La reazione illiberale contro le rivoluzioni contemporanee: il nuovo libro di Fareed Zakaria - Fondazione PER
20970
post-template-default,single,single-post,postid-20970,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

La reazione illiberale contro le rivoluzioni contemporanee: il nuovo libro di Fareed Zakaria

di Alessandro Maran

 

È uscito il nuovo libro di Fareed Zakaria, giornalista di punta della Cnn e columnist del Washington Post. Il libro, che si intitola “Age of Revolutions: Progress and Backlash from 1600 to the Present”, descrive nel dettaglio gli sconvolgimenti passati e presenti (nella politica, nell’economia, nella tecnologia e nella cultura) che stanno dando forma al nostro mondo.
Non è certo la prima volta che siamo alle prese con grandi rivoluzioni. Gli esseri umani hanno vissuto e prosperato attraverso numerose epoche e movimenti che hanno scosso le norme plasmando il mondo moderno. Tre di questi periodi, scrive Fareed Zakaria, possono aiutarci a comprendere il nostro mondo: in primo luogo l’affascinante serie di trasformazioni che, nei Paesi Bassi del XVII secolo, resero quella minuscola terra la più ricca del mondo e crearono la politica come la conosciamo oggi; successivamente, la Rivoluzione francese, un’era esplosiva che divorò i suoi figli e lasciò un’eredità sanguinosa che ci perseguita ancora oggi; infine, la madre di tutte le rivoluzioni, la Rivoluzione Industriale, che catapultò la Gran Bretagna e gli Stati Uniti al dominio globale e creò il mondo moderno.
Anche il nostro è un periodo rivoluzionario, contrassegnato inevitabilmente dalla collera populista, da fratture ideologiche, shock economici e tecnologici, guerre e un sistema internazionale pieno di rischi catastrofici. Siamo al centro di quattro rivolgimenti che hanno a che fare con la globalizzazione, la tecnologia, l’identità e la geopolitica. Nonostante tutti i loro indubbi vantaggi, la globalizzazione e le rivoluzioni tecnologiche hanno prodotto profondi sconvolgimenti e un’ansia pervasiva circa la nostra identità, diventata il campo di battaglia della politica polarizzata del ventunesimo secolo. Tutto ciò si svolge sullo sfondo di una rivoluzione geopolitica grande quanto quella che catapultò gli Stati Uniti al potere mondiale alla fine del XIX secolo. Ora, infatti, stiamo entrando in un mondo in cui gli Stati Uniti non sono più la potenza dominante.
L’altro ieri, il Washington Post ha pubblicato un estratto che presenta la tesi principale del libro (👉 https://www.washingtonpost.com/…/zakaria-age-of…/).
“Viviamo in un’epoca contrassegnata dalla violenta reazione a tre decenni di rivoluzioni in ambiti diversi”, scrive Zakaria. “Dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, il mondo ha assistito alla liberalizzazione dei mercati, alla democratizzazione della politica e all’esplosione delle tecnologie informatiche. Ognuna di queste tendenze sembrava rafforzare l’altra, creando un mondo complessivamente più aperto, dinamico e interconnesso. A molti americani, queste forze apparivano naturali e in grado di auto-sostenersi. Ma non lo erano. Le idee che si diffusero in tutto il mondo durante quest’era di apertura erano idee americane, o almeno occidentali, sostenute dal potere degli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni, quando quel potere ha cominciato a essere contestato, queste tendenze hanno cominciato a fare marcia indietro. In questi giorni, in tutto il mondo la politica è tormentata dall’ansia, una reazione culturale ad anni di accelerazione”.
Gran parte di questa reazione è venuta da due potenze revisioniste: Russia e Cina sono risorte e sfidano il sistema internazionale dominato dagli Stati Uniti. Una parte di questo contraccolpo proviene dal populismo, poiché sia i valori sociali tradizionali che i governi autoritari si sono presentati come alternative confortanti all’incertezza delle libertà liberali e di un’economia globalizzata.
Cosa devono fare gli Stati Uniti riguardo a questa violenta reazione che mette in discussione non solo il potere globale ma anche i valori costituzionali dell’America? Da parte loro, gli Stati Uniti devono “agire con un orizzonte storico e ricordare la lezione principale del secolo scorso”, sostiene Fareed Zakaria: “Un sistema internazionale in cui l’attore più potente si ritira nell’isolamento e nel protezionismo sarà caratterizzato dall’aggressione e dall’illiberalismo, mentre un sistema con una superpotenza impegnata e partecipe può salvaguardare la pace e il liberalismo”. Ovviamente, vale anche per noi. Da leggere.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.