La 'shadow war' tra Israele e Iran - Fondazione PER
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La ‘shadow war’ tra Israele e Iran

di Alessandro Maran

 

La “shadow war”, la guerra non dichiarata in corso da tempo tra Israele e Iran, potrebbe essere appena emersa alla luce e, ovviamente, sono in molti a chiedersi se l’inasprimento del conflitto sia destinato a sfociare in una grande guerra in Medio Oriente.
L’Iran e la Siria hanno accusato Israele per l’attacco a un edificio consolare iraniano a Damasco che lunedì ha ucciso sette funzionari del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC). L’esercito israeliano ha rifiutato di fare commenti sull’accaduto. Tuttavia, un portavoce militare ha detto alla CNN che Israele ritiene che l’edificio iraniano colpito nell’attacco sia un “edificio militare delle forze Quds” dell’IRGC e non un consolato. “Secondo la nostra intelligence, questo non è un consolato e non è un’ambasciata. Ripeto, questo non è un consolato e non è un’ambasciata. Questo è un edificio militare delle forze Quds mascherato da edificio civile a Damasco”, ha detto il portavoce delle forze di difesa israeliane, contrammiraglio, Daniel Hagari, a Jim Sciutto della CNN. Inoltre, quando gli è stato chiesto se Israele fosse coinvolto nell’attacco, Hagari ha risposto: “Non commenterò quell’attacco ma voglio dirvi che negli ultimi sei mesi l’Iran sta provocando un’escalation in questa regione (…) L’Iran è l’attore principale che commette atrocità in questa regione utilizzando i proxies in Libano, Siria, Iraq, Yemen”, ha detto Hagari. “Anche questa mattina, un UAV iraniano [veicolo aereo senza pilota] ha colpito una base israeliana a Eilat”, ha affermato Hagari. “L’Iran è un attore che provoca l’escalation” (https://edition.cnn.com/…/iran-syrian…/index.html?).
Tra le persone uccise c’era il generale iraniano Mohammad Reza Zahedi, “che si dice fosse responsabile delle relazioni militari dell’Iran con la Siria e il Libano”, osserva Steven Erlanger del New York Times. Il suo omicidio “è ampiamente considerato il più importante assassinio di un leader iraniano da anni”, dall’assassinio da parte degli Stati Uniti del comandante della Forza Quds, generale Qassem Soleimani, nel 2020. Erlanger considera la morte di Zahedi come un colpo da maestro politico del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha dovuto affrontare notevoli proteste interne durante il fine settimana (https://www.nytimes.com/…/iran-israel-damascus-strike.html).
La cosiddetta “guerra ombra” tra Israele e Iran cova tuttavia da anni, come ha spiegato Dalia Dassa Kaye in un articolo su Foreign Affairs del mese di febbraio, con attacchi dei proxy iraniani e attacchi israeliani contro obiettivi iraniani nella regione (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/israels-dangerous…). Come hanno scritto Gadi Eisenkot e Gabi Siboni per il Washington Institute for Near East Policy nel 2019 (https://www.washingtoninstitute.org/…/campaign-between…), negli ultimi anni Israele è diventato più attivo nel contrastare l’Iran, conducendo una “campaign between wars” – attacchi di basso livello contro obiettivi legati all’Iran, effettuati tra i conflitti più ampi di Israele con i suoi avversari regionali – per indebolire la forza dell’Iran, in particolare in Siria (https://www.jstor.org/stable/resrep24223.5?seq=1).
L’attacco a Damasco segna un’escalation nella “guerra ombra” per due ragioni, scrive Robbie Gramer di Foreign Policy (https://www.jstor.org/stable/resrep24223.5?seq=1): la rilevanza strategica di Zahedi e la possibilità che l’Iran possa considerarlo un attacco sul proprio territorio (una connotazione frequente delle strutture diplomatiche). Mentre l’Iran giura vendetta (https://edition.cnn.com/…/iran-response…/index.html?), Tamara Qiblawi della CNN sottolinea infatti che la regione è stata riportata sull’orlo di una guerra più ampia: uno spettro che preoccupa gli analisti dal 7 ottobre. L’attacco a Damasco “è l’ultimo di una recente serie di presunti attacchi israeliani in Siria che hanno preso di mira l’IRGC e il gruppo militante libanese Hezbollah sostenuto dall’Iran”, scrive Qiblawi. “L’incidente di lunedì (…) potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso” e innesca una risposta più aggressiva (https://edition.cnn.com/…/syria-iranian…/index.html?).
“Il fronte da tenere d’occhio”, scrive la redazione di The Wall Street Journal, “è ora il nord di Israele, dove l’Iran potrebbe ordinare a Hezbollah di rispondere con alcuni dei suoi 200.000 razzi e altre munizioni, compresi i missili balistici. Anche altri proxies potrebbero intensificare la lotta contro Israele e gli Stati Uniti” (https://www.wsj.com/…/israel-strike-syria-iran-mohammad…). Israele ha scambiato colpi di artiglieria con Hezbollah attraverso il confine israelo-libanese subito dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre; all’inizio di novembre, infatti, una corrispondenza di Rania Abouzeid del New Yorkerr aveva già dettagliato l’infiammabilità di quel fronte (https://www.newyorker.com/…/the-escalating-violence…). È un mondo difficile, si sa.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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