In attesa del verdetto dell'Iowa - Fondazione PER
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In attesa del verdetto dell’Iowa

di Alessandro Maran

 

🇺🇸 Le “tanto attese e sempre più temute” elezioni americane (ha scritto Stephen Collinson della CNN) sono arrivate. Stasera gli elettori repubblicani dell’Iowa affronteranno le temperature gelide di gennaio (- 20°) e si riuniranno nelle scuole, nelle caserme dei pompieri, nei ristoranti e nelle sale comunitarie per scegliere il loro candidato per le elezioni presidenziali del 2024.
A ben guardare, i mitici caucus dell’Iowa non hanno inciso granché nella scelta dei presidenti. Ma hanno intuito le potenzialità di due democratici, Jimmy Carter nel 1976 e di Barack Obama nel 2008, e del repubblicano George W. Bush nel 2016. “The Hawkeye State” (il soprannome dello Stato dell’Iowa) esige che i candidati trascorrano mesi a comparire davanti a un pubblico piccolo ed esigente; li costringe ad affinare i loro messaggi; e di solito sfoltisce la rosa dei concorrenti in vista delle sfide successive.
I sondaggi danno l’ex presidente in vantaggio di quasi trenta punti. “Ma le variabili da tenere in conto sono moltissime” e “tutto dipende dalla neve”, dice a Luciana Grosso David Redlawsk, che insegna Psicologia politica all’Università del Delaware. “Non sappiamo quanto la gente vorrà uscire di casa con questo tempaccio. E non sappiamo con quali conseguenze. Per esempio, alcuni sostenitori di Trump potrebbero sentirsi la vittoria in tasca e decidere di stare a casa, spianando involontariamente la strada al successo di un altro candidato. Oppure, i sostenitori di Nikki Haley o di Ron DeSantis potrebbero pensare che tanto è una battaglia persa e, dunque, stare a casa consegnando la vittoria a Donald Trump. La verità è che, nonostante i sondaggi siano molto chiari e diano a Trump un vantaggio di quasi trenta punti sugli altri candidati, le variabili da tenere in conto sono moltissime. E imprevedibili” (👉 https://www.ilfoglio.it/…/l-iowa-al-voto-c-e-solo-da…/).
“La leggendaria storia dei caucus dell’Iowa non ha mai visto nulla di simile”, scrive Collinson. Resta il fatto che tocca all’Iowa aprire il sipario di un anno politico fatidico ed emettere un verdetto che sarà ascoltato in tutto il mondo (👉 https://edition.cnn.com/…/2024-curtain…/index.html).
L’ex presidente Donald Trump, che ha lasciato l’incarico in disgrazia tre anni fa dopo le menzogne sulle elezioni del 2020 rubate e dopo che i suoi sostenitori hanno preso d’assalto il Campidoglio degli Stati Uniti, punta ad uno dei ritorni più sorprendenti della storia politica.
Per i sostenitori di Trump, la sua vittoria in Iowa legittimerebbe le false affermazioni secondo le quali è stato rimosso dall’incarico disonestamente e rafforzerebbe le argomentazioni di Trump secondo il quale i suoi quattro processi incombenti e le 91 accuse penali sono solo una persecuzione politica. Naturalmente, una vittoria gli farebbe compiere anche un passo da gigante verso la sua terza nomination repubblicana consecutiva e darebbe il via alla sfida con l’attuale presidente Joe Biden a novembre.
Al di fuori degli Stati Uniti, una vittoria di Trump in Iowa risuonerebbe come un campanello d’allarme per gli alleati degli Stati Uniti, che l’ex presidente ha maltrattato regolarmente durante il suo mandato e che finora sono stati in gran parte restii a confrontarsi con la prospettiva di un suo possibile ritorno.
È scontato che vinca. In questo momento, nei sondaggi in Iowa, Trump ha dalla sua oltre il 50% delle preferenze e registra un sostegno superiore a tutti i suoi avversari repubblicani messi insieme. Se andrà a finire così, la settimana prossima affronterà le primarie del New Hampshire con grande slancio e cercherà di troncare sul nascere la competizione nel GOP per la Casa Bianca.
Tuttavia, i due stati rappresentano la migliore – e forse l’unica – possibilità per gli altri due repubblicani di punta, il governatore della Florida Ron DeSantis e l’ex ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley, di rallentare Trump. Entrambi fanno appello ai repubblicani che non sopportano il pensiero che l’ex presidente riporti il caos nello Studio Ovale.
DeSantis sta puntando tutto sull’Iowa e una prestazione deludente nello stato del midwest potrebbe estrometterlo dalla competizione. Haley spera invece che una buona prestazione nel New Hampshire possa rappresentare un trampolino di lancio per una resa dei conti con Trump nel suo stato natale, la Carolina del Sud. L’Iowa e il New Hampshire hanno una storia ricca di sorprese, quindi niente è impossibile.
Gli esperti stanno infatti discutendo su come la corsa per il secondo posto potrebbe influenzare ciò che accadrà dopo (qui Harry Enten, il “macina numeri” della CNN, spiega perché il secondo posto in Iowa è così importante: 👉 https://edition.cnn.com/…/why-2nd-place-in…/index.html?).
Nel frattempo Biden si è messo in moto. Mentre i democratici continuano a preoccuparsi per il suo basso indice di gradimento e per la possibilità di un nuovo match scontro Trump, il presidente americano ha di fatto lanciato la sua campagna per le elezioni generali del 2024. A Valley Forge in Pennsylvania, dove una volta il generale George Washington guidò i suoi uomini per combattere le forze del tirannico re britannico, Biden ha sostenuto che un secondo mandato per Trump potrebbe distruggere le libertà democratiche conquistate nella guerra rivoluzionaria. “L’assalto di Trump alla democrazia non è solo parte del suo passato. È ciò che promette per il futuro. È diretto. Non nasconde la palla”, ha detto Biden (👉 https://www.youtube.com/live/TVe2VjI8c-I?si=WMFGaRbR5VhFMjt3).
Il presidente ha anche definito le elezioni del 2024. “Questa è la prima elezione nazionale da quando l’insurrezione del 6 gennaio ha puntato un pugnale alla gola della democrazia americana”, ha detto. “Sappiamo tutti chi è Donald Trump. La domanda a cui dobbiamo rispondere è: “Chi siamo?”. Questa è la posta in gioco. Chi siamo noi?”(👉 https://www.washingtonpost.com/…/e95074da-ac2a-11ee…).
Il mondo imparerà molto sull’America e sugli americani nei prossimi 11 mesi.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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