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La proposta Letta può allineare l’Italia agli altri paesi europei

di Azzurra Rinaldi

Nel 2019, il 41% degli italiani che hanno deciso di lasciare il paese ha un’età compresa tra i 18 ed i 64 anni. Stando ai dati rilasciati da Uecoop, negli ultimi 5 anni, la quota dei giovani in fuga dal paese è aumentata del 33%. Questi dati si affiancano a quelli sui cosiddetti Neet, ovvero i giovani tra i 15 ed i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione. A seguito (e per causa) della pandemia, in Italia i Neet sono aumentati, passando dal 22,1% del 2019 al 23,3% del 2020 (per le donne, la percentuale sale al 25,4%). Si tratta del dato peggiore in tutta Europa. Secondo i dati Eurostat, l’Italia si colloca in ultima posizione, con una distanza di quasi 10 punti percentuali rispetto alla media Ue. Che l’Italia non sia un paese per giovani è ormai noto. Anche nella narrazione condivisa, i giovani non entrano, se non (molto spesso) in termini critici.

Il tema è stato recentemente posto anche relativamente alla composizione dell’elettorato attivo, con la proposta di Enrico Letta, segretario del PD, di estendere ai sedicenni la possibilità di votare. E lo stesso Letta, proprio negli ultimi giorni, ha rilanciato con l’ipotesi della cosiddetta “dote” ai diciottenni. Di cosa si tratta? La proposta di Letta prevede un incremento della tassa di successione sui patrimoni superiori ad 1 milione di Euro con una modalità progressiva che vedrebbe l’applicazione di un’aliquota massima sulle successioni di importo superiore a 5 milioni di Euro.

L’iniziativa, di chiaro impianto redistributivo, andrebbe nella direzione di allineare il nostro paese a quanto previsto anche in altri paesi membri Ue. Ad esempio, mentre in Italia (dati Ocse) l’aliquota sulla successione si attesta al 4% (e consente di raccogliere circa 800 milioni di euro), in Germania troviamo un’aliquota del 30% (e circa 7 miliardi raccolti), mentre in Francia l’aliquota raggiunge perfino il 45%, con un ammontare raccolto pari a circa 14 miliardi di Euro.

Con un costo annuo pari a 2,8 miliardi di Euro, questa misura (che sarebbe applicata in base all’Isee sul reddito famigliare) raggiungerebbe circa 280.000 giovani di età compresa tra i 13 ed i 17 anni e sarebbe indirizzata a spese specifiche, quali quelle in formazione, lavoro ed imprenditoria e alloggio.
Il Presidente del Consiglio Draghi si è già espresso in maniera tiepida su questa eventualità, affermando che questo rappresenti il momento per dare e non per prendere (ricordandoci le sue espressioni nette, stile “whatever it takes”).

Oltre a ciò, è legittimo domandarsi quali siano le aspettative circa uno strumento di trasferimento di reddito dell’ammontare di circa 10 mila Euro annui per ogni giovane beneficiario. Sarebbe interessante verificare (ma non possiamo prevederlo in questo stadio) quale impatto moltiplicativo esso sarebbe in grado di creare in termini, ad esempio, di miglioramento del capitale umano nazionale o anche di incremento e potenziamento dell’imprenditoria giovanile (rammentiamo che giovani, donne e migranti hanno rappresentato, nel corso degli ultimi anni, le tre categorie che hanno fornito maggiore dinamismo all’imprenditoria italiana).

Azzurra Rinaldi
rinaldi@per.it

Direttrice della Scuola di Alta Formazione di Economia di Genere, ricercatrice senior e docente di Economia, Economia dei paesi emergenti, Economia del turismo nonché direttrice del corso di laurea in Economia del turismo presso l'Università di Roma Unitelma Sapienza

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