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Joe Biden, il futuro dei sistemi liberi e la difesa della democrazia

di Alessandro Maran

Gli Stati Uniti saranno il garante o il distruttore della stabilità occidentale? Se lo chiede oggi (con lo sguardo rivolto alle elezioni del prossimo anno) “Meanwhile in America”, la newsletter quotidiana della Cnn dedicata politica statunitense.

Le elezioni presidenziali si avvicinano e quest’anno il discorso annuale di Biden all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato una denuncia puntigliosa del trumpismo globale mentre il mondo democratico è sempre più inquieto riguardo alla possibilità che il suo predecessore ritorni al potere (lo so che stanotte la premier italiana terrà il suo primo discorso al Palazzo di Vetro, ma datemi retta, ascoltate intanto quello di Biden: 👉 https://www.youtube.com/live/WqYtzBc5xTo?si=uG3AauliqFBR6TdV).
“Per il secondo anno consecutivo, questo incontro dedicato alla risoluzione pacifica dei conflitti è oscurato dall’ombra della guerra: una guerra di conquista illegale, portata avanti senza provocazione dalla Russia contro il suo vicino, l’Ucraina”, ha detto Biden, che ha poi aggiunto: “Come ogni nazione al mondo, gli Stati Uniti vogliono che questa guerra finisca. Nessuna nazione vuole che questa guerra finisca più dell’Ucraina. E sosteniamo fermamente l’Ucraina nei suoi sforzi volti a raggiungere una soluzione diplomatica che garantisca una pace giusta e duratura. Ma solo la Russia, solo la Russia è responsabile di questa guerra. Solo la Russia ha il potere di porre fine immediatamente a questa guerra. Ed è solo la Russia che ostacola la pace, perché il prezzo della pace da parte della Russia è la capitolazione dell’Ucraina, il territorio dell’Ucraina e i figli dell’Ucraina”.
“La Russia – ha ammonito Biden – crede che il mondo si stancherà e le permetterà di brutalizzare l’Ucraina senza conseguenze. Ma vi chiedo: se abbandoniamo i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite per placare un aggressore, un qualsiasi Stato membro di questo organismo si sentirà sicuro di essere protetto? Se permettiamo che l’Ucraina venga fatta a pezzi, l’indipendenza di qualsiasi altra nazione sarà al sicuro? Suggerirei rispettosamente che la risposta è no. Dobbiamo opporci a questa palese aggressione oggi e scoraggiare altri potenziali aggressori domani”.
“Ecco perché gli Stati Uniti, insieme ai nostri alleati e partner in tutto il mondo, continueranno a stare al fianco del coraggioso popolo ucraino mentre difende la propria sovranità, l’integrità territoriale e la propria libertà”, ha aggiunto.
Biden si è rivolto ovviamente sia all’opinione pubblica americana che a quella del resto del mondo. I futuri aiuti statunitensi all’Ucraina sono in discussione, a fronte dello scetticismo di una buona parte della maggioranza repubblicana della Camera. E Trump, se rieletto, promette di porre fine al conflitto non appena entrerà in carica: uno sviluppo che probabilmente avverrà alle condizioni del suo amico Putin. E le crescenti preoccupazioni sul mantenimento degli aiuti statunitensi spiegano il viaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Washington dopo il suo discorso all’Assemblea generale di martedì.
Biden, con un occhio rivolto al Sud del mondo, ha anche sostenuto la necessità di istituzioni politiche multilaterali e di un’azione comune per affrontare questioni come il cambiamento climatico, sostenendo che “nessuna nazione può affrontare da sola le sfide di oggi”. Le parole di Biden sono, ovviamente, lontanissime da quelle di Trump che, nei discorsi annuali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sosteneva una dottrina unilaterale che privilegia la sovranità nazionale e in cui ciascuna nazione persegue unicamente i propri obiettivi. Ciò ovviamente favorisce gli Stati più ricchi e forti. L’America in primo luogo, appunto.
Biden ha toccato anche un’altra questione fondamentale alla base della sua presidenza e della sua politica estera: il futuro dei sistemi politici liberi in cui i cittadini scelgono i propri leader. “Difenderemo la democrazia: il nostro miglior strumento per affrontare le sfide che abbiamo di fronte in tutto il mondo. Stiamo lavorando per dimostrare che la democrazia è in grado di offrire risultati che contano per la vita delle persone”, ha affermato (👉 https://www.whitehouse.gov/…/remarks-by-president…/).
Eppure, osserva la Cnn, Biden è il primo presidente moderno che esorta alla democrazia dal pulpito dell’aula delle Nazioni Unite e che allo stesso tempo non è in grado di garantirne la sopravvivenza in America. E proprio il fatto che sia costretto a rassicurare il mondo sui valori americani evidenzia la minaccia che un secondo mandato di Trump rappresenterebbe per la tradizionale leadership globale degli Stati Uniti.
All’inizio del XXI secolo, gli Stati Uniti – che dopo la seconda guerra mondiale hanno ricostruito l’Europa e il Giappone nella loro attuale forma democratica e orientata al mercato – hanno adempiuto al loro ruolo tradizionale di garante dei valori occidentali e, allo stesso tempo, qualche volta hanno rappresentato la più grande minaccia per quel sistema di stabilità globale. È questo in ballo.

“E visto che non c’è alternativa, non ha senso mugugnare su Biden, sulle sue a volte meravigliose gaffe, sulla sua venerabile età, sul fatto che si stanca a fare il giro del mondo in un paio di giornate”, ha scritto qualche giorno fa Giuliano Ferrara. Biden ha governato bene in questi tre anni, “non hanno da ridire nemmeno quelli che nei sondaggi auspicano la sua uscita di scena”. “Non è un’elezione normale quella del novembre 2024, lo si può dire per una volta senza esagerazione, è un referendum sulla democrazia in America. E allora, perché mugugnare?” (👉 https://www.ilfoglio.it/…/perche-biden-va-benissimo…/).

Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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