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Infrastrutture e Afghanistan: Biden tira dritto dove Trump e Obama hanno mollato

di Alessandro Maran

 

Sono passati vent’anni e Joe Biden si è convinto che se gli Stati Uniti non se ne vanno ora dall’Afghanistan non se ne andranno mai più, perché il momento giusto per andarsene non verrà mai. L’ho raccontato nei mesi scorsi proprio qui. Ora gli americani sono accusati di abbandonare l’Afghanistan nelle mani dei talebani, ma sono stati sul banco degli accusati anche quando hanno invaso il paese per rimuovere dal potere i talebani che avevano ospitato e protetto Osama Bin Laden nel suo progetto di guerra santa. Le cose sono andate come sono andate, ma gli obiettivi dell’operazione sono stati raggiunti: annientare le capacità operative di al Qaeda e consegnare Osama bin Laden «alle porte dell’inferno». E ancora una volta, da quelle parti, il «nation building» si è rivelato un’impresa che va al di là delle possibilità degli Stati Uniti (e di chiunque altro).

Il ritorno al potere dei talebani comporterà certamente serie conseguenze umanitarie e la perdita della libertà per gli abitanti del paese. Ma il presidente americano non è disposto a riconsiderare la sua decisione. Gli Stati Uniti, ha spiegato, hanno speso più di mille miliardi di dollari e perso migliaia dei loro soldati per addestrare ed equipaggiare le forze armate afgane: «I leader afgani devono unirsi», ha ribadito Biden, «devono combattere per se stessi e per il loro paese… devono voler combattere». Sul piano geopolitico non cambierà molto. Nessuno ha soldi, energie e risorse da buttare in Afghanistan, neppure la Cina. Specie se si considera che la priorità per gli Stati Uniti è ora quella di ricostruire l’economia (e quindi la potenza) americana e la coesione interna di una società in «frantumi» (per usare l’espressione del celebre libro di George Packer). Inoltre, il ritiro dall’Afghanistan non cambierà le dinamiche politiche interne degli Stati Uniti. La guerra resta oltremodo impopolare. Gli americani non ne possono più di conflitti che hanno prosciugato le forze del paese in posti dimenticati da Dio. Le critiche verranno soltanto da qualche falco repubblicano, dai giornalisti e da qualche esperto di politica estera di Washington, non dalla gente che conta davvero: quella che vota.

Ogni presidente, da George Bush in avanti, aveva annunciato che era venuto il momento di andarsene dall’Afghanistan per dedicarsi al «nation building» in patria. Ora Biden, come ha sottolineato la CNN, lo sta facendo davvero. «Non c’è più una linea di demarcazione tra politica estera e politica interna: ogni iniziativa che assumiamo nella nostra condotta all’estero, va presa con in mente le famiglie dei lavoratori americani», aveva detto non per caso Biden nel suo primo significativo discorso dedicato alla politica estera (L’America è tornata, ho già scritto qui,«ma non come prima»). Messe così le cose, il provvedimento sulle infrastrutture di oltre 4500 miliardi di dollari (che persino la redazione del Financial Times ha giudicato importantissimo) e il ritiro dalla più lunga guerra mai combattuta dallAmerica, potrebbero segnare davvero un punto di svolta nella sua presidenza.

Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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