Israele vs Hamas: il ruolo delle immagini nella guerra - Fondazione PER
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Israele vs Hamas: il ruolo delle immagini nella guerra

di Alessandro Maran

 

“Uno di loro ha compiuto un’aggressione con un coltello. L’altro è colpevole di avere 3 anni. Non sono la stessa cosa”. È l’immagine che Israel Defense Forces ha postato l’altro ieri.
La guerra, si sa, non si fa solo con le armi. Si fa anche con le parole e le immagini, si fa attraverso i media. La propaganda è da sempre uno degli strumenti più importanti in tutti i contesti di guerra e nella guerra tra Israele e Hamas la battaglia di pubbliche relazioni intorno alla guerra a Gaza ha un ruolo cruciale.
Jonathan Stock lo ha spiegato la scorsa settimana in un servizio su Der DER SPIEGEL: “Anche le immagini da Israele e da Gaza sono decisive per questa guerra. I filmati trasmessi dai notiziari televisivi influenzano le decisioni sulle portaerei nel Mediterraneo, le spedizioni di forniture mediche dalla Germania e le votazioni al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le immagini dei neonati morenti dell’ospedale Shifa di Gaza si contrappongono alle immagini dei corpi bruciati dei bambini dei kibbutz. Foto di bambini contro foto di bambini” (👉 https://www.spiegel.de/…/a-tour-of-hell-in-gaza-with…).
Le opinioni a livello globale sulla guerra hanno le più svariate conseguenze nel mondo reale. Come ha rimarcato sempre DER SPIEGEL (👉 https://www.spiegel.de/…/jewish-life-in-germany-a…) l’antisemitismo è tornato nelle strade d’Europa; negli Stati Uniti, l’impennata dei crimini d’odio anti-musulmani è stata paragonata al periodo immediatamente successivo all’11 settembre (👉 https://www.nbcnews.com/…/muslim-americans-spike-hate…).
Sul ruolo che, più in generale, parole e immagini svolgono nella guerra in corso Joe Buccino (un colonnello dell’esercito americano in pensione che ha servito come direttore delle comunicazioni per il comando centrale degli Stati Uniti dal 2021 al settembre 2023) aveva pronosticato su Al Arabiya all’inizio del mese scorso come sarebbero andate le cose: “Per sconfiggere militarmente Hamas, Israele potrebbe impiegare un anno o più, ma Israele vanta una capacità militare superiore ed è impegnato a sradicare il gruppo terroristico (…) Lungo la strada, tuttavia, Israele perderà la guerra per l’opinione pubblica e danneggerà in modo irreparabile la sua reputazione. Le immagini di neonati insanguinati, bambini feriti e morti, e porzioni della Striscia di Gaza distrutte si moltiplicheranno nei programmi di notizie internazionali (…) Man mano che la situazione diventa sempre più raccapricciante, Hamas, andando incontro alla sconfitta militare, otterrà esattamente quel che cercava colpendo Israele il 7 ottobre (…) Al di là del colpo iniziale feroce e sbalorditivo, Hamas non avrebbe mai potuto vincere la battaglia sul terreno. La strategia di Hamas si estende oltre il campo di battaglia fisico. Per il gruppo terroristico, questa è una guerra di narrazioni, una guerra di percezioni e una guerra a lungo termine per una patria palestinese attualmente occupata dagli israeliani. Hamas ha capito da tempo che il suo potere non risiede nelle capacità militari, ma nella sua capacità di modellare le narrazioni e influenzare l’opinione pubblica (…) Hamas è riuscita ad attingere ai profondi sentimenti di ingiustizia, reale o immaginaria, tra i palestinesi. Il gruppo ha magistralmente realizzato una narrazione di risentimento che racconta la storia del furto sistematico della loro terra negli ultimi 75 anni, aggravato dalla schiacciante povertà della loro vita quotidiana. Questa narrazione non è indirizzata solo ai loro seguaci, ma al mondo, in modo che possa capire e simpatizzare con essa (…) In questa guerra dell’informazione, Hamas è stata agile e tempestiva, conducendo rapide operazioni di informazione mentre il resto del mondo fatica a capire cosa sia accaduto” (👉 https://english.alarabiya.net/…/War-on-Gaza-Israel-s…).
Non per caso Sandra Bonsanti ha scritto su HuffPost Italia che forse bisogna mostrare l’orrore: “L’Olocausto è diventato realtà agli occhi dei molti solo quando ne sono state diffuse le immagini. Forse è necessario oggi mostrare al mondo i video degli orrori del 7 ottobre. Mostrare al mondo cos’è Hamas. Non servirà a far cambiare opinione ai milioni di sostenitori della causa anti-sionista ma renderà ciascuno responsabile. Oggi, a differenza dell’Olocausto nazista, nessuno può cullarsi nell’alibi di non sapere (👉 https://www.huffingtonpost.it/…/cose_hamas_la…/).
Ovviamente, abbiamo a che fare con i social. Soprattutto con i social. Il dibattito su Gaza, Israele e Palestina è diventato globale popolando gli schermi dei telefoni tramite le app più gettonate. Su The New Yorker, Jacob Sweet racconta di come gli americani abbiano iniziato a discutere del pluridecennale conflitto israelo-palestinese in diretta streaming su TikTok. I live-streamer hanno infatti inondato la piattaforma social-media per dimostrare che il proprio schieramento è quello dalla parte della ragione. Scrive Sweet: “Sebbene non tutti tolgano l’audio ai propri interlocutori nel bel mezzo della discussione, la maggior parte concorda sul fatto che convincere la controparte di qualcosa è praticamente impossibile. Puntano invece al pubblico che non ha ancora un punto di vista rigido sull’argomento (…) Anche se le compagnie che gestiscono i social media come Meta, X e TikTok continuano a minimizzare la novità, rimangono la principale fonte di informazioni per molte persone, la loro finestra sul mondo”. È lì infatti che “gli utenti possono guardare decine di resoconti in prima persona da Israele, Gaza e Cisgiordania, o apprendere la storia che si cela dietro gli attuali combattimenti” (👉 https://www.newyorker.com/…/the-israel-palestine-debate…).
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Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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