Immigrazione, la politica di Biden potrebbe diventare un modello di successo - Fondazione PER
20513
post-template-default,single,single-post,postid-20513,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,no_animation_on_touch,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Immigrazione, la politica di Biden potrebbe diventare un modello di successo

di Alessandro Maran

 

Washington ha trovato una formula per la gestione dell’immigrazione? Pare di sì. Secondo Andrew Selee della Georgetown University e del Migration Policy Institute la politica dell’amministrazione Biden potrebbe diventare un modello di successo visto che, come sappiamo, i paesi ricchi di tutto il mondo faticano ad affrontare i flussi migratori.
Lo spiega in un articolo su Foreign Affairs con il quale analizza l’approccio (che si articola su tre livelli) dell’amministrazione americana. Di particolare interesse per Selee sono le multe e i divieti d’ingresso quinquennali, che scoraggiano l’ingresso illegale, e l’istituzione di centri per il trattamento dei richiedenti asilo in America Latina per spostare la concessione dell’asilo lontano dagli Stati Uniti (dove normalmente le richieste di asilo sono elaborate mentre i richiedenti asilo rimangono negli Stati Uniti e i casi devono essere gestiti attraverso un enorme arretrato).
L’apertura di più percorsi per l’ingresso legale, inclusi più visti per i lavoratori stagionali e i percorsi speciali per gli immigrati in fuga da Cuba, Haiti, Nicaragua, Ucraina e Venezuela, è un altro passo positivo, secondo Selee (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/border-crisis-wasnt…).
Ovviamente, il nuovo mix di politiche deve affrontare sfide legali e Selee ammette che per diventare un modello deve superare gli ostacoli iniziali e mettere radici. In altre parole, come scrive Selee, “deve funzionare”. Ma sembra promettente.
Lo mette in evidenza anche Fareed Zakaria sul Washington Post.
Con l’esaurirsi della politica dell’era pandemica invocata da Trump che consentiva agli Stati Uniti di respingere i richiedenti asilo al confine (il Title 42 è scaduto a maggio), molti osservatori si aspettavano una ressa di nuovi arrivi, ma la temuta ondata non c’è stata.
Sembra proprio, scrive Fareed Zakaria, che “il piano dell’amministrazione Biden abbia funzionato. Ha messo in atto una serie di misure volte a far fronte al problema imminente, principalmente una rigida sanzione per l’attraversamento illegale del confine (espulsione più un divieto di cinque anni su qualsiasi rientro), insieme all’ampliamento delle modalità per richiedere asilo legale nel paese d’origine dei migranti. A fare la differenza è stato un caso positivo di politiche ben progettate”.
Tuttavia, scrive Fareed Zakaria, il sistema è sotto pressione (l’anno scorso quasi 2,4 milioni di migranti sono stati arrestati al confine meridionale: un record) e serve uno sforzo comune: “Le leggi e le regole sull’asilo devono essere aggiustate in modo tale che le autorità per l’immigrazione possano concentrarsi sul piccolo numero di autentici richiedenti asilo, costringendo gli altri a cercare altri strumenti legali per l’ingresso. Allo stesso tempo, è importante prendere atto che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una drammatica carenza di manodopera e, per questo motivo, devono espandere l’immigrazione legale in molte aree … Biden ha provato a lavorare insieme ai repubblicani su diverse questioni, con qualche successo.
Dovrebbe proporre un disegno di legge sull’immigrazione che sia genuinamente bipartisan e costringa entrambe le parti a trovare un compromesso. Sarebbe un’ulteriore forte prova che la politica può trionfare sul populismo” (👉 https://www.washingtonpost.com/…/immigration-borders…/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.