Javier Milei, populista alla rovescia - Fondazione PER
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Javier Milei, populista alla rovescia

di Alessandro Maran

 

🇦🇷 Insediatosi a dicembre, il presidente argentino Javier Milei – un economista libertario con idee radicali sulla riduzione dell’intervento dello Stato e sul rinnovamento dell’economia del suo paese da tempo in difficoltà (👉https://edition.cnn.com/…/opinion-a-gen-z…/index.html?) – ha cercato di attuare un programma molto aggressivo.
Tracciando un quadro della presidenza di Milei, nell’ultimo numero della New York Review of Books, Ernesto Semán scrive: «Milei si autodefinisce “anarco-capitalista”, il che nel suo caso significa che crede in un’estrema deregolamentazione del mercato e si oppone virulentamente a qualsiasi intervento statale in nome del bene collettivo. Economista di formazione, propone di chiudere la Banca Centrale e di sostituire il peso argentino con il dollaro statunitense. Nei dibattiti televisivi cita spesso Friedrich Hayek e Ludwig von Mises.
La sua principale promessa elettorale era quella di sbarazzarsi della “casta”, dei “socialisti” e dei “populisti” – contrassegni dispregiativi usati per infangare chiunque sia associato all’establishment sociale e politico degli ultimi quattro decenni. Milei ha iniziato il suo assalto allo stato argentino immediatamente dopo essere entrato in carica lo scorso dicembre. Proprio prima di Natale, ha firmato un “megadecreto”, o ordine esecutivo omnibus, che ha deregolamentato parti significative dell’economia. Ha ridotto le indennità di fine rapporto e ha trasferito i lavoratori dall’assistenza sanitaria assegnata dai sindacati a un sistema volontario; l’innalzamento dei massimali sugli affitti, sugli interessi delle carte di credito, sulla proprietà fondiaria e sui piani di assicurazione sanitaria privata; ha spinto la privatizzazione delle aziende statali (“Tutte le aziende governative dovrebbero chiudere”, ha spiegato Milei); ha aperto la strada alla pesca internazionale senza regole, all’estrazione mineraria indiscriminata e all’utilizzo del fuoco tattico senza supervisione nelle foreste» (👉https://www.nybooks.com/…/03/15/argentina-into-the-abyss/).
Semán rileva le “feroci proteste” in risposta e le difficoltà di Milei nel convincere il Congresso ad accettare il suo programma.
L’inflazione è scesa più del previsto su base mensile a febbraio, scrive The Economist, ma nell’ultimo anno è stata sorprendentemente alta (per gli standard non argentini): 276%. Dopo 100 giorni di mandato, scrive la rivista, Milei “può vantare veri successi economici”. Quest’anno spera di registrare un surplus di bilancio e i surplus mensili di gennaio e febbraio sono stati i primi in più di un decennio. Tuttavia, l’Economist ritiene che il destino politico di Milei “dipenda da due incognite. Quanta sofferenza economica possono sopportare gli argentini prima di rivoltarsi contro di lui? E riuscirà a ottenere il sostegno politico necessario per realizzare progressi economici abbastanza rapidamente da evitare che tutto vada in pezzi?” (👉https://www.economist.com/…/after-100-brutal-days…).
La redazione del Financial Times, intanto, avverte: “Non è nell’interesse dell’Argentina che i piani economici di Milei falliscano: l’alternativa potrebbe essere la paralisi del governo e l’iperinflazione. Eppure il presidente sembra quasi troppo a suo agio con l’idea di essere un profeta nel deserto”(👉https://www.ft.com/…/24b6e483-f972-4282-a1ce-3c2106cc50c8).
«Más humildad y menos dogmatismo, menos fanatismo y más prudencia: un presidente ganassa puede caer simpático, un ganassa presidente da miedo», ha scritto, a gennaio, non per caso Loris Zanatta (👉https://www.lanacion.com.ar/…/mas-humildad-y-menos…/…) che, su La Nación e sul Clarín, i più importanti giornali argentini, è tornato molte volte sul punto, evidenziando “la diferencia entre una revolución y una confusión” (👉https://www.clarin.com/…/diferencia-revolucion…).
«El final de un horror no es necesariamente la antesala del amor», scriveva Zanatta su LA NACION all’indomani del discorso di insediamento pronunciato dal nuovo presidente dell’Argentina davanti alle Camere: «Il discorso di insediamento, ad esempio, mi è piaciuto a metà. Vale a dire che non mi è piaciuto per niente. Si può dire così o è peccato di lesa maestà? Ho apprezzato l’antipopulismo economico tanto quanto ho disprezzato l’iperpopulismo politico. Molti hanno applaudito il primo e hanno chiuso gli occhi davanti al secondo. La cosa mi preoccupa: i doppi standard non fanno bene a nessuno».
«Si dirà – concludeva lo storico bolognese – che non c’è niente di sbagliato in questa storia, che è un innocuo esercizio retorico, una mera forma che non intacca la sostanza: sovrastruttura, dicevano i vecchi marxisti. Potrebbe essere, ma non credo. Per diverse ragioni. Il primo è il dogmatismo: se la sua missione è così provvidenziale, se come dice “non ci sono alternative” e di fronte agli ostacoli si appellerà “al cielo” per trarne una forza “illimitata”, c’è da temere che per un obiettivo così alto chiuda un occhio sui mezzi. Sto esagerando? Lo spero. La seconda ragione è il manicheismo. Milei parla al suo popolo, ai “buoni argentini”, il popolo eletto. E gli altri? “Casta” e “zurdos de mierda”. Di nuovo: peronismo rovesciato. Ma se egli incarna il bene e coloro che dissentono il male, la dialettica politica diventerà guerra di religione. Déjà vu. Il terzo motivo è il fideismo. Come alcuni maccabei sconfissero il re di Siria, dice Milei, così trionferemo noi, così vogliono “le forze del cielo”: un altro nuovo inizio, un’altra nuova era! I miei migliori auguri. Come i primi cristiani convertirono l’impero, disse Castro, così faremo anche noi, così farà la nostra fede. La “nuova Argentina”, il “potere argentino” erano gli slogan peronisti. Cosa accadrà quando il profeta si mostrerà umano e i miracoli si ridurranno a riforme? Quando l’amore svanisce e la luna di miele diventa routine? Come reagiranno le vedove e gli orfani di un altro “regno di Dio” fallito? Chi spiegherà loro che il liberalismo non c’entra niente con quel provvidenzialismo? Da parte mia coltivo solo una speranza: quella di non avere ragione» (👉https://www.lanacion.com.ar/…/el-final-de-un-horror…/…).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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