aggressività della Cina sono state sufficienti a spingere l’Ue sulla strada della sua sovranità” (👉 https://www.ilfoglio.it/…/la-paura-piu-grande-dell-ue…/). E ora ci toccherà trattenere il fiato. Ma il destino cinico e baro non c’entra nulla.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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