La fine della Françafrique - Fondazione PER
20840
post-template-default,single,single-post,postid-20840,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

La fine della Françafrique

di Alessandro Maran

 

🌍 🇫🇷 Il termine “Françafrique” è per certi versi un termine controverso che indica la sfera di influenza della Francia nelle sue ex colonie dell’Africa sub-sahariana (lo spiegava qui la giornalista di FRANCE 24 Florence Villeminot: 👉 https://www.france24.com/…/20160915-france-africa…). Contestata per anni, alcuni si chiedono se quella relazione stia ora per finire.
In concomitanza con un’ondata di colpi di stato nella regione dell’Africa centrale e occidentale conosciuta come Sahel, l’antipatia verso la Francia è cresciuta. Su The Wall Street Journal, in un articolo intitolato “Come la Francia ha rovinato i suoi legami con l’Africa e ha alimentato una crisi geopolitica”, Gabriele Steinhauser e Noemie Bisserbe ne descrivono l’andamento e i fattori che la influenzano, tra cui gli errori di tono della Francia, lo sforzo militare francese per contrastare le insurrezioni jihadiste della regione, le teorie del complotto e il risentimento postcoloniale.
“In gran parte dell’Africa francofona”, scrivono, “dileggiare i francesi è diventato il grido di battaglia più potente, con regimi golpisti, leader dell’opposizione e attivisti della società civile che incolpano la loro ex potenza coloniale per anni di sottosviluppo e malgoverno. La reazione ha anche minato gli sforzi degli Stati Uniti per combattere la rivolta jihadista nell’Africa occidentale che ha ucciso circa 41.000 persone dal 2017. Nel complesso, la reazione contro la Francia in tutta l’Africa si è trasformata in una delle più grandi ribellioni anti-occidentali dalla fine della Guerra Fredda” (👉 https://www.wsj.com/…/france-macron-africa-sahel…).
La tendenza si sta manifestando mentre la regione si trova ad affrontare problemi molto seri. A parte i colpi di stato – sette negli ultimi quattro anni: 👉 https://www.wilsoncenter.org/blo…/coups-africa-even-ecowas – il Sahel subisce minacce alla sicurezza in quanto focolaio di jihadismo.
A dicembre, al Foreign Policy Research Institute, Maria Nicoletta Gaida e Didier Castres mettevano in guardia sul fatto che nei prossimi anni nel Sahel protremmo assistere allo sviluppo di un “caos violento istituzionalizzato” in una zona priva di governo dieci volte più grande dell’Italia o l’affermarsi di qualcosa di simile a un califfato (👉 https://www.fpri.org/…/how-to-prevent-the-sahelian…/).
“Oggi – scrivono Gaida e Castres – non ci sono altre opzioni se non quella di considerare nuovi approcci per regolare le tensioni regionali” e, ovviamente, “i paesi della sponda settentrionale del Mediterraneo non possono ignorare a lungo gli sviluppi nel Sahel”.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.