La trincea contro la Russia - Fondazione PER
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La trincea contro la Russia

di Alessandro Maran

 

🇺🇦 Un titolo del Wall Street Journal all’inizio del mese illustra l’attuale fase della guerra di Kiev con la Russia: “scavare, scavare, scavare”, come nelle trincee, per difendersi (https://www.wsj.com/…/ukraine-enters-new-phase-of-war…).
Diversi osservatori si attendono infatti che nei prossimi mesi la Russia lanci una nuova offensiva in Ucraina. “Mentre la primavera volge all’estate”, scrive questa settimana The Economist, “il timore è che la Russia sferri una nuova grande offensiva, come ha fatto l’anno scorso. E la capacità dell’Ucraina di tenerla a bada ora è molto meno sicura di allora. Ecco perché è urgente mobilitare più truppe e costruire difese di prima linea più robuste”. Una primavera fangosa rende difficili gli spostamenti delle truppe, scrive la rivista, ma dopo il rischio aumenterà (https://www.economist.com/…/russia-is-gearing-up-for-a…). “Il blocco del pacchetto di sostegno militare da 61 miliardi di dollari dell’amministrazione Biden da parte dei repubblicani pro-Donald Trump al Congresso ha avuto conseguenze dirette”, scrive altrove la rivista (https://www.economist.com/…/ukraine-is-in-a-race…). Lo stesso vale per l’incapacità dell’Unione Europea di consegnare il milione di proiettili promesso all’Ucraina entro marzo. Anche Kiev ha delle responsabilità, scrive l’Economist: avrebbe potuto muoversi più velocemente per rafforzare le sue linee del fronte e deve decidere una politica riguardante la nuova coscrizione per reintegrare gli uomini.
Alla luce di queste circostanze, la discussione sulle necessità dell’Ucraina si è intensificata. Di cosa ha bisogno l’Ucraina dalla NATO? Su Project Syndicate, Harold James invita i leader europei (e statunitensi) a agire insieme, rilevando la riluttanza a fornire più armi e a lungo raggio: “I politici negli anni ’30 almeno avevano una buona scusa per la loro debolezza. I loro paesi erano esausti e impoveriti a causa della Grande Depressione, e molti di loro ricordavano vividamente gli spaventosi sacrifici e le perdite della Prima Guerra Mondiale. Gli isolazionisti di oggi non hanno un quadro di riferimento simile” (https://www.project-syndicate.org/…/europe-urgently…). In un editoriale del Wall Street Journal, Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, invita invece gli Stati Uniti (e i loro alleati produttori di petrolio) a pompare più greggio, inondare di prodotti i mercati petroliferi globali, indebolire i prezzi e quindi diminuire i proventi petroliferi della Russia (https://www.wsj.com/…/the-oil-weapon-against-moscow…).
In un articolo su Foreign Affairs, Ivo Daalder e Karen Donfried cercano di rispondere alla domanda in modo olistico. Sostengono sia necessario consegnare armi occidentali più avanzate, bisogna che la NATO prenda le redini per coordinare l’assistenza occidentale a Kiev e serva anche un percorso chiaro (idealmente offerto al vertice NATO di quest’estate a Washington) per l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Quando finiranno i combattimenti con la Russia, sostengono, le disposizioni dell’articolo 5 sulla difesa collettiva della NATO potrebbero applicarsi alle aree dell’Ucraina controllate da Kiev. “Il giorno in cui l’Ucraina aderirà formalmente alla NATO sarà la sconfitta strategica definitiva della Russia – e l’Ucraina e tutta l’Europa saranno più al sicuro”, concludono (https://www.foreignaffairs.com/…/what-ukraine-needs-nato).
Sul punto torna oggi anche Vittorio Emanuele Parsi, che su Il Foglio, scrive che il Cremlino non si può permettere un conflitto allargato e che le sue minacce servono a dividere e seminare discordia tra le leadership occidentali: “Se ci mostriamo determinati e agiamo con fermezza, non abbiamo nulla da temere e la “forza” della Russia si riduce di conseguenza. Se, viceversa, ci facciamo avviluppare dalla retorica della Terza guerra mondiale e dalla paura che induce, allora facciamo della Russia una potenza incontrastabile. Soddisfare la fame della belva con qualche boccone di Ucraina non farà altro che alimentarne l’aggressività e rinforzarne la convinzione che possa ottenere molto altro con la reiterazione della minaccia. Successe così nel 1938 (prima i Sudeti, poi l’intera Cecoslovacchia, quindi la Polonia…), succederebbe così anche oggi” (https://www.ilfoglio.it/…/le-basi-degli-f-16-putin-e…/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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