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Il Val di Noto è un patrimonio dell’umanità. Ma è poco accessibile

di Lucia Trigilia

 

Un primato siciliano

Nel Sud dell’Italia la Sicilia ha un primato: ben sette siti inseriti nella World Heritage List dell’UNESCO. Al secondo posto la Campania con sei siti, al terzo la Puglia con tre siti, la Basilicata con Matera ed infine la Sardegna con un insediamento nuragico. Soltanto nella Sicilia di sud-est ne sono racchiusi tre: “Le città tardo-barocche del Val di Noto” dal 2002 (il più esteso, comprende otto città), dal 2005 “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica” e “Il parco dell’Etna” dal 2013. A fronte di questo “patrimonio di eccezionale valore universale”, che nel Sud e tra le isole pone la Sicilia in posizione dominante, com’è il sistema delle comunicazioni, dei trasporti, delle infrastrutture turistiche per raggiungere e godere così tanta bellezza? Com’è l’accessibilità a un territorio che racchiude la storia dell’umanità dall’età preistorica al barocco? Nell’epoca del Grand Tour la Sicilia è tra le mete privilegiate di schiere di viaggiatori che, desiderosi di andare alle radici della cultura occidentale, raggiungevano l’Isola con mezzi di fortuna, precarie imbarcazioni e a dorso di mulo, affrontando ogni disagio. Con un paradosso potremmo dire che oggi soltanto i più volenterosi viaggiatori sono in grado di raggiungere con rapidità le proprie mete e godere di tante meraviglie, disseminate non solo nei principali poli culturali ma anche nell’interno di zone misconosciute. Utilizzando per lo più mezzi privati, una volta raggiunto l’aeroporto più vicino, è necessario prendere a noleggio un’auto o un bus di compagnie di viaggio se si è in gruppo. Oggi come allora? Certo che no, ma poco ci manca.

 

La Valle del Barocco

Soffermiamoci sui caratteri del sito delle città della Sicilia sud-orientale, quella straordinaria “Valle del Barocco”, oggetto di una eccezionale rinascita dopo il terremoto del 1693, un caso unico a livello europeo. E’ entrata nella World Heritage List   UNESCO per essere stata riconosciuta l’apice della cultura del barocco europeo. Una sessantina di centri piccoli e grandi di quest’area furono oggetto di una rinascita senza precedenti, mettendo in campo straordinarie risorse economiche e progettuali e un’urbanistica d’avanguardia con città di nuova fondazione (Noto, Avola, Grammichele), altre ricostruite in situ (tra cui Catania, Siracusa, Caltagirone), altre ancora slittate (tra cui Modica e Scicli) o sdoppiate in siti meno impervi e più sicuri (tra cui Ragusa, Palazzolo). Il ruolo del viceregno spagnolo si qualificò in quell’occasione come potere lontano capace di lasciare ampia libertà agli architetti, la gran parte dei quali aveva una formazione assai colta, proveniente dalla trattatistica del tempo e dai modelli conosciuti del barocco romano. Uno straordinario cantiere di ingegni per ricostruire oltre mille edifici solo di edilizia religiosa, quelli di cui parlano per lo più i documenti, ma si devono citare altrettanti palazzi e quartieri ricostruiti. L’esito di questo fenomeno sono fastosi e scenografici palazzi, monasteri e chiese dall’alta facciata a torre alla siciliana, un unicum degli Iblei che non troviamo in nessun’altra parte d’Italia. L’alto fronte della chiesa di San Giorgio a Ragusa Ibla, capolavoro di Rosario Gagliardi, insieme ad altri a Noto e non solo, fa parte del museo en plein air di intere città-monumento. 

Si tratta del più grande laboratorio delle arti e dei modelli internazionali del barocco e -come lo ha definito Giulio Carlo Argan- “forse il più audace e grandioso sforzo moderno che la Sicilia abbia mai prodotto”.  Il sito UNESCO del Val di Noto è costituito da otto città, ciascuna con una propria identità in un’area culturale omogenea: Noto, Caltagirone, Ragusa (con l’intero centro storico), Catania, Militello, Modica, Scicli e Palazzolo Acreide (con alcuni monumenti, vie e piazze considerati un unicum della ricostruzione post-sismica) nel territorio di ben tre province: Catania, Siracusa e Ragusa, un tempo l’antico Val di Noto, distinto fin dal tempo degli Arabi dal Val Demone e dal Val di Mazzara. Come raggiungere queste città, ciascuna polo di partenza per la visita di bellissimi borghi dislocati nelle aree più interne? Fanno parte a loro volta di almeno tre possibili itinerari di grande interesse e suggestione: archeologico, cui si aggiunge pure Siracusa e le necropoli di Pantalica, ambientale-paesaggistico e del barocco (con ulteriori svariati percorsi tematici che vanno dalle arti, all’architettura alle spettacolari feste dei santi patroni, come il PON NEPTIS, nell’ambito del Distretto Tecnologico dei Beni Culturali, cui ha partecipato l’Università di Catania, ha ben dimostrato).

 

Dall’antico al moderno

L’urbanistica del Cinquecento (col massiccio fenomeno delle fondazioni coloniali e del rafforzamento militare delle città costiere) e l’urbanistica post-sismica legata alla rinascita dopo il 1693 consentono di attribuire alla Sicilia, più che ad altre regioni italiane un carattere unitario e un’originalità di soluzioni innovative rispetto ai grandi centri d’influenza italiani o ai grandi poli come la Spagna e Roma. Il primato di tale cultura affonda le sue radici proprio nell’area orientale della Sicilia, la prima in ordine di tempo ad essere ellenizzata e a trasmettere i propri valori urbani alle altre civiltà che si sono succedute. In tale contesto il territorio di Siracusa, fin da epoca protostorica è addirittura testimone della presenza di culture insediative essenziali alla comprensione delle civiltà del Mediterraneo.  La Sicilia del mito e della preistoria coincide con la “Valle del Barocco”. Due ricchezze che equivalgono ad una grande risorsa culturale. Soltanto alcuni esempi tra i tanti possibili: Pantalica con le sue suggestive necropoli rupestri incastonata nella Valle dell’Anapo è essenziale per comprendere il periodo che precede l’arrivo dei Greci in Sicilia; Siracusa “città fatale greca come la Grecia” -come la definì Cesare Brandi- ha segnato per il Mediterraneo occidentale una delle più grandi avventure urbane che la storia ricordi, arricchita nel suo palinsesto dalle successive trasformazioni di epoca romana, medievale e barocca; l’antica Akrai (odierna Palazzolo Acreide) eccellente esempio di colonia fondata dai Siracusani, nel cui territorio si saldano in un tutt’uno inscindibile architettura e paesaggio, storia e arti, testimonianze archeologiche dell’originaria città greca e di quella medievale e barocca.

 

Nuove infrastrutture per nuovi “grands tours”

Andare alla scoperta di questo patrimonio come moderni voyageurs vuol dire imbattersi nei valori dell’antico e del moderno, del classicismo e del barocco, convinti come lo era già ai suoi tempi il viaggiatore francese del Grand Tour Jean Houel che è la Storia e dunque la conoscenza ad animare il viaggio e far nascere il desiderio della conservazione e valorizzazione del patrimonio. Una vera valorizzazione ha però bisogno di infrastrutture adeguate, di servizi turistici e di trasporto. A fronte di questa ricchezza, la domanda da porsi è: sono accessibili e in che modo così tanti beni materiali, immateriali e paesaggistici, che costituiscono solo una parte del grande giacimento che la Sicilia e il Sud sono in grado di offrire?  Non basta, e bisogna dirlo forte e chiaro, il solo aeroporto di Catania e alcune linee pubbliche di bus a favorire il turismo nella Sicilia di sud-est e a facilitare la visita del tesoro delle città di antica e antichissima formazione.  L’aeroporto di Comiso, nato come aeroporto della Val di Noto è sottoutilizzato, con pochi voli, neanche giornalieri, e non collegato alle principali città del Nord Italia; all’arrivo in aeroporto si registra per altro la carenza, e a volte l’assenza, di collegamenti adeguati con mezzi pubblici diretti nelle altre città. Alti costi dunque per raggiungere zone di grande pregio, che dovrebbero costituire il fiore all’occhiello di una vera politica culturale e turistica in Sicilia. A ciò si aggiungono i costosi prezzi dei biglietti aerei per la Sicilia, non a portata di tutti, spesso anche con i voli low cost. Scarsi i collegamenti portuali; e dire che il porto di Siracusa era meta di un turismo ricercato e assiduo, che ha fatto la storia dei grandi alberghi cittadini nell’età della Belle époque come il Grand Hotel Villa Politi, voluto dalla nobildonna austriaca Maria Theresa Laudien, dimostra e come testimonia pure la presenza di ricchi mercanti e investitori stranieri come Cosulich e Koch che hanno segnalato all’imprenditoria locale le potenzialità di uno sviluppo turistico legato alle risorse del territorio e all’intramontabile mito delle “Antiche Siracuse”.  Oggi la linea dei collegamenti ferroviari col Nord si ferma a Catania e l’autostrada Siracusa Gela mai completata dagli anni 80 si ferma a Rosolini, consentendo l’accesso a Noto, “giardino di pietra” e capitale europea del barocco, solo dal 2008. Esiste da qualche tempo, soltanto nei mesi centrali dell’estate e in date specifiche, il Treno del Barocco, una locomotiva diesel d’epoca e carrozze anni ’30 che partendo da Siracusa fa sosta a Noto, Scicli, Modica e Ragusa per poi rientrare in serata a Siracusa. Nel panorama dei collegamenti ferroviari siciliani, qualitativamente al di sotto della media italiana, una alternativa turistica interessante, se incrementata, potrebbe essere quella del Treno del Barocco della Val di Noto che percorre un’area anche paesaggisticamente suggestiva, ma che Trenitalia tutti gli anni decide con i comuni della zona se incrementare o no. Il treno d’epoca non è indispensabile, ma utile e necessario sarebbe invece utilizzare le vecchie linee ferrate, come anche la vecchia Siracusa Ragusa Vizzini, prevedendo soste e servizi turistico- alberghieri del tutto assenti.

Promuovere la valorizzazione del cultural heritage e favorire lo sviluppo del turismo culturale è nello spirito dell’UNESCO, che investe nell’immagine dei siti e soprattutto di quelli più vulnerabili, chiedendo agli enti locali, regionali e preposti alla tutela di redigere Piani di Gestione che possano coniugare valorizzazione e tutela. Il punto critico è sempre stato la gestione, ovvero come gestire un patrimonio da mettere in rete, non solo ma anche per l’accessibilità, tra Comuni troppo autoreferenziali. In pratica si conta sull’attrattività naturale del patrimonio senza far nulla o quasi per promuoverlo. 

E promuoverlo equivale a dire, come sappiamo, crescita civile ed economica, che per il Sud è di vitale importanza con ricadute che potrebbero essere enormi per il futuro dei giovani che escono ben formati dalle nostre Università.

Lucia Trigilia
Lucia Trigilia
trigilia@per.it

Professore associato di Storia dell’Architettura Moderna nell’Università di Catania e Direttore scientifico del Centro Internazionale di Studi sul Barocco. Ha curato numerose iniziative editoriali ed espositive (a Roma, Parigi, Mdina, Strasburgo)  e ha coordinato il dossier scientifico per l’inserimento delle città del Val di Noto nella lista Unesco del “patrimonio dell’umanità”. E’ responsabile di progetti di rilevanza nazionale, come il PON NEPTIS, nell’ambito del Distretto Tecnologico dei Beni Culturali di Sicilia. Dirige “Annali del Barocco in Sicilia”.

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